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Non c'ho un cazzo da dirvi

Come di consueto, del resto. Ma oggi c'è lo sciopero dei blogger, dio mio lo sciopero! E allora giuro su dio che se avessi potuto metterci un rutto, in tutto il suo proverbiale e gutturale spasmo anti sociale, beh, ce l'avrei messo: ma questo è un blog e quindi di rutti non se ne parla. Ahimè.

Sono dentro la so called blogsfera dal 2003 qualche cosa ho visto passare, altre costruirsi: per dire, un tempo, il nano publishing non esisteva e tutti quanti noi ci sentivamo un sacco fighi soprattutto perché eravamo gli unici mentecatti, ora ci sono mentecatti decisamente migliori, talvolta guadagnano 0,20 centesimi di euro al post, riempiendo i blog che gestiscono di qualsivoglia puttanata purché mi paghino 0,20 cent al post.

Poi, ci sono quelli che fanno i servizi da trecentomilaeuro che nessuno si caga, altri che hanno le palline colorate tra le mani, insegnano digital marketing a destra e a manca e non sanno la differenza tra utenti unici, utenti assoluti, reach e bounce. Quelli che aspettano l'11 settembre di non ricordo quale anno per aprire il proprio perché, non è che uno possa mettersi lì e fare e scrivere un po' quel che gli pare, no: lui ha il verbo; una responsabilità, non è mica semplice. Ti devi prendere il tuo tempo, respirare e poi finalmente sparare le prime stronzate che ti vengono in mente esattamente come tutti noi altri.

Ecco, oggi è il giorno in cui fanno sciopero anche questi qui. E per dirla tutta, il consiglio sarebbe quello di continuare il silenzio sino a che proprio non sentissero il bisogno di dire come si chiamano e nulla più.

Questo stesso blog che state oramai leggendo nelle più svariate forme, dai feed rss (primi di una lunghissima scia che vi ha di fatto portato lontano da queste pagine), a Friendfeed, Facebook eccetera, ha subito un po' di trasformazioni; io che lo scrivo sono tutt'ora indagato dalla procura di Genova per diffamazione per una cosa che è stata scritta da voi sui miei commenti e nemmeno da me. Oltre il danno, la beffa. Ma non è questo il punto: il risultato è aver chiuso i commenti e questo a danno vostro non mio, mi spiace, non c'era altro da fare.

Il punto è che, stringendo, ha ragione Filippo Facci: i blog non sono un servizio pubblico, nella loro forma più estesa. Ci sono blog interessantissimi, ci sono blog oserei dire vitali per la forma di democrazia e consapevolezza che abbiamo della medesima; ci blog divertenti ed altri semplicemente bellissimi per forma, contenuto e stile (il che lambisce un giudizio qualitativo strettamente personale) ma di blog necessari, stante che per adesso Ahmadinejad se ne sta a casa sua a rompere i coglioni ai suoi, ebbene di Necessari non ce ne è. Oddio, detta così, e l'ho sempre detta così, nemmeno Il Foglio è necessario. Infatti è sempre stato un grande ed enorme blog in cui signori tesserati si parlavano addosso anziché telefonarsi.

Il blog che sciopera contro Alfano è una cazzata tipicamente italiana, pensata e messa su dal solito popolo che non capisce un cazzo di quello che gli gira attorno. Vi pare che il problema sia quello che tarperanno le ali a tutte le CandyCandy© di Splinder? Sta tutto lì il quid? Perché allora a me pare un po' poco per indignarsi e protestare nel silenzio ghandiano.

Invisi alla carta stampata (o quantomeno io al Musicista di Via Solferino©), i blogger italiani non contano un cazzo. Fatevi un tatuaggio. La questione è che una volta andavi a vedere i concerti e ti guardavano nelle borse se portavi apparecchi per registrare e fare le fotografie (che erano proibite, entrambe le azioni), oggi hanno mollato il colpo; ecco, quello che vorrebbero è che ci fosse ancora qualcuno a guardarti nello zainetto per sgamarti il registratore a cassette, ma non ce la faranno perché, esattamente come per la musica dal vivo, non puoi nulla nei confornti della microtecnologia; se hai un cellulare, oggi, scrivi, parli, fotografi e riprendi. Cioè: li inculi a sangue.

Qualsivoglia proposta che tenti di chiudere i blog suona sorda sin dal principio e, soprattutto, ne riapro un altro dall'altra parte del mondo in otto secondi netti, qual è il problema? Il brand? L'ultimo stronzo che ho sentito parlare di brand ha perso 80 mila euro gratis per l'orgoglio di un brand che non vale un cazzo da quando è nato, e come quello, tutti, tuttissimi, i blog sparsi per la blogsfera: segaioli di sonciniana memoria.




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