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L'era di Morgan

Nell'eliminazione dei Cluster, ieri sera nel programma X-Factor, c'è tutta la pochezza di questo popolino mediocre e onnipotente. Il che è un assioma. E lo è perché non c'è sempre bisogno di avere qualche cosa da obiettare; e per essere ancor più precisi non è richiesto, e nemmeno aggiunge alcun che, non qui. Il popolo mediocre è figlio di anni di Sindrome Maria De Filippi, quella che a tutti quanti concede di dire la propria a prescindere dal fatto che, nell'ordine, sia utile, interessante, degna. Ci si dovrebbe talvolta arrendere all'idea che quando si dicono scemate si può stare zitti, ma quelli della De Filippi sono spettacoli perfetti studiati a tavolino e creati attorno al nulla delle grida e del dire la propria e senza questa formula non avrebbero altro senso. In più hanno aggiunto fra le cartucce dell'ignoranza quella della Demolizione dell'Idolo.

In una Italia da Libro Cuore il Maestro bacchettava, picchiava ed Era, poiché Maestro e tanto bastava. Io, tutto sommato, ho sposato questa metrica; vuoi che nel tempo scopri che gli impeti adolescenziali non hanno nulla di interessante da proporre (e quindi rivalutando i propri decidi di categorizzarli per quello che erano e non per quanto avrebbero voluto essere: scemate), oppure vuoi che, forma mentis, i miei genitori mi hanno insegnato che ci sono volte in cui un buon silenzio è tutto ciò che occorre; "non si risponde agli adulti", "porta rispetto perché è più grande" e non c'è altro motivo dell'è così perché sì. Prima lo si impara prima si diviene educati, modestamente l'ho imparato a 2 anni e mezzo. E sembra così tanto ingiusto, invece si è solo dei piccoletti che non sanno niente.

Arriva poi il momento in cui si sanno molte cose e d'un tratto ti ritrovi a condividere (tal volta esasperare) quegli stessi concetti così astrusi contro i quali ti saresti volentieri battuto strenuamente per intere annate e capisci che la Demolizione dell'Idolo è male, è male chi la perpetra e chi la avalla. Fai due conti e scopri che sono circa cinquanta milioni allorché ti ricordi che alle volte si può anche star zitti e mandi un ennesimo bacio intellettuale alla mamma e al papà.

A casa mia funziona che se un maestro ti dice una cosa tu lo ascolti e lo ringrazi, qualunque cosa ti dica; poi vai a casa e piangi, ma intanto dici grazie. Perché in quel grazie c'è tutto un microcosmo di riconoscimenti e l'implicita accettazione della dominazione -propria del rapporto maestro-allievo. Il resto sono escamotage per dare la parola ad ignoranti e presuntuosi adolescenti che ritengono di aver qualche cosa da dire ad un primo ballerino di fama internazionale. La Demolizione dell'Idolo è semplice: la basi sulla innaturale distorsione del concetto di libertà di espressione ed approfittando dell'educazione altrui che non si capisce perché ad un certo punto non ti interrompa con una palata in faccia e due pedate nel sedere. Dopo di che, ahimé, quel che è fatto è fatto e non c'è ritorno, salvo la provvidenziale invocazione del Dio tragicamente calato dall'alto per dissipare questioni orrendamente e banalmente terrene. Fu il caso della signora Fracci. Maria De Filippi giocava sul filo del rasoio da mesi nonostante sapesse di non potersi permettere di passare al secolo come colei che affondò la tersicorea prole, acta est fabula. Quindi in ultima istanza chiamò l'essenza stessa della danza, la musa in cachemire bianco, colei che avrebbe riequilibrato il tutto. E così fu. Ma valse per quel momento lì, nel frattempo un'intera nazione aveva assorbito e metabolizzato uno dei concetti più orrendi d'ogni tempo: tutti posso fare tutto perché è loro diritto. Balle.

Poi arrivò l'era di Morgan, e nulla cambiò ma mi sentii assai più sereno e disinvolto. Lui se ne frega e dice le cose come stanno; lui si scaglia (è personaggio) contro un popolo bue e ignorante. Lui dice: voi non sapete nulla, che volete da me? Ed è un concetto di adamantina lucidità e perfezione. Voi non sapete niente, che volete da noi?

Mi piacerebbe riuscire a proporre un breve corollario ma per farlo ho bisogno di argomentare, o perlomeno prepararmi il terreno. Mettiamola così: nessuno si permette di parlare di scultura, o di pittura o di poesia, giusto? Sappiamo anche il perché ma è nascosto. Il motivo è che non bastano i sensi di cui siamo dotati; l'arte ha bisogno di essere assorbita come per osmosi; non puoi semplicemente guardare una statua e decidere cosa dire, peggio, imporre le tue inutili opinioni. Non puoi perché non funziona così, da un lato, dall'altro nessuno si è permesso di piallare quell'aurea di serietà che avvolge determinati espressioni artistiche: insomma, il popolo su Botero non ha nulla da dire perché non trova implicitamente svilente ammettere di non capire nulla. Con la danza la questione ha del para-snobismo (cosa parlate di collo del piede a fare? uno deve solo ballare esprimere quello che ha dentro) di non accettazione del tecnicismo e di un mondo completo quando non autosufficiente. Ma il non plus ultra è la musica. Ebbene, qui volevo arrivare.

Possedere le orecchie, vi svelo un segreto, non significa sapere, né capire. Il che non è un male in sé, non fosse che ti chiamano per giudicare una sorta di para-gara al compimento della quale il premio è in effetti consistente, o comunque il gran sogno nel cassetto dei partecipanti. Morgan questo lo sa e lo dice. L'era di Morgan, quello che si gira verso Simona Ventura e le dice: aggiungi qualche cosa per piacere, sono settimane che dici a questo ragazzo (Tony) che è bello e "con quella faccia può cantare quello che gli pare", aggiungi qualche cosa perché se è solo questo quello che hai da dire allora chiunque può fare il tuo mestiere.

E non so se sia in effetti vero che chiunque possa fare il lavoro di Simona Ventura, quello che so è che non è realistico ribaltare la cosa, poiché chiunque non può fare il lavoro di Morgan, quantomeno chiunque non sia diplomato in un conservatorio, e per quanto stiamo analizzando, ha più valore di come ed ogni quanto ti rifacciano le sopracciglia. L'era di Morgan è quel periodo di assoluta libertà intellettuale ed artistica che con fare da eccentrico personaggio snocciola verità e sensibilità musicale, onestamente, fuori dal comune. Morgan è colui che ha saputo ascoltare i Cluster ed esaltarli quali effettivi ed indiscutibili (non c'è opinione) fuori classe e talentuosi musicisti. Morgan, a dispetto di quanto vorrebbe Mara Majonchi, è l'unico vero anticonformista della trasmissione, quello che se ne frega delle beghette televisive e di mercato e ascolta il cuore e l'animo dei ragazzi. La musica è una matematica profumata, i Cluster (strepitoso gruppo vocale del quale sono parecchie ore che sento la mancanza) mi capiranno perché volente o nolente ho abitato nella loro regione per parecchio tempo: chi si assomiglia si piglia. E non ci sono moltissimi modi di spiegare le quinte giuste, le devi studiare -prima- ma poi le devi sentire, capire, amare. Hai voglia a spiegare perché e percome, se non le senti sei sordo; poi -sì- non venderai o non sarai un vero animale da palcoscenico televisivo, poi qui poi là (il che è tutto da dimostrarsi), però la musica è un'altra cosa che Morgan, Gaudi, i Cluster ed io (tra gli altri) condividiamo e siamo capaci di assorbire a prescindere dal fatto che un popolo rozzo, ignorante ed ipocritamente al centro delle attenzioni, riesca a farsene una ragione.

Mercoledì, 14 Mag. 2008
12:15

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