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Bukkake: Senti come viene giù

deflorato.jpg Mi sono chiesto a lungo come parlarne. Perché incontrare l’opera artistica di Immanuel non è come dirlo. Lo scontro intellettuale provocato dal solo accorgersi che esiste è di quelli che lasciano il segno. Si chiede nella sua biografia “Cosa farà ora Immanuel? Immanuel troverà mai un produttore così audace da investire in lui?”, non lo sappiamo, oggi, ma ci sono ragioni grandi così perché la risposta a questa domanda sia un semplice e clamoroso “sì”. Quell’audace produttore non può altro che esistere è che ancora non ha avuto, lui, la fortuna di incontrarlo. Qui, per quel che potremo, cercheremo di individuare almeno una motivazione valida perché quanto partorito e per sempre depositato ad imperitura memoria da questo poliedrico personaggio che “infesta” le tracce di più di un disco, venga finalmente a galla e, nel farlo, sconvolga i pensieri – e il business - di quelli che i Beatles chiamavano “gli uomini dall’abito intero”.

C'è una questione drammaticamente tecnica che si fa largo nella mia mente. C'è dal primo ascolto del singolo che, tutti quanti noi, qui, abbiamo decretato essere una delle migliori e riuscite esternazioni di artisticità del Nostro. Il brano in questione è Bukkake. Sia detto nemmeno un istante per inciso: è clamoroso. Dal canto nostro, si sono colte con piacere la scelte armoniche, la sensisbilità alle cadenze, il gioco sulla pentatonica ad esplicito richiamo orientale. Bach ne sarebbe orgoglioso. Che è nella semplicità del movimento delle parti la forza compositiva di quest’uomo. Lo stesso Arnold Shoenberg nel suo trattato di Armonia spiega come per muoversi sia necessario che quanto più possibile resti in stasi: un accordo di Do maggiore in primo rivolto (do-mi-sol) trasforma al solo variare della fondamentale (Do, appunto). Mantenendo infatti la triade immobile e poggiando una terza sotto (il basso in La) otterremo una variazione armonica consistente, La minore, settima minore. Cosiderando di restare nella medesima tonalità, senza cioè modulare, abbiamo fatto un salto di sesta. Una sola nota. Immanuel, lo sa. E se è vero e sacrosanto che “cambiar tutto equivalga a non cambiar niente” beh, altrettanto il contrario. E’ per questo, forse, che in Sol parte, e in Sol resta, per sempre. Da “colpo gong” iniziale a “colpo di gong” finale. La linea del basso non si scompone, le variazioni del Sinth strillano, la melodia semplice. “Bukkake / bukkake / è un latte / che piove”. Questo “Che piove” è trascinato sulla terza minore. Un Si bemolle, lì, per la prima volta, chiamandoci fuori dall’atrocità della “quinta vuota” e finalmente dà modo: a noi di capire, e al brano. E’ Sol Minore, dei del cielo, è sol minore! Epifania inaspettata, nell’ultimo spasmo che conduce all’estasi monotonale, un orgasmo armonico ossessivo e ostinato. Ci spiega il genio. Perché la quinta vuota è prendere la nota fondamentale della triade e la sua quinta relativa dimenticandosi quel che sta nel mezzo. Il problema è che “quel che sta nel mezzo” è abbastanza importante, altrimenti non sappiamo se piangere o ridere, capite? Immanule lo sa. E voi cosa fate, nel mezzo di un amplesso, di una “calda pioggia d’aprile”? Io non lo so mica se piangere o ridere. Resta quello che deve. Bach si prodigò nel raccontare che la musica bisogna conoscerla prima di prenderla in giro e con essa farsi beffe d’altri. Martha Graham, ad esempio, imparò la lezione di umiltà declinandola, poi, sulla danza. Immauel si permette seste impertinenti, addirittura modulazioni minimali (potremmo classificarle “Piccarde” ma credo sia esagerato e forse anche un po’ sbagliato); stilisticamente, poi, gioca con la voce sui portamenti, sovramposizioni che non nascondono affatto un che di jazzistico. Non è mio compito occuparmi dei testi, ma sentite questo: “Esperienza bizzarra questa doccia su me. / Io potrei anche farla e rifarla perché / quell’effetto glassato, mi dona un bel po’ / io non sono mai stato omaggiato di più”. Onestamente, si può non amare un artista così?


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per ascoltare Bukkake:
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Giovedì, 16 Feb. 2006
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