Parlo con te (Dandi)
Serena, giuro che sei l'ultima alla quale vorrei rompere le balle. Giuro che, per quello che vale, sarò breve e giuro, infine, che anche se a me non piace affatto, o non sino a venerdì -giorno che aspetto per vedere quanto vi sa aiutare Zoro- sarò comunque ottimista; insomma a parte tutto provo un grande rispetto, hai fatto dei gran programmi nessuno lo negherà mai ma ti devo dire una cosa: raggruppare l'etnia mista a favore di camera è più borghese che compagno. Lo dico perché al di là di quanto trovi un po' sciocco continuare a menare il torrone con "i compagni e i borghesi" mi pare che sempre là andiamo a sbattere. Ecco, se così deve essere, a me può stare bene. Capisco la metrica e la accetto ma voi dovete stare in riga. Non fate il capannello di uomini e donne di colore in un solo punto del pubblico perché lì in mezzo ci metterete la comica a fare il pezzo. E' una scelta un po', come dire, mediocre. Cos'è quella roba? Uno strillo nel vuoto cosmico che dica a tutti che voi tutti siete dei super compagni come quelli di un tempo? Di quei bei tempi andati? Ma perché? Ma che c'avranno di tanto interessante i soliti interlocutori da trentanni? Perché vi rivolgete sempre e solo a loro? Io mo' non è che sto qui a fare nient'altro che a tirar l'acqua al mulino del PD, però insomma, pensavo avessimo scollinato. Provereste, Serena, volgere lo sguardo anche di qui? Siamo di sinistra noialtri e non c'è bisogno che riuniate gli afroamericani tutti insieme per farceli vedere meglio. Non è che non ne conoscessi l'esistenza e i problemi, non è che mi hai fatto un favore, anzi.


