Rendiamo grazie a Bortoli
Il nostro futuro è nelle mani di dio e non degli economisti. Dice il Papa. Che è un bel modo per ricominciare a dire pirlate come se piovesse per vedere l'effetto che fa. Vengo anch'io, no tu no.
Quindi, stando a Sua Santità, la questione delle borse che bruciano miliardi al secondo e nei fatti le speranze di milioni di persone su questo pianeta di avere qualche settimana decente non ha nulla di umano. È pura trascendenza. Non una cosa inventata dagli uomini, una semplice convenzione sulla quale si basa un sistema che regge l'intero mondo, no. Lì dentro -pure lì dentro- c'è Dio. E dove non c'è?
In realtà le cose non stanno così. Il Papa non ha detto questo. Ha detto qualche cosa di molto simile ma non esattamente questo. Cioè che è inutile andare in giro cercando gli stregoni che facciano magie e rincorrere l'idea che il solo mercato "giocato" nei palazzi di vetro sparsi per il mondo possa colmare il vuoto pneumatico che sta circondando le nostre vite, vero. Poi i titolisti del Corriere fanno il loro massacro e io mi arrabbio, ma non è sempre colpa del Papa.
La questione è: il suo è stato un messaggio di coerenza e sensibilizzazione. Di ricerca, perpetua, di spiritualità. Ma siamo sicuri di averne bisogno, in questo preciso istante? Non è che ci sono dei limiti anche al lavoro di un papa, ogni tanto? O meglio, non sarà che un papa possa fare l'Angelus che gli pare (ché l'utero è suo e se lo gestisce lui) ma magari non è il caso che IL PRIMO GIORNALE D'ITALIA ci faccia su una prima pagina online per tre giorni?
Non è un filo provocatorio che tra tutti i casini di cui devo occuparmi, ed altri ancor più di me e peggio di me, mi si parli sempre di pendoli e sangue sciolto e croci e 'sti cazzi? Ma un po' di rispetto anche per quelli come me, mai? Cosa costa sorvolare su un Angelus una volta tanto? Ma perché devo sempre leggere cosa dice il Papa, ma perché? C'è un giornale apposta "Quello che dice il Papa con i soldi degli italiani, pure di quelli che lo vorrebbero morto" se volessi, comprerò quel quotidiano lì. Ma perché santo cielo uno strumento di informazione come il Corriere della Sera mi deve dare in pasto di continuo questa pastella schizofrenica e baciapile? Non possiamo emanciparci un attimo?
Ma di cosa parliamo quando pronunciamo, scriviamo, la parola "laico"? Perché mi devi dire cosa ne pensi il Papa dei miei peli? O perché non fai mai un articolo in cui mi dici cosa ne pensi anche il rabbino di Roma? Ma dove sta la notizia, soprattutto.
Non sono Alice, e questo -ci siamo capiti- non è decisamente il Paese delle meraviglie, quindi da qualche parte una ragione c'è perché si trasformi tutto, sempre, nella petulante lista di volgari dettami religiosi di questo o quell'altro secolo. Quindi ditemelo, per piacere. Che vi costa? Simone, facciamo così perché ci pagano x a parola porporata, fine delle menate. E io dico, ok, belle merde. E poi riposo.

