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Nanotubi*

Io non ho idea di cosa sia la chimica, ok? E nemmeno ho la più pallida idea se ciò di cui sto per parlare sia chimica, fisica o sanscrito; dice, perché ne parli? Perché me l’hanno chiesto. Ho già degli amici bastardi, cerchiamo di non infierire.

I Nanotubi. Voi ne conoscevate l’esistenza? E se si e non siete degli scienziati, perché? OK, i nanotubi sono minimamente affascinanti, visti in foto. Per quel che possiamo fidarci di chi fotografa molecole et similia. Io non mi fido, secondo me sono un po’ come il Divino Otelma, anzi: io di uno che parla di sé in terza persona mi fido molto di più di chi fotografi particelle subatomiche. Allora, i nanotubi. No, il carbonio. Sì, il carbonio, e come ho letto in giro da qualche parte nello specifico bisogna prima di tutto capirlo, il carbonio. E’ un elemento strano, si trova in natura un po’ dappertutto, ci fanno le matite e i diamanti. Come se con una mela ci facessi musica e computer, eppure.

Mi affido ad un pazzo che pare abbia scelto l’argomento per la propria tesi, il signore in questione si chiama Maranza, ingegner Maranza, laureato al Politecnico di Milano nell’anno del signore 200 è il primo risultato di Google alla chiave nanotubi. Morale, o non gliene frega un cazzo a nessuno o questo è un piccolo genio; facciamo che ci fidiamo o perlomeno ve la vendo come l’ho comprata: non vi appaio sufficientemente galileiano? Insomma, il carbonio s’è detto lo si trova in forme allotropiche (cioè multiforme), ma qui cominciano i casini: si prenda ad esempio il diamante. E’ carbonio puro, la grafite anche. Differenze? Che uno è duro l’altra friabile, di chi è la colpa? Degli elettroni. Un atomo di carbonio ha quattro elettroni liberi che nel diamante sono tutti legati l’un l’altro e stanno da dio e sono proprio amici e si scambiano di nascosto le figurine. Nella grafite mmm. Cioè nella grafite c’è sempre un elettrone libero che non serve a niente. Sta lì, fa un po’ un cass. Il tutto, dunque, si concretizza con una struttura planare fatta di esagoni dei quali, i vertici, sono proprio quegli elettroni asociali. Motivo questo per cui gli strati di legami come quello che vi ho appena illustrato, sovrapposti l’uno sull’altro, rendono la cosa tutta friabile e/o comunque meno dura del diamante. Io non lo so perché, va bene? Vi dico quel che scrive il Maranza. Dice, bravo, sette più: ma i nanotubi? Arrivano, datemi tregua.

Allora i nanotubi non sono una cosa facile. Esattamente come la penicillina sono stati scoperti completamente per sbaglio e ancora non si sa bene cosa farsene, il signor nanotubo, se vi interessa, si chiama Sumio Iijima e per questi cosi, ha vinto un Nobel. Il professor Iijima arriva però secondo sulla annosa questione “si, ma quanto sono stronzi gli atomi di carbonio?”, prima di lui infatti, nel 1985 (altro premio Nobel in fieri – poi realizzato undici anni dopo del ’96), il professor Richard E. Smalley insieme a qualche collega che di sicuro passerà al secolo ma di cui non resta traccia sui giornali, aveva scoperto che gli atomi di carbonio in certe condizioni particolari si mettono in una forma sferica assolutamente perfetta che assomiglia da morire ad un pallone anzi direi proprio che è un sacrosanto pallone da calcio, bello identico. Ora, voi capirete che chiamarli “cosi del tutto uguali ai palloni da calcio” magari faceva un po’ brutto quindi li chiamò Fullereni. Non vi ho detto che i fullereni sono composti da un numero piuttosto preciso di atomi di carbonio, mica cazzi. Beh, Iijima c’è andato fuori di cranio per i fullereni e quindi s’è messo a studiarli pure lui, risultato: i nanotubi. Cioè il carbonio si può pure arrotolare su se stesso e formare dei tubi, non sanno perché ma Nobel come piovessero.

Nemmeno qualcuno s’è chiesto che farsene, epperò restano le proprietà: sono flessibili, sono formidabilmente resistenti alla trazione (ben più dell’acciaio), li si può riempire di ogni ben di dio e persino sfruttarli come supporto di catalisi dato che, dice il Maranza, “ha un elevatissimo rapporto superficie/peso”. Se solo sapessi cos’è la catalisi e no, non posso andare a cercarlo perché mi sembra di fare una traduzione di francese con il vocabolario monolingue che per capire che cazzo dice una definizione devo cercare tre parole su quattro e via dicendo, quindi mi tengo la curiosità e non so cosa sia una catalisi. Anzi io dei nanotubi ne ho parlato e mi pare d’aver espiato quanto dovevo, ora se qualche buon cuore riesce a trovare il modo di farmi interessare alla faccenda ne sarei pure contento. Ché l’unica cosa che ho capito è che potrebbero benissimo essere utilizzati, i nanotubi, al posto del silicio nei prossimi aggeggi che ad oggi di silicio abbisognano. Infine, sperando che per le prossime puntate agli ascoltatori di questo programma interessi decisamente di più come si fa la pizza, volevo tranquillizzarvi che quello di prima era solo un esempio, lo so che con le mele ci si fa sia la miglior musica che i migliori computer del mondo.

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* brano tratto da Sabatonotte - prima puntata seconda stagione, 19 novembre 2006

Domenica, 19 Nov. 2006
03:20

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