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Non mi hai fatto ridere

Ho ceduto, ero un compagno che sbagliava. Ho ceduto e sono andato. Lo so adesso la mia parola varrà meno di una patata lessa dati miei anatemi per due mesi e non voto qui, non voto là. Lo so. Poi sono andato e ho votato. E sai perché? Perché a) magari un giorno non si potrà più, o non potranno proprio quelli che hanno un blog che finisce con ika; b) perché se attorno a me ci fosse una platea di incredibili pensatori che notasse la differenza allora avrebbe anche senso ma siamo in Italia, non prendiamoci in giro, come dice Walter: non pensare a quale partito, pensa a quale Paese, ecco appunto, c'ho pensato, è un Paese raccapricciante ma si può sempre scavare, non presentarsi alle urne non significa più nulla, solo non presentarsi alle urne. Ho pensato che un voto in più è sempre un voto in più ed è meglio che uno in meno, e poi mi sono guadagnato il diritto di rompere le palle ancora per un po'. Avete presente la democrazia partecipata? Ho fatto finta non fosse un diritto/dovere ma solo un diritto e l'ho esercitato, potrebbe tornare utile (almeno qui sul blog).

c) E concludiamo finalmente, perché mi hanno convinto che Berlusconi alla fine (se dio vuole) morirà, e questa era l'ultima occasione per votargli contro. Si, il mio è stato un voto contro. Ho fottutamente votato PD, senza un velo di orgoglio e per la sola necessità di sapere di non essermi chiamato fuori. Avrei potuto, avrei dovuto e invece no. Perché questo è quello che c'è: sì sì anche io voglio Obama, anche io voglio il laicismo, anche io voglio un parlamento che si alza in piedi in un solo coro e ringrazia un commosso Primo Ministro per il lavoro svolto negli anni a prescindere dal fatto che non fosse un tory. Anche io voglio una Nazione nella quale si pensa prima ai bambini, poi ai malati, poi al resto e nell'insieme si ottengono risultati al di là di ogni sud-europea aspettativa. E sì, vorrei una informazione eccezionale, un altruismo ed un'educazione dilagante, la professionalità innanzi tutto e la serietà immanente: ma non è questo Paese qui. L'Italia non è così, e fine dei giochi. Quello che c'è è Veltroni, e sì, vaffanculo, ahimé la Binetti: altrimenti c'è Ferrara e Borghezio.

Siamo ancora lì, siamo ancora al meno peggio, ma è meglio che un calcio sui denti. E non crediate sia stato semplice: ho davvero patito, mi sono incazzato con il presidente di seggio che è stato così sensibile da dirmi "lei ha un cellulare? perché sa, adesso dobbiamo registrarli", un battutone, sono stato ad un millimetro dal chiedergli a che ora partisse l'ultimo treno per Berlino, giuro su dio, non è stato facile. Lombarida 1, dentro il Berchet. Capolista Silvio, Umberto, Daniela e io c'avevo Matteo Colaninno. Ve lo ridico: io, Matteo Colaninno. No sezione «compagni dai campi e dalle officine». Adesso perderemo e mi sentirò in diritto di ricominciare daccapo, e che non voli una mosca, io ho già dato, per l'ennesima volta, e nemmeno saprò mai se davvero sarà l'ultima. Amen.




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