Chiamatela un po' come vi pare
A me sembra che il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, stia neppure troppo velatamente minacciando il Presidente della Camera dei Deputati, l'onorevole Gianfranco Fini. Ho pure il vago ricordo che le minacce siano punibili. Anche i paventati ricatti.
Detta così sembra che stia qui, ancora, a far quello che "il compagno Fini", e proprio no. Ma credo che l'attacco sia davvero incestuoso oltre che ignobile e se parliamo di giornalismo ritengo che una cosa è chiedere conto al Presidente del Consiglio se frequenti o meno minorenni e prostitute o favorisca voli di Stato, cioè quelli pagati con l'erario pubblico, ad amici, e dipendenti del figlio o del fratello, un altro è stare in poltrona con la pipa in mano "ricordando" a tutti che tal volta la pezza può essere peggio del buco, e che bisogna stare attenti perché tutti quanti hanno scheletri nell'armadio.
Ecco, credo sarebbe più dignitoso che il signor Feltri alzasse la cornetta del telefono e glielo dicesse a voce così che l'altro possa reagire e insieme capirsi e trovare un accordo, o uno scontro che, infine, sfoci magari anche pubblicamente.
Ma questo scambio di punzecchiature via editoriali è penoso. Senza contare che Feltri si ostina a chiamare per nome proprio una delle più alte cariche dello Stato e nel farlo, "richiamarlo nei ranghi, altrimenti è fuori dal PDL". E detto che mi viene da chiedermi chi l'abbia investito del potere di decidere chi stia dentro e chi fuori, anche (se non soprattutto) nei confronti di uno dei fondatori del PDL, il che -potenzialmente- dovrebbe instaurare quella regola intellettuale che la sua visione sia comunque meno parziale della tua che al nascendo PDL hai "semplicemente" aderito perché sospinto da una naturale declinazione di ciò che sei sempre stato, o forse di ciò che non sei mai riuscito ad essere, anche al netto della sferzata di stampo fascista (io avrei anche aggiunto un: "vero camerati?", almeno la faceva tutta), è proprio un linguaggio squallido e mafioso, piacione e tremendo per quel sapore agrodolce che sa assumere la politica quando si scontra con la pochezza di chi si illude di essere eterno.
Come scrive Yusuf (all'Occidente, Cat Stevens) "non importa chi tu sia, perché alla fine incontri sempre la medesima porta". Per lui è dio, per me è la morte. Il problema è quante cazzate riesci a fare prima di levarti dai coglioni.


