Io sono un protagonista, non una comparsa
L'idea che Berlusconi non si presenti alla cerimonia di insediamento di Barack Obama mi ha turbato un poco, ma devo ammettere che l'atto in sé ha avuto su di me una forza minore della spiegazione che ha voluto corredare. Cioè che lui non sa fare il comprimario. Le feste le si fa per lui non con lui. Non c'è posto da figurante per uno come Silvio Berlusconi in nessuna commedia in nessun teatro del mondo, fuorché le chiese. Lì va in onda la Messa-in-scena per antonomasia e pure lui quelle quattro volte che c'è andato ha dovuto indossare la faccia contrita dei momenti migliori quando in realtà non gliene è mai fregato nulla. Io non credo nella buona fede del nostro Presidente del Consiglio. Non credo nel suo progetto politico perché non credo che vi sia mai stata progettualità. Non credo nella buona fede né nelle capacità degli uomini di cui s'è contornato e non credo, infine, che stia facendo alcunché per questo disgraziato Paese. Quindi né per me, né per voialtri che lo abbiamo o meno votato.
Nemmeno credo che per questo disgraziato Paese ci sia ancora molto da fare, o che si meriti che qualcuno faccia. Di per sé le colline e le Alpi e i mari hanno poche colpe: è la gente che non si merita più nulla. E se si meritasse qualche cosa, quel qualche cosa direi che si tratti di Berlusconi. Cioè ci meritiamo che il nostro destino sia guidato da un uomo mediocre, vestito in modo mediocre, che fa battute mediocri e dallo sguardo da provincialotto: d'altra parte da uno che ha deciso di vivere dalle parti di Macherio non mi aspettavo fuochi d'artificio. Quest'uomo mediocre e provinciale nei modi e negli intenti dichiara pubblicamente, e rivestendo un ruolo politico piuttosto centrale, che non presenzierà ad un momento storico che resterà scritto sui libri perché lui non può fare la parte di quello che assiste, o il protagonista è lui-in-persona o non se ne fa nulla. Il fatto che non sia negro, alto, dalla retorica pungente e non abbia vinto le Presidenziali statunitensi non deponeva a suo favore e da lì il forfait.
Sotto l'egemonia di quest'uomo l'Italia ha assistito alla scomparsa di diverse compagini politiche. Non è sua responsabilità, va detto, è più una conseguenza delle cose. Questo popolo malato d'ignavia nemmeo è in grado di schierarsi e quando lo fa non è per assunzione di responsabilità quanto più che altro per correnti di marea: quintali di mucillaggine alla deriva con il diritto di voto e dunque di veto sui pochi annichiliti restanti. La Sinistra italiana non esiste più, per lo più è colpa sua: non essendo in grado di intravedere alcun tipo di coesione politica se non l'antiberlusconismo che negli utlimi quindici anni ha fatto da collante, oggi che l'antiberlusconismo ha un po' annoiato si sfalda come la carta nell'acqua scindendosi in micro ed onanistiche correnti di nessun valore, oramai nemmeno più provinciale, per non dire locale. Il leader di quel che resta di un partito che si definisce democratico dice che i sondaggi li danno sotto il 25% ma l'idea è buona. E verrebbe da rispondere che la smettesse di raccontare balle, oppure se l'idea fosse davvero buona allora saranno le persone, che è come segarsi il ramo sul quale si sta appollaiati. Decidano un po' con calma con quale volto ripresentarsi al Paese e se, poi starà a noi decidere che fare. Io credo opterò per una pernacchia.
A margine della precaria condizione politica interna c'è un fattore economico globale spaventoso e gli esteri che raggelano il sangue, eppure il Presidente del Consiglio continua a schioccare le dita ed aspettarsi che vengano semplicemente eseguiti gli ordini. Quali ordini non è dato sapersi, volendo tralasciare l'affaire Alitalia-CAI-AirFrance, i chiari di luna sull'immigrazione ed il continuo ricorso al voto di fiducia. Dice: è vero li usava anche Prodi. Certo: perché noi qui stiamo a difendere l'operato di Prodi? O meglio, Prodi s'era messo in condizioni migliori? Vi ricordo Turigliatto. Insomma a rischio di sembrar noioso il problema sono gli italiani. E i parlamentari sono nostri connazionali, non nascono dentro ai carciofi e, chi più chi meno, hanno la nostra stessa identica cultura. Non vi capita mai di parcheggiare "solo per un attimo" in doppia fila? A me sì, anche a loro. Solo che io mi sento una merda (non mi giustifica) e se prendo una multa sto zitto, altri non percepiscono il problema e se prendono una multa ti dicono sbraitando che "se non c'è posto dove me la metto?". Che avrei anche un consiglio ma per capire il sarcasmo bisognerebbe convenire che il parcheggio di un'automobile non è un diritto. Questo per dire che il Ministro per le Semplificazioni Roberto Calderoli era un dentista bergamasco cui sarà capitato per certo di passare prima di un altro in coda, o fare almeno un gestaccio che sia uno nella sua carriera di comune cittadino, no? Insomma ora che è Ministro passeggia per i campi con un maiale la cui urina possa contaminare a sufficienza perché lì non si possa più costruire una moschea, vogliamo dire che non gli siano nemmeno scappate un paio di corna? Non lo sappiamo per certo, vorremmo dire che nel personaggio ci sta, non farebbe strano. Ecco quest'uomo è un italiano come molti milioni ne esistono oggi, ed è un Ministro; io non credo che investito dal ruolo (il maiale! il maiale!) ti prenda un contorcimento dentro e poi vedi la luce e ti vesti solo di bianco e guidi le masse: a me sembra più normale restare quello che si è. Ci abbiamo messo un sacco di tempo ma finalmente abbiamo una nazione ad uso e consumo dei Fabrizio Corona, quelli che stonano sono gli altri.
Eccolo il regno di Silvio Berlusconi. E' questo qui sopra. L'abbiamo voluto noi. Chi perché non ha fatto abbastanza perché non capitasse, chi perché s'è prodigato per il contrario. E' colpa e merito degli italiani. E per questo motivo non verremo rappresentati in un momento storico come l'insediamento di un Presidente degli Stati Uniti, uno che il mondo l'ha già cambiato (per non voler ancora usare un condizionale), e questo a prescindere da quel che ne pensi l'onorevole brianzolo egocentrico. L'Italia non c'è, non c'è perché sono cent'anni che sale sul carro sbagliato, guidata dall'uomo sbagliato, nel momento sbagliato, dalle idee mediocri, i modi mediocri e votato da tutti, pure dagli astenuti.


