Rivoluzione! (complete)*
Sarà che delle rivoluzioni dal basso ne abbiamo piene le tasche -sarà che sono fallite tutte miseramente; sarà che se è fallita la regina delle bottom to up (quella francese) non si capisce perché mai dovrebbero invece riuscirvi quelle di oggi decisamente troppo naïf e blasfeme. Eppure la terra ci si sposta sotto i piedi e qualcuno se ne accorge. Sembra che la parola magica sia Contributor. Ne esisterà per certo una equivalente italiana ma nessuno la conosce. La rete è piena di “posti” nei quali i contributor fanno il loro dovere e cioè generare contenuti e messa così è troppo semplice -voi direte, una redazione. L’inghippo sta tutto qui. No, non si tratta di una redazione, si tratta di me. E di voi. I contributor sono il contorno di chi pubblica e il motivo della pubblicazione: saremo in grado di fare la differenza? Non credo, no.
Il messaggio è che chiunque, oggi, è in grado di generare contenuti per qualunque cosa -la reason why? Non c’è. Anni fa un famoso comico disse che le targhe alterne furono un enorme pacco. La gente prendeva la macchina non perché servisse ma perché era il giorno delle dispari e non avrebbe potuto non approfittarne. Lo stesso dicasi per i bulimici della produzione multimediale. Digitale, ovviamente. Dovessimo scendere per le strade con l’attrezzatura di soli 10 anni fa vedi che il numero di contributor crolla come una montagna di fango... è che una fotocamera la trovi nelle patatine, vuoi lasciarla lì? E se tre parole in croce le sai dire, vuoi non avere un’opinione riguardo a tutto? E che dire dei video? Perché non lasciare che tutto il filmabile sia filmato? Perché tarpare le ali al mondo dei contributor? Perché? Perché un mondo senza una guida (vera) sarebbe una schizofrenia per il più puro degli anarchici. Intellettualmente anarchico. Il mio istinto, ed un poco di realismo misto all’esperienza, mi portano a credere in un mondo che sul citizen journalism, ad esempio, saprebbe fondare un nuovo, incredibile, metodo scientifico per approcciare alle notizie ma non saremo mai cavalli senza briglie ed è un bene.
Allora la figura del contributor diviene eccellenza. Perché è nelle regole che si può essere bravi, senza sono capaci tutti. Non fai una fotografia e la pubblichi perché adesso è semplice, non è quello il punto. Il concetto è che dobbiamo stare attenti a non confondere il mezzo con il fine. A nessuno interesserà quel che facciamo se l’unico motivo -vero- per cui l’abbiamo realizzato è il solo vederlo passare in televisione; diviene una questione onanistica e non interesserà nemmeno la nostra fidanzata, o peggio: assisterà annoiata per farci un piacere. Figuratevi i restanti tre miliardi di persone con le connessioni veloci, la tv satellitare e via cavo immersi nella propria e libidinosa digital life style tanto cara ai padri visionari dell’information technology dell’ultimo ventennio ed oggi a rischio di banalizzazione globale. E quindi di estinzione sotto il peso orrendo del proprio fallimento. Ma il citizen journalism è uno degli esempi, ce ne sono almeno un’altra decina. Dai blog che infarciscono la rete, ad ogni tipologia di social networking (quelli che linkano produttori di bidet ovali ai coltivatori di pannocchie blu, anche se a nessuno dei due frega nulla, così tanto per averlo fatto), ogni modo esistente per far vedere una fotografia, qualsivoglia metodo per condividere un video; alle volte potremmo anche accettare il fatto che tutto questo potrebbe essere inutile. Dall’altro lato, quello di chi incita la gente a fare purché faccia e senza altro motivo, si dovrebbe cercare di progettare di più e starnazzare di meno.
Qualcuno c'è riuscito e si tratta di Digg, che ha ben saputo interpretare quel che significhi, davvero, far partecipare i propri utenti al processo di pubblicazione dei contentui. Sono stati così bravi che non hanno avuto bisogno di inventarsi altro: il tutto si apre e chiude nel momento di scouting. Stando al mio enunciato verrebbe da concludere che il fallimento delle "politiche dal basso" si acclara nel momento in cui si concede al proprio pubblico di poter fare qualsiasi cosa. Al contrario invece risulta dunque vincente un approccio quale "poco ma buono". Digg ha fatto un lavoro ben più profondo dello sterile formulare l'algoritmo vincente; è che ha avuto una buona idea, l'ha realizzata ancora meglio, e vissero felici e contenti, il signor Digg ed i suoi utenti.
L’eccellenza nelle regole. C’è moltissima gente brava là fuori e non avvalersene è il vero peccato che si rischia di correre ma sparare nel mucchio è decisamente peggio. Non è lo strumento in sé. La questione è che se avessimo dato un campionatore in mano a Mozart non sarebbe stato più bravo, casomai più veloce e noi ne avremmo goduto il doppio. Il fulcro siamo noi, quelli che ne usufruiamo; non Mozart, né per certo il campionatore. La bravura è intrecciata alla regola. Ad esempio io ho appena sforato le mie 2000 battute e ne ho scritte il doppio, e un altro po’. Il che la dice lunga.
* il post è stato scritto per Moltomedia.it


