Prendere una posizione (you can't handle the truth /2)
Bon, ci ho pensato un bel po' e adesso mi sono deciso. Ho capito cosa ne penso di WikiLeaks. E ne penso parecchio male. Il colpo finale l'ha dato l'intervista al suo fondatore, Julian Assange, letta su Internazionale. Trattasi di un paranoico, supponente e antipatico ma questo è il meno, anche io sono un paranoico, supponente e antipatico.
Quindi il punto è questo, ed è del tutto personale: quest'uomo sta facendo del bene al giornalismo? Può anche darsi, ma mi riguarda fino ad un certo punto. Sta invece facendo del bene all'umanità? No. Secondo me proprio no.
Io non credo nella verità, se credessi nella verità andrei in giro a cercarla, vagolando di Chiesa in Chiesa. Io sto con la realtà. E quel che è reale non è necessariamente vero, ma funziona meglio. E quel meglio controlla la società per come oggi la conosco, e stante che è in tutto e per tutto perfettibile, a me, comunque sia, piace abbastanza questa società qui, costituita di questa realtà qui. E potenzialmente la difendo, finché è difendibile.
Assange sta al mondo come qualche mio stupido conoscente sta a me quando interloquisce con quelle frasi adolescenziali che finiscono con "io dico sempre quello che penso, se ti sta bene, bene, altrimenti affari tuoi". E bravo idiota, sarebbe meglio trovare una tregua con la società e fare proprio uno strabiliante concetto dell'età adulta: l'opportunità.
Infatti tutto torna, Julian è una persona sostanzialmente equilibrata ma fortemente incazzata con il mondo e con l'autorità ed è suo diritto sacrosanto non doverne rendere conto a me. Quel che gli contesto è che la ricerca della verità, encomiabile, ha un che di accademico da cui non è gradito prescindere. Una volta trovata, l'eventuale verità, sarebbe da capire quanto e quando sia conveniente divulgarla e se sì, in che modo e a chi. Spiattellarla ai quattro venti ha solo il sapore di una ripicca da bambino arrabbiato, che il pallone è suo e se vuole lo buca, e se ti va bene, bene, altrimenti fatti tuoi.
E l'azione avrebbe anche un suo intrinseco senso di naturalezza, se fossimo nell'età del bronzo. Siccome, invece, viviamo in un mondo complesso e con questa complessità dobbiamo imparare a convivere, vorrei far notare che a calcio si gioca in 22 e tu gli hai bucato il pallone, che per carità era tuo e sicuramente avevi un sacco di ragioni, ma gli altri 21 si stavano divertendo e non ti è manco venuto in mente di sapere cosa ne pensassero di finirla lì, dieci a zero per te.
Responsabilità ed opportunità. Fare pace con la vita e cominciare a percepirsi parte di un sistema complesso il cui orizzonte tracima al di là di quello che pensi sia giusto. “Giusto” non esiste. Esistono centinaia di cose giuste che vanno messe insieme, e la parte difficile sta ben lì, amico.

