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Ipocriti. Talvolta ignoranti. Alle volte nello stesso momento.

Voglio provare a fare un post stringato eppure spiegarmi, o comunque "senza parare i colpi".

Ieri sera ho visto un pezzo di Otto emmezzo, Riotta chiedeva ad un esterrefatto Diego Bianchi come sia accettabile che Google decida quali sono le fonti migliori per spiegare una notizia. La risposta credo sia implicita nel fatto stesso che Riotta sia ospite di Otto 1/2. Negroponte seduto lì a fianco di una Gruber che bacchettava "l'anarchia di internet", aveva una faccia vuota e mogia.

Questi sono i giornalisti vispi che invitano il miglior blogger d'Italia, a parimerito con Leonardo. Tu figurati gli altri.

Altri ancora soffiano sul fuoco delle leggi che vorrebbero proteggere il mercato televisivo, di fatto punendo chi caricasse su YouTube filmati o porzioni di filmato provenienti dalle emittenti italiane.

Se non fosse che sul Corriere online utilizzano i contenuti della rete esattamente al contrario di come vanno in giro chiedendo che accada. Due esempi su tutti. Ogni utente FaceBook, inscrivendosi, implicitamente concede ogni diritto delle immagini e audio e video che caricherà sulle proprie pagine alla società statunitense. In ogni gallery del quotidiano italiano ci sono almeno due o più fotografie prese da FaceBook. Con sotto scritto "da FaceBook". Sbagliato, non potevate utilizzarle. FaceBook non vi persegue ma voi non potreste.

Idem per Kiefer Sutherland che si presenta al Late Show di David Letterman in vestitino (bruttino) da ragazza perché ha perduto una scommessa. Il Corriere della Sera prende il video lo scarica da YouTube (contro le policies) lo mette sulle proprie pagine, ci aggiunge la pubblicità e ce lo "racconta".

Prima cosa: se non fosse per qualche utente e/o le stesse emittenti americane, quel filmato non lo troverebbero, e invece lo trovano ed è su YouTube.

Seconda cosa: quando si è capaci di intendere e di volere e soprattutto si è un po' responsabili è meglio cercare un modo per cambiare e ammodernare un modello di business piuttosto che limitare quello altrui in un moto di malcelato protezionismo.

Terzo, è incredibile come in Italia nessun sappia di cosa parla. Il povero Zoro sembrava imbarazzatissimo, dillo tu alla Gruber "ma che cazzo dici?", diglielo tu. Io avrei sorriso come ha fatto anche lui.

Quarto, non è che il Corriere prende un video da YouTube lo toglie da lì e lo mette sulle proprie pagine (così come con le immagini di Facebook e/o Flickr) e fa lo stesso. Corriere.it fa milioni di pagine al mese, più pagine fai più vendi pubblicità, più vendi adv più guadagni. Provocano un danno immenso e poi si fanno spalla per il pianto di Bondi, un ministro che ignora se non il 100 almeno il 98% di qualsivoglia cosa riguardi internet e nemmeno prova ad interessarsene prima di parlare a sproposito o far parlare qualcuno al posto suo; già che c'è, però, fa in modo che la SIAE possa beneficiare di una piccola tassa da applicare a qualsivoglia dispositivo possieda una memoria.

È probabile che in SIAE nessuno abbia chiesto nulla, ma se quanto vi ho appena riferito fosse accaduto per ricompensare un altro come lui (Bondi) (che nulla sa e nulla gli importa ma che ha il problema di sopravvivere per sempre su una zattera alla deriva) per nessun motivo se non il perpetrarsi della razza, onestamente, non mi stupirei.

Non sono capace di essere breve. Altrimenti mi chiederebbero opinioni tranchant tipo: internet? Meglio chiudere. Perché? Perché sì. L'importante non è argomentare quanto essere brevi. Tempus edax.

Venerdì, 15 Gen. 2010
tag: Bondi [2], Diego Bianchi [3], La7 [4], Lilly Gruber [2], Negroponte [1], Ottoemezzo [3], SIAE [1], Tv [5], YouTube [10], Zoro [8]
14:35

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