Odio, l'estate*
Si? Sta a me? Pronto? Protissimo. Si si, tranquilli. Vado.
« Buona sera. Sto per farvi arrabbiare, chi più chi meno, quindi se non ne avete voglia, spegnere. Uscire, fare altro. D’accordo? Non voglio avere colpe per le vostre isterie. Ok, musica.**
Ecco a me l’estate fa schifo. E lo fa a milioni di persone, probabilmente fa schifo anche a quelli che al primo raggio di sole si spaparanzano nel primo metro quadrato messo loro a disposizione e da lì non li si schioda più sino a metà novembre, ché però c’hanno i geloni e le labbra viola. Ve lo dico perché le cose siano chiare da subito io non credo alle balle; per questo mi informo. C’è un motivo per il quale l’estate è un periodo orrendo? Esiste la metereopatia, sono io che “se mi incazzo” chiamo i temporali o viceversa, e se invece fosse la prima: che è? Sto fondando una nuova religione pagana? Ché mi andrebbe anche bene, ma ditemelo.
“Il soggetto meteorosensibile è quella persona che, per fattori costituzionali o acquisiti, ha una particolare labilità a contrarre la meteoropatia, patologia stimolata dalle variazioni climatiche. La sintomatologia meteoropatica, scatenata dai cambiamenti bruschi delle condizioni del tempo, ha una insorgenza acuta, una frequente anticipazione, e una rapida attenuazione o scomparsa con il cessare della condizione scatenante o con il subentrare di una condizione ambientale opposta.”
Che come definizione mi andrebbe pure bene se non l’avessi trovata sparsa in giro per internet, quindi approfondisco l’argomento con il dottor Maurizio Tommasini, responsabile dell’Unità Operativa di medicina generale ed Epatologia di Humanitas, il quale ci dice: “Possiamo definire la metereopatia come una condizione di particolare sensibilità in cui si trova chi è influenzato dai mutamenti climatici. In pratica, la metereopatia scatena delle manifestazioni in alcune persone prima che il mutamento di clima si verifichi. Ecco allora che può sopraggiungere il mal di testa prima dell’arrivo di una perturbazione atmosferica o di un forte vento oppure si può diventare irritabili e irrequieti. Un lungo periodo di piogge o di giornate particolarmente grigie, poi, non aiutano di certo il buon umore. Questo è dovuto alla poca luce (che influenza moltissimo la produzione di ormoni e il ritmo sonno-veglia) che provoca mancanza di concentrazione, scarsa energia e sonnolenza. La metereopatia certamente non è una malattia e non provoca delle malattie, ma mette in moto, comunque, dei disturbi correlati al continuo mutamento del clima”.
Bene, dato che ‘sta roba qui, la diceva pure mia nonna cinquant’anni fa e gratis, mi prendo dunque il disturbo di definire con certezza che non esiste la metereopatia. Clinicamente parlando. Bene, sono libero di fondare una mia religione pagana. Vi sarò un momento, in seguito, nel quale esporrò i principî fondamentali. Per adesso mi scaglio a caso.
Preferisco le foglie gialle e il vento gelido che annuncia la neve: è così per una pura questione egoistica; io vesto meglio. d’inverno. Poi. Tolti golfini, giacche e cappotti non so dove mettere le cose, io non ho una borsa. Bene, aprite le orecchie, signorie, io vi ho sempre adorato lo sapete, si?, ok: non si tratta di un impulso chissàcome irrefrenabile ma, bastarde – non vi costa niente – mettete le calze. Lo capite il casino che fate nella testa della gente? Con le scarpine tutte un traforo e i piedini che scorrazzano per le vie della città: calze. Magari belle. Sarebbe apprezzabile.
Ah, già. Mi dovrei occupare anche del maschio che dice: “ma cosa dici, l’estate è così bella. Il sole. Il mare. Il caldo. La luce. Le vacanze. Che poi è quel modo un po’ imbecille che hanno i possessori di cromosomi XY di dire: la figa. Salvo tornare a casa con un bel 6-0/6-1/6-0, ma quel gioco in loro favore era la racchia che gliel’ha fatta giusto un filo annusare, spacciata ai posteri, per la bella che c’era. Peccato non averne una foto.
L’estate è bella alle Caiman. Ok? Allora tutto torna. Ma siccome io sto a Milano, l’estate è orrenda. C’è l’afa, l’umidità a 2milioni percento, zanzare che parlano in greco antico e ti puntano dalla mattina. Aria condizionata a livelli siberiani nei negozi e centri commerciali, insensibili alle nostre cervicali. E poi, l’estate, sa di cocco. E a me il cocco fa schifo. Per contro, patisco il freddo, tengo la sciarpa sino a metà maggio e di norma concorro ogni anno per il premio “inverno più travagliato del millennio”, e allora? Sono condizioni, e mi stanno bene. Ma. L’estate fa schifo. E sa di cocco. E non c’è da essere d’accordo o controbattere chissà come. Prendetelo come un assioma. Tanto anche voi la pensate così. E pure Bruno Martino, che non era il primo che passava per la strada, magari il secondo, ma non il primo. Ah, non l’affronto il discorso degli amori estivi. Lasciano il tempo che trovano. Appunto: alle prime pubblicità di quaderni ed astucci per il rientro a scuola. Svaniscono. Come un buon tramonto marittimo, di sole e d’azzurro. Chi la canticchia più, del resto »
* brano tratto da Sabatonotte - terza puntata, 22 aprile 2006
** la versione di "Estate" (Bruno Martino) è suonata dal gruppo Shaquetrà - Cabo Europa - ©2003
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