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Input

Non tutti hanno il dono della parola. E se sì, quanto ne facciano uso dipende poi dal vocabolario minimo garantito. Per riesumare una vecchia battuta di Beppe Grillo, è un po’ come la questione Totò Riina. Lui ha una trentina di parole che usa all’uopo. Di fronte ad un bambino dell’asilo, regge cinque o sei domande, dopodiché strozza. Qui non si fa di tutta l’erba un fascio, sia chiaro. Parlo di quelli “cattivi”, e basta.

Ecco, credo che i Cattivi, ma non stupidi, siano al momento immersi nel progetto “via gli italiani dagli scenari di guerra”. Come avessero aspettato. Ché con il governo Berlusconi non c’era granché da fare: anzi, all’aumentare di eventuali attacchi contro i nostri contingenti militari a Kabul come a Nassiriya, avrebbero raggiunto il solo scopo di cementare la coalizione che lì, quei militari, aveva spedito. Adesso, esattamente quanto me, stanno cercando di capire che succede. Sensibili all’oramai prossimo avvicendamento sia del Presidente della Repubblica che di quello del Consiglio dei ministri, lanciano segnali. Segnali che troverei, io se fossi Prodi, sconveniente dimenticare, sorvolare. Perché per ogni “segnale” dato, ci ritornano in patrio suolo un paio di soldatini a piedi in avanti. Ve l’ho detto: questione di vocabolario. Alcuni parlano, altri sparano. Cariche cave, per essere sufficientemente precisi.

Bene, giusto per fare quadrato. Una carica cava lavora più o meno così: “All'atto dell'esplosione, l'incamiciatura metallica viene distrutta e ridotta in una miriade di piccoli pezzi, che si dispongono in un fascio sottile perpendicolare alla superficie d'impatto. La velocità è elevata (10.000 m/s) e quindi, tale getto, perfora la corazza metallica. La pressione successiva, causata da frammenti metallici più grossi successivi e dai gas di scoppio (circa 300.000 kg/cm²), forza lateralmente il foro prodotto, allargandolo. I gas dell'esplosione ad altissima temperatura, penetrano nell'abitacolo provocando l'esplosione del carburante e delle riserve di munizioni.” Non si fosse capito, non si crepa con il sorriso sulle labbra. All'istante, ma non con il sorriso sulle labbra.

Ovviamente qualcuno ‘sta roba l’ha studiata e vi rimando a lui: leggi, Effetto Munroe

Bene, io credo che ci vogliano dire qualche cosa. Onorevole Prodi, la pensa anche lei come me? Sarebbe quasi quasi giunto il momento di dircelo. Dirglielo. Almeno nelle intenzioni, ma seriamente, non a là “viva il parroco”, chiaro?

Lunedì, 8 Mag. 2006
tag: Effetto Munroe [1], Guerra [14], Kabul [1], Nassiriya [1], Politica [133], Romano Prodi [22], Silvio Berlusconi [78]
10:36

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