Terapie canalari, nel prossimo futuro, altro che amori sbarazzini.
Via Dezza. La sapevo, io. Dov'era, dico. Eppure, niente. Black out completo. Una notte d'inferno. Facciamo cambio? Avevo nella mente quell'immagine mia, seduto al banco pronto all'ineluttabile. Manca meno di un secondo. Campanella andata. E' questione di passi. Poi entra. Di pochi passi. Poi entra. Eccola, la sento, ora entra. Mi chiama: cazzo se mi chiama, e io non la so. Ma non è che non la so e basta. E' che proprio non ne ho idea, come mi chiedessero che ne sia dei trivellatori di petrolio sulle chiatte dei mari del nord. Niente, nisba. Ora entra. Entra e mi chiama. La luce, qui a Milano, oggi, è proprio quella lì. La primavera di 'sto par di palle. Quella lì. Vi piace? Eccovela. Ora entra e mi chiama. Cioè, nemmeno ci sta a pensare. Sono nella sua testa da mesi. Per questo dovrei saperla, e invece niente, l'ho detto: trivelle nei mari del nord. L'immagine era quella. Via Dezza, la sapevo. Più o meno, giro qui - vado là. Nulla. Il bianco. Totale. Anzi il Nulla endeniano che mi rincorre e spazza via tutto, ma al contrario. Sono io che gli vado incontro. E trovo solo nebbia. Vuoto. Via Dezza, sparita. Che faccio urlo forte il nome di mia madre? Lo stomaco ribalata come solo Charlie Brown quando capisce che il mondo è finito e non c'è più niente da fare. Poi quell'immagine di lei che arriva, campanella suonata, io che non so niente e chiamerà solo e soltanto me.
Entro, infine, dal dentista. Mi siedo, tovagliolino verde, specchietto in bocca - sono lì che sento i passi, sono lì che sento i passi, arriva arriva arriva, non c'è più nulla da fare, ora muoio. Poi toglie lo specchietto mi guarda e mi dice: "Vada a fare una panoramica, poi ne riparliamo, quando avrà anche un colorito migliore." - è la bidella: "la prof non c'è oggi, sta male."
I miei medici sono solo donne, lo sapevate? E non so quale sia il motivo, ma, a parte che non sembra supplire ad alcun che, non posso andare avanti così, vi pare?

