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Amo Milano, e se vuoi ti ammazzo la figlia

- Me lo rifà? Per piacere.
- Cosa?

- Cosa? Vediamo è dietro ad un bancone, sto indicando il cappuccino rovente che mi ha servito al posto di quello tiepido che le ho chiesto, ora le dico che intedevo; avrò per caso sottinteso "mi rifà quell'espressione ammiccante che ha quando serve la roba sbagliata ai suoi clienti?" No non può essere quello perché "espressione" è femminile, avrei detto "me La rifà?", allora avrò erroneamente puntato con il dito qualche cosa che si trovava "oltre" la mia tazza? Che so, il bancone? Potrebbe no? Sarebbe normale che io le chiedessi di rifarmi il bancone, così, alè, sue due piedi... ma mica alla carlona eh? Me lo rifà bene, con il marmo, lo specchio, tutto quanto. Avrò inteso quello? Beh il dito indica lì, ci può stare... Il cappuccino, o mio personale rammarico quotidiano, chiedevo se mi rifacesse il cappucino per cortesia, e non dica una parola, me lo rifà perché le ho chiesto un cappuccino tiepido e lei me lo ha consegnato tipo piombo fuso? Ottimo per essere colato dalle guglie gotiche di Notre Dame sulla plebe urlante e bavosa, ma io gliel'ho chiesto tiepido e c'è un motivo; innanzi tutto perché bevo in fretta e mangio in fretta. E se bevessi in fretta questa cosa qui mi portano al pronto soccorso, secondo di poi perché non ci deve essere un perché per tutto io sono un cliente e non le ho chiesto il numero di Avogadro ma un banale cappuccino tiepido.

Lui inspira. Lo copio.

- E, vede, ci ho riflettutto su questa cosa che nei bar non è più possibile avere quello che si chiede ma solo quello che arriva, non ha senso. Sa perché avete vinto voi? Perché la gente ti tira la manica e ti dice: non essere menoso, cosa ti cambia? Bon, fine: alé, barista-sasaki, tre a zero. E a me cambia un casino, gliel'ho detto sono motivi che contemplano trachea e cose così, ma quel che mi asciuga l'animo è che non capiate che da voi ci si aspetta che facciate esattamente quello che chiediamo noi, non è che mi devo accontentare. Le chiedo un cappuccino tiepido, mi dà una carota e devo pure stare zitto perché se no lo stronzo sono io, ma le pare? Sa, venissi qui e pretendessi, che so, una bella sintesi delle presidenziali americane, così giusto per sapere se segue e se c'ha capito qualche cosa, mi manda a quel paese e, sorvolando che alla fine le farebbe comodo alungare lo sguardo oltre il Parco Sempione, capisco non si tratti del suo mestiere, ma perché il cappuccino no? Ma le fa schifo? E lo so che non l'ha fatto apposta, è che non mi ha ascoltato. Sa quante volte chiedo l'acqua a sua moglie? Decine. Da mesi, lei mi sorride, io pago e poi glielo ricordo e questa casca dalla sua nuvoletta, mi sorride ancora, e un po' si giustifica ma è una posa in realtà è stordita e non c'è nulla da scusare, come cazzo fai a dimenticarti una cosa mentre te la dico? Non puoi, è che non mi senti dirla. E allora, cappuccino e acqua che sia, hai sbagliato mestiere.

- Noi...
- Taci, è uno sfogo non capisci? Io entro qui dentro, lo faccio piuttosto spesso, lo sai cosa accade qui da voi? Che non c'è scelta, non sapete nulla, è imbarazzante. O prendo un caffè, o un cappucino come pare a voi, un po' d'acqua, roba confezionata, spremuta o marocchino perché siete anche voi ammaestrati a gestire la fighetteria della borghesia milanese che si raduna qui nel tentativo di emulare quelle bagasce di Sex & the City, e diciamolo! Fine. Se vi chiedessi un succo di frutta con il latte, per dire, quanto me lo fareste pagare? Non lo sapete, vedi? Non ne avete idea. O un toast con due tipi di salumi differenti però senza formaggio? O dell'acqua non troppo gasata. Dice, ne prendi due e te la fai, e poi ne paghi due: no, io voglio dell'acqua non troppo gasata, se devi fare uno sgamo sono cazzi tuoi non miei. E non siamo stronzi, siamo clienti. I clienti vogliono cose, magari le più disparate ma sino a che stai in un bar e non pretendono di trovare completini da spiaggia batik ma restano aderenti a quell'idea di ristoro che prevede fare un passo più lungo della brioches e del caffè, non puoi dar loro dei piccoli principini viziati. Siamo annichiliti che è diverso. Morale nessuno si permette di chiedere nulla perché un po' non ne sapete niente, un po' scalate pareti di specchi trovando rifugio nella moltiplicazione dei prezzi a caso, un po' riversate le vostre incompetenze su di noi e per l'altro po' che rimane non ci ascoltate, le sembra giusto? Ma me lo merito di essere trattato così? Me lo rifà sto cazzo di cappuccino tiepido? Non è la terza guerra punica, ok?, è che prima di quello caldo ci metti un po' di latte freddo e siamo tutti felici. Lo sa cosa? Sono rimasto di sale quando a New York i commessi dei negozi venivano ad aprirmi la porta e mi auguravano buona giornata mentre uscivo. E per un po' ho pure pensato che fosse esagerato e quel servilismo fuori luogo, poi sono stato folgorato e ho capito che loro fanno solo il proprio mestiere e quando arrivano a casa non si travestono da gheiscia per tagliare le unghie dei piedi ai propri rispettivi partner, è che sono gente seria. E trattano bene perché saranno trattati bene quando arriva il loro turno.

Ora è depresso. E guarda in basso.

- Tu mi sorridi sempre, mi chiami dottore (e non sono manco infermiere, chiaro?), mi dai del tu da sempre e non ti ho mai fatto notare quanto ne sia contento così facciamo comunella, ma soprattutto mi fai prendere quello che vuoi tu e non quello che ti ho ordinato io. Ordinato, non consigliato. E' un cazzo di ordine. Potete non capirla questa cosa, e non morirà nessuno, ma sappi che non sono io il pretenzioso, sei tu che ti devi estinguere.

Venerdì, 13 Giu. 2008
tag: Bar [1], Milano [47], Personale [52], Ristorazione [1]
13:26

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