Abituarsi alle piccole cose
Ieri, o forse l'altro ieri, ho letto di sfuggita un commento di Berlusconi sulla questione che sta montando in Piemonte dopo che il TAR ha disposto una nuova conta dei voti. Il commento arrivava a stretto giro di agenzia saputo che il ricorso dell'attuale presidente del Piemonte Roberto Cota era stato respinto, lui si dice sereno e tranquillo. Il tribunale sostiene che quelle due liste, da lui presentate, sono state annullate perché “palesemente illegittime”. Non so di preciso cosa significhi quel “palesemente”. Immagino una cosa tipo "fatte dalla stessa mano e in modo maldestro” ecco, mi chiedessero cosa intendo io quando dico “palesemente”, intenderei così.
Leggo Berlusconi che commenta «la nuova conta non ribalti il risultato» e tiro dritto ad un'altra notizia. Poi leggo questo poi quello. Poi mi addormento, o qualche cosa di molto simile.
Ma ho recepito quel messaggio subliminale. E ci ho un po' ragionato su, in silenzio in questi giorni. Ecco quell'uomo a fatto questa cosa qui alla nostra nazione. L'ha resa completamente innocua. Morbida. Capace di assorbire qualsiasi cosa, anche la più stupida.
Ma pensateci un secondo. Il Presidente del Consiglio che commentando una questione come quella dice "che ricontino pure, purché il presidente resti Cota”. Ma cosa ricontano a fare, allora? Cioè è possibilissimo che Cota abbia comunque i numeri, ma per cos'altro ricontano se non per prenderne atto? Non è proprio quello il punto? Come si può permettergli di dire una cosa così inutile? Perché nessuno dice niente? Perché nessuno Gli dice niente?
E così facendo, sentenziando, contrappuntando la nostra vita di frasi a caso dette a sproposito di proposito, piano piano ci siamo abituati. Io stesso ho tirato dritto. Qui oramai chiunque può dire qualunque cosa. Per un po' ho cercato dietro le quinte tipo “lui fa così perché poi farà cosà e allora la P2”, no. È che è di Macherio. Conta balle perché è simpa. C'ha il sorriso di ceramica, ha un orizzonte che parte dal suo cazzo e finisce al suo cazzo. E ha distrutto il Paese, ma magari fosse stato un dittatore efferato avremmo avuto pure qualche cosa con cui incazzarci degnamente. Ecco, non c'è dignità in ciò che ci sta facendo passare.
La cosa più triste è questa, lui è il cattivo un po' simpa. È tutto talmente grottesco che non ci meritiamo nemmeno uno stronzo vero, solo quello della ACME, che ti passa sopra con la schiaccia sassi e tu fai un po' la sottiletta ma poi soffi nel pollice e ti rigonfi.
Chist'è o' paese do sole, e non ci meritiamo di incazzarci sul serio, rifletteteci un po'... chi è che ci fa incazzare più di tutti: i comici, che ci svelano le sue magagne con le loro routine, mica dibattiti, saggi, interventi in Parlamento, ci fanno uno spettacolo ed è normale perché il loro mestiere, noi ci dobbiamo incazzare -sì- ma sempre un po' con il sorriso. Perché quando ci parlano seriamente non capiamo. Qualcuno poi ti dice: “ma parla come mangi” perché non ha vocabolario e allora ha bisogno di Zelig se no non ti segue. E lui gli dà Zelig. Fa tutto. Fa se stesso e l'anti se stesso.
Ma me lo merito di vivere in questo momento così banale, così sciatto?
Ma perché proprio a me?


