A piccoli passi (verso l'embargo) #4
La degna conclusione dell'affaire Alitalia si consuma nella gioranta di ieri quando Air France si ritira e, nel farlo, non lascia margini di ripensamento. Si sono stancati, i francesi, ed onestamente mi chiedo come abbiano fatto a resistere così a lungo ma pecunia non olet si sa e, per quanto disperata, la situazione della marcescente compagnia di bandiera continuava evidentemente a solleticare gli appetiti d'oltralpe. Tutto bene, tutto ok, purché si potesse organizzare una manovra che riportasse Alitalia alla redditività -concetto sconosciuto. Venendo meno questa condizione Spinetta se l'è battuta a gambe, e vorrei vedere chi, senza una generosa componente masochistica, avrebbe fatto il contrario.
Il Partito Democratico, nel frattempo s'è ben guardato dal tacere ed ha immediatamente additato Silvio Berlusconi & Co come il principio primo del male, di tutti i mali secula seculorum, avviso ai naviganti: ci avete (già) rotto il cazzo. Alitalia faceva schifo prima durante e dopo, Berlusconi è un irresponsabile, grezzo, provincialotto brianzolo che ha fatto una (delle tante) butade; da lì ad accollargli la rottura delle trattative c'è una differenza grande così. Non riconoscerlo, o peggio, strumentalizzare la disfatta di un Paese intero in così eccellente sintesi idealizzato e rappresentato dalla crisi della compagnia aerea para-statale, beh, è da poveretti. Walter, o siete diversi o siete quelli di prima con le stesse magagne, le solite recriminazioni, le medesime idiosincrasie. Ti conviene scegliere per tempo.
Sono una persona con idee liberiste, che crede nel libero mercato, nella proprietà privata e nella concorrenza spietata, eppure sposo le più importanti idee socialiste, dello storico socialismo e non vuol dire per forza supportare Castro sine die. Che facciamo? Facciamo che non sono più il target di nessuno, cosa della quale parleremo a breve perché non sono da solo e forse una seconda analisi sull'andamento delle recenti elezioni potrebbe godere di questa nuova rilettura, oggi ci concentreremo su Alitalia.
Ricordo di un capitano che auspicava il fallimento, di sindacati che ritenevano la proposta di Air France addirittura imbarazzante. Chi semina vento, eccetera. Chi, invece, frequenta queste pagine da qualche tempo sa che non stimo il sindacalismo, per quanto ne riconosca i meriti, ho coraggio sufficiente da ammettere e sottolineare quanto abbia perduto contatto con la realtà, o peggio, ne prenda in considerazione solo una parte: quella che gli è più comoda, più utile, a morte tutto il resto.
I francesi sono tutto fuorché idioti, e qualora fossero anche idioti una piccola cosa la sanno, e cioè che per ogni azione esiste una reazione. Insomma: ci sono delle conseguenze. Nel mondo, quello normale. Qui no. Quindi, buon per noi se qualunque cosa dica, faccia o anche solo pensi Berlusconi o Angeletti, Epifani o Bonnani non comporta alcunché se non il solo vago sforzo di essere pronunciata. Ma accettiamo che per Spinetta non è così. Comprare Alitalia avrebbe significato qualche cosa di più che non firmare un assegno. Cosa se ne sarebbe fatta Air France di comprare un'azienda e lasciarla così com'è? Per il solo fatto che qui da noi si fa così da circa quindici anni? Quale grave devianza dovrebbe portare a concordare con questo ragionamento?
Per quanto né Angeletti né Epifani o Bonanni, o lo stesso Berlusconi e chissà quanti altri all'interno del PD riescano a farsene una ragione, quello di Air France era un piano di restrutturazione che avrebbe portato Alitalia a sopravvivere, ridimensionata, riorganizzata, nuovamente resa competitiva e produttiva, nulla di speciale: solo sopravvivere. Per farlo, al di là delle belle parole e dei fiori nei vostri cannoni, serve stare in questo mondo qui, quello degli esuberi e dei lavoratori che mantengono il proprio posto. Alcuni lavorano, altri no. Ma non è cattiveria, è il mercato; non si può votare per il fottuto Popolo delle Libertà per poi pensare che tutto sommato (che vuoi...) c'è un po' posto per tutti, è schizofrenia; accettate il mercato per quello che è oppure chiamatevi fuori ma non rompete le balle ai francesi o chi per loro.
Ma in Italia le cose normali non sono indicizzate da nessuna parte, le regole si fanno e si disfano alla bisogna quanto nemmeno quelle di un reality show riescono ad emulare. Non esiste la "colpa" e senza quella non c'è merito; e senza merito non ha più senso. E non ha più senso perché non vale lo sforzo, non vale lo studio, le capacità, la disponibilità, l'intelligenza e ogni loro contrario: non vale più un cazzo e resta Alitalia, paradigma di una nazione intera che non si vuole confrontare, che non vuole ammettere la sconfitta, né l'orrenda e disonorevole debacle della quale è protagonista.
Avete presente il quartetto d'archi del Titanic? Ecco, come quello ma senza nemmeno un po' di dignità.


