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Quello che mi fa incazzare (fra le altre cose)

Non sai mai a chi dare la colpa. Ogni tot ti ritrovi lì e sbuffi e fai e disfi, e questo paese, e qui e là e su e giù. Come risalire, chi è stato il primo. O anche non il primo, ma chi è che di volta in volta si mette a fare le pieghette al quaderno? Non lo so. Non me lo ricordo mai. So quale è il motivo, uno dei. Nel mio Paese, che non solo non amo ma tradirei per un pacchetto di pop-corn e poco altro, hanno sempre tutti ragione. Non si fa mai un passo indietro. Avete mai sentito qualcuno che dice: "cavolo, stavolta mi tocca farlo per il bene degli altri, mi sa che ci smeno un po' porco giuda." Non si può, non si fa. I tassiti (sono i miei preferiti, abbiate pazienza), quanti saranno? Qualche decina di migliaia? E come ha detto Bordone in un suo pezzo qualche mese fa, non fanno un i cardio chirughi, il loro è un lavoro che si impara in un mese. Possibile che non possano mai fare un passo indietro? Ma le contate voialtri le volte che v'è capitato di subire? Io si. Eppure contro le "associazioni di categoria" non si può mai niente. Perché? Perché bloccano la nazione. E lo Stato non può fare nulla. Ma vi pare a voi? A me no.

Ho divagato, scusatemi. Resta che quanto avevo da dire era: c'è questa insana moda del tutto italiana di girare attorno alle cose, retoricamente sfruttare i cavilli di una lingua che ammette troppe ambiguità e vedere se è il caso, poi, di fare il bastian contrario. E' questo il modo in cui c'è sempre qualcuno che ha un po' di ragione e non recede mai. Ma proprio mai. Più si è abili a parlare, più -state sicuri- un modo per rivedere un concetto anche molto semplice e banale lo trovi. Non sto dicendo che la vita dell'ignorante medio rende una nazione migliore: se così fosse vivremmo in una sorta di Svizzera circondata dal mare, stando alla percentuale di ignoranza rilevata dalle ultime statistiche (16.7% della popolazione analfabeta - non legge e non scrive). Quindi spetterebbe a chi meglio sa ragionare ed ancor di più scrivere o parlare, talvota, fare un piccolo passo indietro. Smettere di battibeccare per amor di polemica.

Oggi vi propongo un esempio che spero non faccia confusione, il concetto è molto semplice e relativamente attuale. Si tratta di concedere o meno la grazia ad un uomo malato eppure in carcere perché non solo accusato ma condannato in via definitva nel maggio di quest'anno a dieci anni di carcere e pagamento delle spese processuali per concorso in associazione mafiosa. Il signore in questione si chiama Contrada ed è stato un uomo dello Stato. Ex "numero due" del SISDE. Lo era anche Mancini, e di fatti hanno arrestato pure lui, porterà mica sfiga? Vabbé, altra inutile divagazione.

Il fatto è che, come ricorda il Presidente Napolitano al quale stanno tutti quanti tirando ignobilmente la giacchetta, non è affar suo concedere la grazia o meno. Non in questo caso, nel senso. Per questioni di salute ci pensa direttamente la magistratura. Detto quanto dovuto, il pensiero finale è: un uomo dello Stato colluso con la Mafia, quella Mafia palermitana che ha ucciso altri uomini di Stato di sicura e maggiore levatura morale ed onorabilità, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a dieci anni di carcere, per quanto vecchio e malato, non va graziato perché lo dice il deprecabile ministro Mastella. Al più va scarcerato per questioni di salute ma come s'è detto non dipende dal Presidente della Repubblica, per quanto si trovi a capo del Consiglio Superiore della Magistratura: non è suo compito. Dico che costui non è graziabile perché quella grazia concessa sarebbe solo un danno. Siamo in un momento nel quale ci sono parecchi milioni di nostri concittadini che non hanno più la minima idea di cosa abbia ancora un valore e cosa no, né perché. Mi parrebbe oltremodo controproducente dar loro altri motivi di dubitare dei "criteri di stato". Sbaglio?

E dunque la polemica spicciola, quella che non serve a nulla, se non al costume. Oggi me ne sono accorto ed oggi punto il dito. Lo punto su un uomo che stimo, del quale condivido il pensiero nove volte su dieci, ne ammiro la dialettica e la sagacia, oggi lo addito a resposabile delle future, prossime, ragioni che ragioni non sono per argomentare il nulla fatto a trafiletto di costume, venendo meno a quel ruolo di arguto e responsabile censore di una società sufficientemente allo sbando per non essere utleriormente aiutata. Nel mentre in cui taluni inneggiano alla grazia per il condannato qui sopra altri, ovviamente, spingono in senso opposto. Sono i parenti delle vittime, perloppiù. Ne hanno abbastanza diritto. Credo. Ecco, in questo mentre, Riccardo Barenghi -La Iena- su La Stampa scrive e si domanda: «Se Contrada morisse in carcere, le vittime della mafia sarebbero più contente?» La riposta è: probabilmente sì. Ma non è questo il punto. Il punto sta, come ho cercato di scrivere per più di un centinaio di righe, nel fatto che non è utile fare i bastian contrari. Per carità di dio, scrive giusto Barenghi... noi non vogliamo la legge del taglione. Ma questa è retorica del cazzo. Perché anche i fratelli del Contrada hanno provato a dire alla signora Borsellino che «nostro fratello sta male davvero ed ha settantasei anni e mezzo e potrebbe morire in qualsiasi momento e la signora Rita Borsellino, che è farmacista, questo lo dovrebbe capire meglio di chiunque», ma se la mettiamo su questo piano -cioè quello della retorica- allora verrebbe da rispondere che se il fratello dei signori Contrada sta morendo ed una farmacista dovrebbe saperlo, è anche vero che il fratello della farmacista in questione è già morto, e per mano di una Mafia palermitana alla quale il malato di cui sopra è stato riconosciuto colluso. Cosa che, immagino, i suoi fratelli dovrebbero sapere.

Giovedì, 27 Dic. 2007
tag: Contrada [2], Iena [4], Italia [116], Mastella [15], Napolitano [4], Politica [125]
10:24

3 commenti

  1. credo che la discussione su Contrada sia viziata dal fatto che chi è favorevole alla grazia omette di spiegare che, alla base di tutto, c'è la convinzione che il suddetto sia vittima di un clamoroso errore giudiziario alla Enzo Tortora.
    il problema è che se nessuno lo spiega, messa così anche provenzano quando starà male avrà il diritto di morire nel suo letto.

    chamberlain, 27.12.07 12:32
  2. Beh, in teoria no. Poiché credo che a Provenzano pioveranno in testa un po' di ergastoli. E fino a prova contraria l'ergastolo è carcere a vita, cioè sino a che di vita non ce ne è più. Che poi ti mandino a casa giusto per morire, come accadde, con Pacciani, onestamente non lo trovo disgustoso.

    sasaki fujika, 27.12.07 01:57
  3. son d'accordo: spiegare che si chiede la grazia non solo perché sta male, ma anche perché si pensa che sia stato incastrato.

    chamberlain, 27.12.07 06:40

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