Cattivi con i Mar(r)oni
Sai che se non si sta attenti i bambini ripetono tutto, no? Lo sai che i ragazzini sono il sintomo di una malattia chiamata "spontaneità" e di un'altra conosciuta come "ignoranza latente". Lo sai che la Società è un animale vivo che è impossibile da imbrigliare? Quello che chiami “regolamentare” è in realtà una semplice sedazione, la Società la tieni sedata perché sfoghi ogni tanto e la pressione (sociale) non faccia esplodere tutto. Lo sai che un personaggio pubblico, magari un politico, magari un ministro, magari uno competente (nel senso di quanto gli competano le cose), non può parlare a vanvera, giusto? E allora se sai tutte queste cose, Maroni, come ti riesce di esprimerti in quei termini? E' da irresponsabili.
Dunque: il ministro degli interni Maroni ha detto che per "contrastare l'immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi". Ora, possiamo tutti quanti fare come sarebbe semplicissimo fare e dire che Maroni è un fascista e un pazzo e. In realtà non è così, occhio, cerchiamo di convenire su una informazione semplice: io non sottoscrivo nemmeno l'idea di un panino a tarda notte con Maroni. Ma.
Il concetto, di base, non è una cavolata. La legge si applica con rigore non con gli ammiccamenti. I genitori applicano con rigore le regole che impongono ai propri figli. Non ne discutono con loro, gliele impongono e si fa solo così: ora che chiedi a tuo figlio che ne pensi di attraversare la strada dandoti la mano, lo trovi attaccato al paraurti di un tir. Che uno Stato abbia intenzione di avere delle leggi e di imporle, e nel farlo con rigore, non è nulla di assurdo. Anzi lo trovo piuttosto logico, concreto ed essenziale.
Che a far passare questo concetto non aiuti nessuno, è da stronzi. Che, invece, il Ministro degli Interni italiano si permetta dire certe cose e non essere più che cristallino su cosa intenda e utilizzi un registro da partite a carte con gli amici, sì, credo che sia una concausa che in fine ultimo porti -in un Paese a pezzi sotto molti punti di vista- a incendiare un indiano su una panchina, per noia.

