Amo Milano, ancora un po'
- Chist'è nu pass'carraie?
Silenzio.
A Milano è arrivato il freddo, non un freddo che uno dice. Freddino. La mattina in motorino va quasi bene, c'è poca foschia, la strada asciutta e il cielo bigio. Un mese emmezzo di rititardo ma quasi ci siamo. Sono lievemente depresso, è cambiato l'ufficio presso il quale mi devo recare ogni mattina e l'euforia da primo giorno di scuola sta scemando come il profumo dei pastelli.
- T'ho detto se è nu pass'carraie.
Io guardo quest'uomo perché alla seconda volta che qualcuno alza la voce a meno di due metri dalla mia persona tendo a distrarmi. Lo guardo e non mi capacito. Perché è evidente che si stia rivolgeno a me. A me che sto fermo sul marciapiede, al telefono, con il mio caffé in mano. Sto facendo gli auguri ad un caro amico, un amico di una vita, bevendo il mio caffè, è mattina, indosso un cappotto meravigliosamente autunnale e cerco di distrarmi, di confondere il vuoto che avanza, di sciogliermi nel giallo dominante dei pioppi che mi circondano. Cerco a mio modo di essere vivo e lo faccio provando a non disturbare.
- Ma lo parli il linguaggio italiano?
Quell'uomo, mi domando, quell'uomo sta davvero dicendo una cosa simile a me? E' da me che cerca una risposta? E' stato un lampo, un rush, un istinto omicida tramutato in decalogo, cadenzato dai nervi e la rabbia, e il fastidio. Guardami perdio, guardami per bene e leggi il labiale.
- ...il linguaggio italiano?
- Uno: "buongiorno"; due: "signore"; tre: "mi scusi"; quattro: "il lei, mi dia del lei"; cinque: "la risposta è: non la scuso, sono al telefono, non lo so. Lei fa analisi di fattibilità? No, io si. Lei fa l'ausiliare della sosta, il passo carraio è terreno suo, non mio. Sono qui per sbaglio, forse per poco, e comunque da poco. «T'ho detto se è nu pass'carraie» direi che non è il miglior modo per approcciarmi e «il linguaggio italiano» lo conosco molto bene, per questo le dico: se mi parla in napoletano la capisco ma le faccio un piacere. Non so se questo sia un passo carraio, dovrebbe dirlo lei a me, vuol fare gli auguri al mio amico Vito? Tanto oramai"

