Vorrei noleggiare il Capitano De Falco come papà
Non che il mio non sia andato bene, o non vada bene, sia chiaro. È che sentendolo parlare mi sono sentito di nuovo un adolescente: un adolescente sereno.
Sapete cosa fanno gli adulti di mestiere? Si confrontano con la realtà, la domano. Non predicono il futuro, anche se talvolta sembra, si limitano a gestire il presente. Gli adolescenti conoscono due aspetti della vita: l'incazzo proprio, e l'incazzo altrui. Il loro li spinge a fare un sacco di cose spontanee e nel caso pestassero una cacca, si levano la scarpa e la lasciano lì, arriveranno altre scarpe migliori, più nuove, senza cacca. Quello degli altri di solito si manifesta contro di loro, quando vengono sonoramente sgridati per aver abbandonato le scarpe lì, a un metro dalla cacca attorno alla quale più che metaforicamente gira tutto un mondo intero di quelle che, al secolo, passarono con il nome di Responsabilità.
Ho ascoltato le telefonate intercorse tra il capitano della nave da crociera Concordia e la Capitaneria di porto nella notte del naufragio e ne ho tratto due distinti seppure compatibili pensieri.
Innanzitutto, dicevo, mi sono sentito di nuovo adolescente. Capace di rilassarmi per un secondo perché c'è qualcuno di più preparato di me, di più valido di me, più onorevole, più serio, più distinto e uomo e adulto al quale posso affidarmi. Affidarmi completamente in qualunque di quei momenti in cui un adolescente altro non può che girarsi dall'altra parte e scappare perché tutto quanto è troppo grande. Ingestibile. Indomabile.
Ed è sintomatico considerare quanto mi sia sentito eccitato quando ho sentito parlare De Falco. Eccitato dal temperamento, la consapevolezza, il rigore. Eccitato dalla piacevole sensazione di affidamento che potevo esercitare nei suoi confronti. Perché è un sacco di anni che molti insieme a me hanno patito questa condizione di essere figli di nessuno; bravissimi in certe cose, ovviamente meno preparati su parecchie altre ma senza un vero e proprio eroe cui guardare.
Badate bene che in italiano "eroe" si porta dietro troppa storia, leggetelo un po' più all'anglosassone, dove sono eroi alcuni professori di liceo, semplici papà e mamme, pompieri, medici. Insomma gente normale alla quale guardare, spesso affidarsi.
Secondariamente, ma non per importanza, forse quasi sicuramente di riflesso, consideravo quanto invece siamo in mano a gente che non è «cattiva» ma che semplicemente s'arrabatta. Vorrei dire una cosa a nome di tantissimi: siamo davvero stanchi di stare in prima linea, abbiamo bisogno di un capitano, uno che è da piangere quando lo senti così teso in tutta la sua lucida visione globale della complessità della vita. Della gestione della crisi.
Uno a cui non sarà piaciuto per niente dire determinate cose; uno che immaginiamo non passi le giornate a pensare di fare il culo blu agli inetti e che però ne è capace, quando è il momento di.
Ascoltatelo quando fa goal in tre passaggi: «lei non deve fare altre considerazioni, vada a bordo, è un ordine. Lei ha dichiarato l'abbandono nave, adesso comando io» Ascoltate le parole del capitano De Falco, perché fanno bene al cuore. Perché se vi interessa sapere se questa nazione avrà un futuro o meno, potrete sperare di sì, se e solo se ci sono più De Falco e molti meno improvvisati adolescenti che si pesano le palle ogni mattina, scoprendo di non averne un etto, qualora servissero.

