Being Andy Warhol
Ieri sera siamo stati invitati ad una mostra. No. Ieri sera siamo stati invitati ad una festa. Nemmeno, no. Allora era una specie di happening (non pensavo che in vita mia avrei mai scritto questa parola): è stato una figata. Non conoscevamo nessuno, fuorché l'organizzatrice, un editore, e mio zio. Abbiamo mangiato benissimo (un catering davvero fenomenale!) e sorriso parecchio. Poi guardandoci attorno pensavamo che quella Milano lì proprio non la conoscevamo eppure non è affatto male. Eppure è una Milano che zitta zitta si trova nelle case, mette insieme un po' di intelligentia che nessuno si caga mai di pezza (editori, agenti, artisti, giornalisti, autori e blogger che non c'entravano molto ma ha fatto loro molto piacere: pensa un po', c'era pure Fegiz -ma dov'è che non c'è Fegiz? - ti amo Mario Luzzatto, don't sue me) e fa cose. Nel caso specifico quella di ieri sera è stata l'occasione per vedere le opere Gian Antonio Garlaschi, Francesca Amat, Roberto Camilli, Veronica Salaroli nell'ambito di questa “art exibition 4beginners”. Tu stai lì a chiedere i fondi e le menate e i patrocini, sai cosa? Ad un certo punto ci si arrangia da soli. La chicca era il dj, che era un dj -nel senso che aveva un piatto, i dischi in vinile sia 33 che 45 giri e metteva Good Vibrations e Come Together e scratchava su un impianto che deve aver visto i Police, ma da giovani.
Ora, voi direte, bello bravo bis e finisce qui. Sì, finisce qui, ma l'impressione che ho avuto è che a dispetto di quello che penso di questo popolo orrendo e della nazione che si ritrova ad occupare, ci sono microsopici spiragli di eccellenza ma stiamo parlando di qualche decina di persone capite? In una delle città più importanti del Paese, una decina di persone su un milione di abitanti è circa lo 0.001%. Insomma mi sono tuffato in una fotografia, se mi fossi girato e avessi intraviso Warhol sarebbe stato assolutamente normale. Anzi, facciamo Woody Allen, oddio no -potendo scegliere, Mia Farrow Diane Keaton -tutta la vita.

