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Un cambio di costumi

Questo blog ha visto momenti migliori. Tecnologicamente... ma anche dal punto di vista della voglia e del tempo del suo autore. In questi ultimi due mesi è stato più un caso di tempo, la voglia ci sarebbe anche stata: non gasatevi, vi odio e mal sopporto quanto prima. Ma siamo tornati, ho trovato un momento per capire che cavolo c'avesse da rompere le balle MovableType (hey, ma sei ancora su movable type, ma giura? sì, sono ancora su movable type -poi oramai tutti quanti sapete che mi occupo anche di altro).

Bene, è successa un sacco di roba nel frattempo. Tipo che il governo si Berlusconi si è frantumato al cospetto delle menzogne che andava da anni a raccontare alla gente. Poi c'è un serio rischio che l'Europa faccia altrettanto, o che se ne crei una che finalmente prenda in più seria considerazione le nazioni meritevoli e tenga un po' in quarantena le altre. Quelle che ad esempio le fregano i soldi per un decennio e poi muoiono quando fai loro tana: la Grecia e il Portogallo.

L'Italia è tra le too big fail e come oramai ci siamo sentiti dire più di una volta, al tempo stesso anche too big to bail, il che dovrebbe garantirci almeno altri dieci anni di purgatorio, nella migliore delle ipotesi. Io fra dieci anni ne compirò 45 e possiamo dire che l'esperienza sarà finita. Voi fate i vostri conti e decidete serenamente se questo Stato vi abbia in effetti rovinato la vita oppure no.

Detto questo, un piccolo riassunto: i farmacisti non vogliono che le para-farmacie (usando un farmacista) si mettano a vendere medicinali da banco; i tassisti fanno uno sciopero preventivo e bloccano le città minacciando di percosse i propri colleghi; il capitano di una nave sembra essere il primo responsabile di una tragedia tremenda che riporta sulle prime pagine dei quotidiani parole che appartengono ad un altro secolo quali: naufragio, ammutinamento, scialuppe; la perfida Albione sembra essere per l'appunto perfida ma noi qui l'amiamo incondizionatamente comunque; non c'è stato l'inverno ma una perpetua tenue primavera, e lo sanno tutti ma siccome da tre giorni c'è una temperatura intorno allo zero si sono aperte le danze dei lamenti. Boh, saranno accadute un sacco di altre cose ma non mi ricordo.

Il punto è: c'è bisogno che cambino i costumi delle persone. Ci sono famiglie con tre autovetture che piangono centesimi e gridano "alle banche"; lavoratori con pretese francamente un po' sui generis che passano come diritti inalienabili, e poi c'è Milano e l'Area C.

L'Area C è una cosa pensata dal sindaco Giuliano Pisapia che in parecchi hanno sperato di vedere realizzata. È perfetta? No, non lo è, è perfettibile come quasi tutte le cose che vengono pensate dagli esseri umani cui riconosciamo un po' di onestà intellettuale. Mi sono iscritto al gruppo Area C su Facebook, ho passato a leggere e rispondere qualche ora del mio tempo e mi sono disiscritto. Diagnosi: la gente fa schifo, come al solito. Naturalmente la complessità che si porta dietro Area C non è questione dirimibile al bar o con un sacco di "avrebbero dovuto fare invece", trattasi per l'appunto di enormi complessità e le ragioni, quando spiegate cum grano salis, vanno riconosciute da entrambe le parti.

Restano un paio di cose da chiarire, le penso fortemente e ne sono davvero convinto, più che altro sono sufficientemente convinto della loro (il più possibile) universale veridicità.

La prima è che meno traffico è meglio di più traffico. E questo vale sia per le persone che hanno da subito supportato l'idea che per coloro che invece l'hanno osteggiata, più o meno a ragion veduta. Se tutti quanti, però, ancora, parlano di inquinamento per consolidare i propri argomenti, qualche cosa non ha funzionato nella comunicazione: perché la “congestion charge” -tipicamente- eredita una migliore condizione ambientale ma nasce per decongestionare il traffico, e lo fa perché il suo scopo primario è quello di liberare le strade per i mezzi pubblici. Credo vada spiegato di più e meglio.

La seconda cosa è che non esiste il diritto a possedere un'autovettura, né ad utilizzarla nemmeno se è già stato pagato il bollo di circolazione; così come non esiste il diritto di andare in giro per la strada a cavallo di una mucca, anche se ho tutti i permessi in regola per averla, la mucca. Ci sono delle cose che per il bene della collettività, nel tempo, possono cambiare: oggi sta cambiando radicalmente il concetto di possesso, uso e consumo delle vetture. Che è una cosa difficile in un paese che ha incentrato un'intera economia sulla costruzione di automobili e il loro indotto, questo lo si capisce, ma una volta che lo si è capito molto probabilmente s'è comunque deciso che bisognasse cambiare. Cambiare, lo dice anche il Capitan Findus, fa bene. E fa bene soprattutto in virtù del fatto che a) nessuno si sia preso il disturbo di presentare nelle sedi opportune, in sette mesi, un progetto (adeguatamente corredato di tutto quello che serve per essere preso in considerazione) alternativo; e b) perché amiamo ricordare che le amministrazioni cittadine, come ogni altro tipo di amministrazione, hanno il compito di amministrare e non di andare alla ricerca del bene ultimo dell'individuo nel suo essere unico ma nel suo essere collettività; nessuno, stante ciò che avete appena letto e che è da qualche secolo inconfutabile, dà o ha dato per scontato che non ci sarebbero stati cittadini di parecchio scontenti, è che probabilmente la valutazione finale ha sancito che per il bene comune quelle decisioni andavano prese. Alle volte serve avere molto coraggio per fare ciò che è giusto.

La terza ed ultima cosa che voglio chiarire è che la partecipazione alla vita comunale è aperta a tutti. Nel senso che a nessuno è precluso di lavorare in prima persona per cambiare le cose; cominciare a chiarire cosa sia giusto e cosa no secondo una linea di principi forti, condivisi. Magari candidarsi, ottenere i voti, e anche la vittoria. E poi mettere in atto le proprie politiche. Perché di questo si tratta, di politiche. Ed è infantile quanto vergognoso che in così pochi si rendano conto che è finito quel momento di ovattato imbrunire berlusconiano in cui si cristallizzavano come perfetti concetti a dir poco naïf, tipo quello che dice che per fare qualunque cosa tu debba chiedere permesso, e sapere cosa ne pensano tutti quanti. Le persone non cascano dal cielo, Area C è un progetto complicato, complesso e sicuramente perfettibile che non mira a volere il male di nessuno, né per certo è in alcun modo vessatorio, stante che non troviamo davvero nessun diritto a cui appellarsi, se non quello un po' fanciullesco che dice «ho comprato la macchina e adesso non me la fate usare» esatto, il prossimo?

Le persone hanno idee, e le spiegano, e si candidano, e vincono e poi esercitano il potere anche e soprattutto senza chiederti cosa ne pensi ogni due ore, perché l'accettazione dell'esercizio del potere è implicita nella vestizione stessa post vittoria elettorale: questa è la sbandierata democrazia alla quale si ricorre ogni venti secondi indicandola come travolta e sovvertita se non si fa e non si pensa nel mondo soltanto ciò che ad unico ed esclusivo nostro uso e consumo risulta perfetto anche se la collettività non ne guadagna un solo grammo.

La democrazia è innanzitutto riuscire ad immaginare che a parti invertite non c'è dolo. Poi vuol dire imparare a fare un passo indietro all'occorrenza, perché in molti altri possano farne un paio in avanti. Ma soprattutto, visto che è così di moda etichettare dei più assurdi ideologismi le persone per il solo amore di polarizzazione e conflitto, democrazia significa pensarsi molti. Pensarsi complessi. Pensarsi sani, onesti.

Condividere le definizioni, è democrazia.
We have got an awfully long way to go.

Martedì, 17 Gen. 2012
tag: Giuliano Pisapia [10], Italia [265], Milano [88], Politica [205], Silvio Berlusconi [136]
11:28

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