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A kind of different feeling of hysteria

Quel che è importante ricordare è che nella guerra georgiana si stanno giocando tre distinte partite.

La prima, ovviamente, sul piano europeo, nel senso del suo allargamento. L'errore prodiano (e amici) di un avanzamento ad est dell'Unione Europea, anziché a sud incontrando gli altri popoli mediterranei con i quali da millenni abbiamo qualche cosa in comune, ha tra gli altri un evidente limite: Putin, e chi dopo di lui. Ad un certo punto ti fermano. Allarghi, allarghi, allarghi ma a furia di scavare prima o poi ti trovi di fronte al muso dell'orso russo, che è pure piuttosto incazzato da qualche anno a questa parte. Un primo e sufficientemente limpido messaggio all'UE si riassume molto banalmente in "adesso basta, di qui in poi è Russia".

La seconda si lega indissolubilmente a questa prima. I russi stanno testando la risposta internazionale -più in generale- e dell'UE più in particolare. Per raccontarla ad un bambino, provano a vedere quanto possono tirare la corda. Sanno di averne parecchie di queste scarmucce in giro per i territori dell'ex-gloriosa- Unione Sovietica, ed altrettanto sanno che quelli sono i punti chiave di uno snodo energetico che è la vera (ed unica) leva che possiedono su tutto il continente europeo. E per essere un po' spicci ma decisamente diretti, se pensate che quel ben-di-dio resterà in mano georgiana (o qualsiasi altra) ancora a lungo e soprattutto senza che il Cremlino ne senta un po' di profumo, vi sbagliate di grosso. Quindi devono essersi fatti una domanda molto logica: considerando che nonostante le loro ridicole centrali nucleari le nazioni europee hanno bisogno del nostro petrolio come del pane, e visto che siamo gli unici che possono fornirglielo, quanto è equilibrato il braccio di ferro? Cioè, dato che questi stupidi paesini che potremmo spazzare via dalla terra con uno sbadiglio stanno tenendo a freno i nostri affari e che la UE ha bisogno di noi, quanto possiamo andare avanti nel perseguimento dei nostri affari prima che qualcuno si metta a fare la voce grossa? E quando faranno la voce grossa la alziamo anche noi? Perché di certo non manca loro il fiato. Nell'ultimo decennio s'è sparsa 'sta moda di pensare alla Russia come un posto di sfigati manco fosse una remota nazione piazzata là nel mezzo del nulla: e non credo proprio.

La terza e più diagonale partita è quella contro l'antagonista storico. Non è un confronto diretto quanto più di allenaze. Non mette in dubbio il gigante russo che non si tratterà di uno scontro effettivo con gli Stati Uniti ma non che la questione non sia delicata. Visto il punto due di questo nostro ragionamento se qualcuno dovesse mai alzare la voce non sarà certo l'Unione Europea, al netto del fatto che non trovino il modo di fare la fusione a freddo, ciascuno in casa propria, dieci euro a testa, nel giro delle prossime sei ore. Se qualcuno si permetterà di alzare un dito e dire che ne pensa, o anche solo consigliare come e cosa fare quando, beh si tratterà degli USA. E infatti. Ma l'America ha bisogno di mantenere un buon rapporto con la Russia in visione di un sempre più inevitabile conflitto con l'Iran. Quindi la bilancia bascula tra la necessità di non arrivare in Iran da soli e quella di non permettere alla Russia di avere un precedente a proprio favore che vada ad influenzare le prossime ed ovvie rappresaglie nei confronti di quella costellazione di staterelli che da qualcosa meno di un ventennio si infilano di sbieco nei piani di Putin e compari.

Se volessimo fare i conti della serva, per ciascuna delle tre partite sembra che la favorita resti comunque la squadra rossa e che comunque, anche nel caso di un pareggio, abbia trovato la posizione più idonea perché di lì innanzi si debbano necessariamente riconsiderare i pesi delle "fazioni psicologiche" e più in generale degli assetti europei.

Ma adesso diamo uno sguardo al medagliere.

Martedì, 12 Ago. 2008
tag: Georgia [1], Russia [4], Unione Europea [5], USA [18], Vladimir Putin [7]
09:46

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