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In line (dio t'assista)

Vorrei dare qualche risposta, del tutto personale certo, ma penso condivisibile dai più, a quanto scrive Nico, come si presenta, “un tassista di Milano".

Pronti? Via.

«Intanto ringrazio tutti, anche quelli che hanno fatto i commenti più “cattivi”. Non nego che mi abbia dato molto fastidio vedere quanta rabbia ci sia nei nostri confronti. Come se non fossimo lavoratori come tutti gli altri»
Non lo siete, Nico. Ma prima di approfondire andrebbe deciso cosa sono "tutti gli altri", la maggioranza? Perché se è una questione di maggioranza, allora non lo siete, per ché non avete un capo. Ad esempio. O perché non fate un colloquio.

«E invece lo siamo»
No, e non ho intenzione di parlare della ricevuta fiscale.

«Difendiamo il nostro lavoro, un lavoro che possono fare tutti.»
Ci rifletterei su questa cosa. Non vorrei eccedere in sarcasmo ma non siete una categoria di persone speciali che fanno lavori speciali, per intendersi: non tutti possono fare i neuro chirurghi, giusto? E invece quasi tutti possono fare i tassisti. Poi fai tu, Nico.

«Da questo punto di vista mi ha stupito in particolare l’insistenza, di alcuni, nel dire che per fare il tassista non c’è bisogno di studiare»
Diciamo le elementari, almeno. Poi il resto si può saltare in effetti. Non è un mia idea strampalata, è la realtà dei fatti: nel mondo i tassisti sono perlopiù stranieri, immigrati, alle volte nemmeno parlano la lingua, ma sanno guidare. Per tutto il resto c'è il TomTom.

«Che siamo un gruppo di ignoranti»
Non è vero in assoluto perché non si può sapere ma è vero che non fate nulla per dimostrare il contrario. I mezzi, i metodi che scegliete per protestare non vi fanno sembrare dei cervelloni. Ma è una vostra scelta e la rispettiamo, dopodiché ne traiamo conclusioni. Fate tutto da soli, se volete essere trattati da intelligenti, siate intelligenti.

«Intanto io non mi sento ignorante»
Questo è un problema tuo ti percezione e poi vale la stessa risposta di prima: a maggior ragione, comportati di conseguenza.

«E, poi, che cosa vuol dire? Che la protesta di un gruppo di lavoratori “ignoranti” vale di meno?»
Sì, vuol dire questo. Perché è probabile, verosimile, che abbiano minori mezzi intellettuali per comprendere come stanno le cose. Quindi si cerca di spiegarlo, e se ancora non capiscono, amen. Mentre cercate di difendere il vostro bene i vostri "antagonisti" cercano di migliorare quello comune... interrompimi quanto mi perdi.

«Ho anche pensato che chi è molto arrabbiato con noi forse un po’ ci invidia.»
Ah siamo lividi, guarda. Non solo continuo molto volentieri a stare nel mio ufficio, ma nemmeno vi invidio la disinvoltura fiscale. Io pago tutto quello che c'è da pagare, mi fa piacere.

«Invidiano in particolare la nostra libertà. Lavoriamo tanto, sessanta ore alla settimana, ma siamo liberi di gestire le nostre giornate, più di chi ne lavora quaranta»
Come sopra, no.

«E’ questo che vi fa arrabbiare?»
Se vuoi ti dico di sì, ma resta no. Ci fa arrabbiare che siate qualche decina di migliaia nel Paese e da anni lo teniate in scacco.

«Che i tassisti adesso diventino il principale problema italiano, mi sembra veramente troppo»
Ti sbagli, e questo è dovuto in parte al fatto che non ti senti ignorante, ma in realtà lo sei.

«Come mai, in questo periodo, del taglio degli stipendi dei parlamentari non parla più nessuno?»
Ne parlano in continuazione, ci sono certe cose più semplici da fare ed altre meno, la tua condizione ricade tra quelle più semplici.

«Secondo me stiamo diventando un capro espiatorio»
Può darsi, ma mi sa che più in generale non sai cosa sia il capro espiatorio. A beneficio di tutti, il capro espiatorio non aveva fatto nulla di male e veniva immolato per placare l'ira degli dei. Pescando nel mucchio sono abbastanza sicuro che qualche cosa abbiate fatto. Ad esempio minacciare di percosse i vostri colleghi, interruzione di servizio pubblico, senza contare il dolo che vi si potrebbe accollare per tutti i danni, i ritardi e i costi delle vostre proteste cieche, negli anni.

«Capisco»
Non sembra.

«C’è tanta rabbia in giro, anche io sono arrabbiato, ma che ci si concentri così tanto sui taxi è fuori luogo»
Ah sì? Stavamo discutendo di cosa di preciso? Di esportazione di tè dalle colonie o di economia Italiana, lavoro e manovre che a regime vogliono rilanciare entrambi?

«Io a passare per ricco ed evasore non ci sto»
Parlane con i tuoi con i quali hai deciso di corporarti. Delle due l'una: o mettete in piedi una corporazione e vi si pensa come un gruppo i componenti del quale ereditano pregi e difetti, oppure vi muovete singolarmente e nei tempi e nei modi cercheremo di capire il singolo caso. Che è quello che succede a me, ad esempio, che mi capitano cose facili e difficili tutto il giorno e non vado a chiederne conto al resto della nazione.

«Guadagno il giusto, tanto per potermi pagare la licenza con un mutuo di quindici anni»
Giusto è un concetto soggettivo. Mutuo e licenza sono cose tue, anche io ho le mie spese, tu le conosci? Chiediti perché.


«Se, da lavoratore dipendente, lavorassi sessanta ore a settimana, con gli straordinari guadagnerei di più di quanto non mi succeda adesso con il taxi»
Sei al corrente, Nico, che in molte aziende non ci sono gli straordinari e/o sono stati forfaittizzati? Te lo dico io. Ma al netto di questo, nessuno ti impedisce di andare a lavorare da dipendente o ti obbliga a fare il tassista, no? Se vedi più opportunità in un altro settore cambia. Cosa vuoi da noi. Io ho cambiato lavoro quattro volte, ti ho mai chiesto mille lire?

«Venendo alle tariffe. Non le imponiamo noi, ma il Comune. Dopo, ovviamente, una trattativa con le nostre organizzazioni sindacali.»
Ovviamente il cazzo. Quindi non sono imposte ma concordate. Glissiamo sull'ignoranza, ancora dieci minuti.

«Io penso che in questo momento nessuno abbia più un euro da tirare fuori, che la ruota sia ferma per tutti. E quindi comprendo che il prezzo del taxi faccia arrabbiare.»
Comprendi a vanvera, fa arrabbiare prenotare un'auto scendere da casa puntali e vedere il tassametro avanti di sette euro perché siete arrivati prima: chi se ne frega, il tassametro parte da quando io ho prenotato. Fa arrabbiare che siate una categoria che non ha il dovere di dichiarare allo stato quanto guadagna. Che facciate finta di aver il POS rotto per non permettere che vi paghino con le carte, che la tariffa notturna parta alle otto di sera... davvero, Nico, porta a casa la dignità.

«Ma non è che il taxi sia caro in sé, quanto che, in generale, tutti guadagnano troppo poco»
Il paese vive al di sopra delle sue possibilità, se volevi fare una sintesi ci sei andato vicino. Poi il taxi è caro perché siete pochi e potete concordare con i comuni le tariffe, forti di una domanda elevata e offerta limitata (condizione che cercate di preservare). Questa è l'occasione in cui stiamo cercando di aumentare l'offerta, come viene spiegato nel primo quarto d'ora di Economia 1, in ogni classe, la curva della domanda è esattamente rappresentata dall'incrocio delle coordinate di prezzo e quantità. Poi c'è un'altra cosa che si chiama downward-sloping che chiarisce un sacco di altra roba ma temo che sia in conflitto con “intanto io non mi sento ignorante”

«Ho visto che molti di voi hanno fornito dati, lo faccio anche io e vi rimando a Eurotest taxi 2011. In quella ricerca, a proposito di qualità del servizio, si dice, tra l’altro, che Milano è prima in Italia e quarta tra le città europee.»
Scusa Nico ma questo cosa c'entra? Stiamo parlando della condizione monopolistica dei taxi sul territorio italiano e di come far sì che questo mestiere cambi per rilanciare un settore economico importante anche da un punto di vista sociale, non se la gente è contenta o meno. Quello è ciò che segue.

«Penso che la nostra lotta sarà lunga.»
Penso proprio di no.

«Ma resteremo compatti. Preferisco tenere duro adesso, magari chiedere un prestito, ma salvaguardare i diritti che abbiamo costruito.»
Fai come credi, basta che poi, quando si dovesse rivelare una strategia fallimentare, tu non venga a chiederne conto alla collettività. Stai scegliendo di fare una cosa anziché un'altra. Io ad esempio, oggi, un prestito (un altro, visto che hai già un mutuo) non lo chiederei. Perché quando si dice "vivere al di sopra delle proprie possibilità" si intende questo. Ma ribadisco: fai tu. Ma la responsabilità è tua, ricordatelo. Non mia, non del comune, non delle belle anime. Tua.

«E voi, “lavoratori onesti”, se domani vi dovessero togliere l’articolo 18, non vi mettereste a protestare?»
No, è questo il punto.

Martedì, 24 Gen. 2012
tag: Italia [267], Liberalizzazioni [1], Taxi [6]
10:51

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