Tra un anno passerà (io non mi sto preparando, è questa la novità)
Non c'ho mica più voglia di scrivere qui sopra, lo dico finalmente. Non ce la faccio per varie ragioni: sicuramente perché ho progetti paralleli migliori, un po' di depressione latente che non vedo perché non citare, per certo parecchia delusione. E la più grande delusione e certezza che ho siete voi. Anni fa pensavo di esagerare, oggi sono abbastanza sicuro non solo di quanto avessi ragione allora ma soprattuto di quanta ed altrettanta ne ho in tasca in questi giorni. Siete davvero gentaglia.
Siete un popolo di bifolchi truffatori che si nasconde dietro agli indici di pochi grandi. Siete un popolo che non cambierà mai, che si muove solo all'ultimo momento utile e comunque sempre mugugnando, mai cercando di capire. Un popolo che non dà voce a quei pochi che potrebbero ma al contrario toglie loro ogni microfono e attizza le bestialità più basse, più semplici. Un popolo che guarda tiepido alla modernità sempre alla ricerca di quando "ai miei tempi". Ai tuoi tempi si moriva in guerra, o per la strada negli attentati o per mano della mafia o tu stesso hai fregato a questa nazione milioni, miliardi, serenità e cultura. Che vuoi oggi? Tu e i tuoi tempi, che ci assillate, paralizzate e stuprate, che cazzo vuoi tu, adesso? Ma perché non sei morto, ancora?
Un popolo che abita una nazione disperata che non è in grado di percepirsi parte di una complessità; incapace di creare zero: vi vedo con le mani sporche di creta e colori, sempre gli stessi, sempre uguali. Mi passate davanti e trovate modo di proporvi perché "nuovi" e "di cambiamento". Non fate una cosa "nuova" da mai. Non una sola statua nuova, non una solo dipinto nuovo eppure a sentir voi le mani sporche ce le avete da sempre. Una nazione dedita al restauro dei "suoi tempi". Cent'anni che parla di coesione e ci odiamo. Odiamo. Avessimo almeno la dignità di dircelo in faccia. Ma no, è tutto sempre baracconata. Spettacolo, ampolle, imbecilli che perdono la bava vestiti di verde, sangennari, barchètte, fabrrichètte, veneti e romani che sono una specie a parte, padripii, belin non ti sto a dire che ne avrei, e regioni sostanzialmente sconosciute. Un paio di isole che chiamo il resto "continente", e mi chiedo cos'altro ci stiamo chiedendo di capire, e poi c'è Brescia.
Gli strati sociali sono quelli del secolo scorso, ma in buona parte c'è stata una forte ondata di arricchimento che e ha scardinato un tessuto sostanzialmente contadino e operaio che non era e non è in grado di trovare la sua posizione all'interno di un mondo che si sposta prepotentemente sul versante del terziario. La ricchezza è una colpa, la colpa è bene perché lo dice dio e il Papa, scopare non se ne parla.
Quindi il punto è sempre lo stesso, oggi stiamo sostanzialmente crollando e non è colpa di nessuno ma soprattutto non si deve fare niente, non si può fare niente per mettere a posto le cose. Devono cambiare da sole, migliorare, stupirci, la cosa più simile che c'è, anche se finta e baraccona, all'intervento divino. Purché nessuno osi rompere il cazzo ai tassisti, ci sembra d'aver capito.
Purché non si possa liberalizzare il lavoro, purché resti l'immobilismo sociale di quello che nasce soldato e muore soldato, contadino e prete, come nel maledetto milletrecento, ma almeno ci possiamo lamentare.
Voi, tutti voi, vi state rovinando l'esistenza e la rovinate agli altri e a me. Possiate avere un 2012 di merda. Pieno di merda. Possiate morire di stenti, con il vostro salario minimo, comprando aspirine a un milione di lire nelle farmacie vaticane, dimostrando per mese che siete persone per muovervi fuori dal vostro isolato, altro che europa, che non vi diano più manco una carta punti fidaty, pagando irpef per tutti i vostri vicini di casa, succhiando le stimmate di quel porco truffatore furibondo pugliese. E nel fare tutto ciò possiate ricordarvi sempre e solo che l'Italia è un paese meraviglioso. Il bel paese meraviglioso che vi meritate.
Fate schifo, è questo il punto. Non come salvarvi, ma perché.

