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Le scimmie (voi avete bisogno di noi)

E' venerdì sera, sono le otto meno venti e piove. Mi trovo in piazzale Loreto, Milano -dio sa quante ne ha viste questo posto. Sto aspettando mi vengano a prendere, ho freddo e fame. Penso: sarà per sempre così. Gli ispanici tornano a casa, e i colletti bianchi che escono uno alla volta dalle banche bagnati come pulcini. Gli spacciatori cominciano a prendere posto su viale Monza, la città si mette addosso la sua solita maschera notturna. E' il cambio di turno: arrivano gli altri. Io sono lì per sbaglio, o comunque in prestito, di passaggio. Venerdì sera è quel giorno in cui andrò a vedere le Invasioni Barbariche, seduto composto fra il pubblico, umile fra gli umili. Lo faccio perché ho delle mie teorie, lo faccio perché ho bisogno che quelle teorie qualcuno le distrugga e mi rimetta a posto con un paterno scappellotto e la controprova che sono come tutti gli altri, io, e tutti gli altri sono esattamente come me. Balle.

Entro in studio fa molto caldo. Due assitenti ci indicano dove prendere posto. E' quasi il suo momento, la signora con i capelli dal colore inesistente (quel misto fra il rosso e il mogano, con punte di grigio e biondo: taglio carrè), è quasi il suo momento e lei lo sa. Lei ha studiato per questo, è nata per questo. Lei, che è una che professionista del pubblico, lo sa, lo sente ecco. Gli assitenti ripassano con gli occhi il posto di ciascuno e chiedono a tutta la prima fila di spostarsi di un posto alla propria sinistra. La signora non si muove. In un primo momento non si può darle colpa. La lunga coda di persone sta lì e tu non capisci bene perché... è solo una coda, senza capo né. Poi la vedi. Seduta, scomposta, irritata, non si muove. Arrivano in tre a dirle: signara si sposti. Niente. Signora? -magari è sorda. Niente. Ecco, ora è il suo momento.

Signora, si sposti, ora, alla sua sinistra. Per piacere. Le chiede il signore con la giacca appoggiata alle spalle. Il suo tono è vellutato e pacato. Lei lo guarda e senza grazia parla e gli dice: no. Lei gli dice no. Perché? Non so. Poi mi guarda, il signore guarda me, io sto in seconda fila. Lui mi guarda. Ma perché guardate me? Lei ti ha detto no e tu incroci il mio sguardo e poi ti metti a fissare me. Devo avere quello sguardo, io, quello che ti dice: vai, falle il culo. E' evidente, altrimenti perché tu guardi me? Lui guarda me, e poi di nuovo lei, le dice: signora ora, si sposti ora. Alla sua sinistra. Ma lei niente, sta lì e non si muoverà e poi aggiunge in un solo moto: ennò-ma-scusa-ché-tanto-sempre-uno-è-epperché-di-qua?-ecché-non-lo-potete-mettere-allui-e-noi-stamo-fermi? Vi parrà complesso, in realtà il ragionamento è molto semplice: più si fosse spostata alla sua destra minore sarebbe stata la sua visuale "dal vivo" poiché un tendaggio le avrebbe impedito di rimirare con suoi occhi (proprio i suoi) Daria Bignardi o chi per lei. Un tempo il pubblico veniva scelto, era selezionato, talvolta pagato. Era un bene per quella ragione che vuole un minimo di crisma nel mettere a rischio di ripresa televisiva nazionale un troglodita e poi doverne eventualmente rendere conto. Oggi questo rischio è accettato per questioni anche economiche, credo. Il pubblico non viene più pagato in moneta sonante poiché ci si è accorti che poco gli basta. La sazi con poco la signora: falle guardare le scarpe di Daria, fa' che suo marito le strilli "stai meglio con i vestiti neri", dalle in pasto Gigi D'Alessio al quale poter bisbigliare alla fine di ogni blocco cose tipo "ma annoi non ci piace Milano, eh, Giggi?"; dalle queste cose qui alla signora dai capelli batik e torna a casa con l'animo sopito e le voglie soddisfatte. For I don't care too much for money, for money can't buy me love.

Ma la signora (tra gli altri) non possiede alcuni concetti. Quello che vede la sua opinione del tutto ininfluente agli occhi ed alle orecchie del signore con la giacca sulle spalle. Quell'altro che dice: per te è un gioco, per lui è lavoro e non si deve giustificare con te di quello che sta facendo: spostati e non fare domande, nessuno ti ha chiesto un'opinione. Alla signora mancano anche un'altra serie infinita di concetti (e lemmi e avverbi e un sacco di altra roba) ma lo vedremo dopo. Il signore con la giacca sulle spalle non fa un piega e le dice: signora quando si vorrà calmare si sposterà. Lei è nel pieno di una crisi d'ego ed esplodendo gioca il jolly (non può dire "lei non sa chi sono io" perché la signora non è un cazzo di nessuno arrosto con le cipolle): «voi avete bisogno di noi». Il signore con la giacca sulle spalle, lo sguardo cupo ed un po' incredulo, abbassa il tono di voce (lei non capisce, avrebbe fatto esattamente l'opposto), le sorride (lei quasi impazzisce: perché? perché?) ed in un modo un poco mellifluo ma deciso le dice: signora, non ha capito, non solo non abbiamo bisogno di voi, ma di certo non abbiamo biosgno di lei. Quindi si sposti e si ricordi che è lei ospite mia non viceversa. Buona sera.

La signora si sposta. Ma non si dà pace. Margherita Buy passa via facile, la signora non sa chi sia e aspetta i pezzi grossi. Rula Jebreal (incazzata come non s'è mai vista) va ancora più soft della Bui. La signora è meridionale (quindi è difficile che sia tesserata Lega), ma la razza è la stessa. Quella di Borghezio che alla Jebreal ha dato della "giornalista abbronzata". Figuratevi Rezza, e chi se lo è mai cagato? -pensò d'un tratto la signora svegliatasi dal coma.

Finisce un altro blocco, non ce la fa più, ma proprio più. Comincia a parlare ad alta voce: io questo telone che mi ha fatto venire lo stress stasera e c'ho l'ansia. Io voglio i danni. Voglio i danni morali ecco cosa. Penso, vuole i danni morali. Lo ripenso: la signora vuole i danni morali per essere stata in tivvù a vedere un programma del quale non gliene frega un cazzo purché possa parlare ai vip, e poi l'hanno mandata ad infilarsi dietro ad un telone... dio mio: tutto è perduto. Il marito attacca, cioé stacca. Prende il tendaggio e lo stacca da terra per poterlo muovere a piacimento e quindi poter "vedere bene". E' il momento caldo, mi alzo, vedo da lontanto Matteo e lo saluto, vedo Luca ma non lo saluto, è troppo distante. La signora se la prende con un operatore. Gli dice: ma io non ne posso più di questo telo. Lui le dice, guardi che è messo lì apposta per non far riprendere noi, non può toglierlo, non può spostarlo, non può punto e basta. Spiegazione non dovuta. Ma non ci sta. E' troppo poco, non si dà pace. Come appagarsi? Come anche solo distrarsi? Con Barbara Bouchet.

Barbara, le dice capello-yeah, Barbara. La Bouchet si volta la guarda. E le polpette? Le polpette, Barbara? Ma quali polpette? -le risponde. Quelle che fai tu. Quelle del paese tuo... Ricordate quando vi ho detto che la signora non possedeva vari concetti? Tra gli altri, quello che raggruppa frasi tipo "c'è tutto un mondo fuori da Diva e Donna". Le polpette di Barbara Bouchet. Le famose polpette, quelle del paese suo. Perché piuttosto ovvio che il mondo intero funzioni come il paesotto italiano in cui si fanno e si disfano polpette a manetta. La Bouchet sorride, fa gesti che significano «ma quali cazzo di polpette?» e poi le dice: ma signora, ma se non so fare niente in cucina! Cinque a zero, palla al centro. Dice, sarà stanca.

Se dunque essere stanchi significa affacciarsi al di là del telo per vedere meglio la schiena di Gigi D'Alessio allora ok, era stanca. E dirgli poi, Giggi ma vi siete sposati? A LasVegas, eh? Ecché l'ho appena letto. Dice lui di no. Lei non ci crede. Il marito sbuffa, fanno le foto. L'amica si sposta, abbandona il seggiolino per stare meglio in posa e scattare con il telefonino, il marito dell'amica anche conoscosiuto come l'uomo basso con quattro anelli da Ovetto Kinder alle dita, ride e pensa alla Bouchet. Si vede che pensa alla Bouchet. La disperazione. Microfonato e sotto intervista D'Alessio si prodiga in una sequela di banalità e retorica che ha dell'inversomile. La signora dal capello magenta, annuisce. Stranamente non deve aver confidenza con il lapalissiano. Nella realtà dei fatti è un delirio e ho spesso provato vergogna. Una rara vergogna. E allora no, non siamo tutti uguali.

Io sono una persona piena zeppa di teorie cospirazioniste sulla giustezza e, perché no, l'esigenza dell'estinzione dell'umana specie, mi ero dunque seduto su quelle scomode seggioline per essere smentito. Onestamente ne esco rinforzato, pieno di sorrisi idioti, pensieri grotteschi che balenano prendendo forma ad ogni battito di palpebre. E mi allontano, esausto, balbettando piani che sanno di cattiveria, Milano bagnata e Maga Magò.

Lunedì, 26 Nov. 2007
11:28

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