Il giorno che del quadro fu più bella la cornice
La politica alle volte ritorna alla realtà, vi si adegua. Non che lo voglia, ma lo fa. Oggi la situazione è più o meno questa. Quella nella quale non può più esistere quel confine fra coloro che “la politica non mi interessa” e quelli che invece “la politica è la mia vita”. Oggi tocca a tutti quanti accettare che la realtà dà uno scossone a tutti quanti. E che piaccia o meno, la politica, il governo, la partecipazione intellettuale alle sorti di un paese, è un qualche cosa cui non si può prescindere. Allo stato dell’arte dopo quasi un quinquennio di governo di centro-destra capitanato da Silvio Berlusconi, la situazione si appalesa per quello che è nella realtà; e sfugge ai canoni di qualsivoglia commentatore, ai rigidi giudizi delle indagini di mercato e d’opinione. Quello a cui abbiamo assistito inermi tutti noi cittadini italiani è stato un profondo cambiamento sociale. Un meticoloso progetto di destabilizzazione tanto sottile quanto pericolosa. Ogni impianto della Repubblica è stato posto a giudizio e revisionato. La Scuola, e con essa la cultura di un ventennio con buona approssimazione. Come il metabolismo umano, quello sociale ha tempi di assorbimento sconsiderati rispetto a quelli che ne permettano la modifica. Non mangiare per sei giorni provoca danni che si ammortizzano in più di un anno. Non si può chiedere scusa, poi. Non va tutto a posto così come lo si è conciato. Poi lo Stato di Diritto e quindi il mondo del lavoro entrambi massacrati, ma non vorrei essere frainteso: a questi è solo toccato dare un’ultima spinta ché le fondamenta erano marce da tempo. Oggi lavorare è un’ipotesi, il resto un’utopia. Le condizioni stesse che permettano lo Stato di Diritto sono state annientate, oggi si mena, si ostracizza, si spara, si condona, si prescrive, si ghettizza, si punisce quel che punito non dovrebbe essere e viceversa. Nessuno, non io, non voi, fa una piega.
E avvenne che si sgretolò la Magistratura. Che a furia di tuonare, infine, riuscirono a far piovere. Oggi la media del popolo crede ad una Magistratura corrotta ed inutile, riformabile e schiava dei poteri forti. Non è così. Trattasi di destrutturazione di uno dei tre poteri fondamentali di una democrazia. E noi, nemmeno una piega. I magistrati si ribellano per quanto possano, disertando l’apertura dell’anno giudiziario; noi a pensare a quei quattro fannulloni che non vogliono lavorare come fossero liceali imbecilli nel giorno di manifestazione. Eccellente.
Oggi, ma non da oggi, crolla il mondo finanziario. Il caso Fiorani. Mi correggo il metodo Fiorani ci fa cascare dal pero tutti quanti: guardacaso le banche ci derubano, da anni. Dice Fiorani sotto interrogatorio che godevano di protezione politica, mezza verità. Più che altro esiste una legge che ritiene normale che se un conto corrente di un deceduto non viene estino per tempo, quanto depositato divenga proprietà della banca stessa. Non è copertura politica, è truffa legalizzata. C’è una bella differenza. E di questo domino non poteva per l’ennesima volta essere vittima mancata il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Colpito e affondato. Io non lo proteggo, guardatelo bene, non potreste fare altrettanto ma ho paura dell’Italia che esulta. Ché adesso le mutande sono calate. Volete un riassunto? Sta bene.
Il nostro paese, povero economicamente, ammanca oggi di un sistema scolastico allineato agli standard europei e più in generale occidentali, che ci possa far ben pensare per i prossimi vent’anni. Si lavora sempre meno e sempre più in minor numero. Allo stesso tempo una cifra imprecisata all’interno di una popolazione di quasi sessantamilioni di persone ritiene che la giustizia valga poco meno del posticipo di serie B. E per non lasciarci mancare nulla il prezioso e delicatissimo sistema economico e bancario è stato abbattuto perché marcio dall’interno con millantati (per ora) intrecci politici.
Il ministro dell’interno Pisanu, piuttosto moderato solitamente, ha purtroppo dato prova di perdere la calma nell’ultimo periodo. Ha mancato di opportunismo in altri. Fra qualche mese ci sono le elezioni politiche in Italia. Una debolezza sciocca, come quella di farsi scappare un’intervista nella quale, ad esempio, si vociferi la “necessità di ricontrollare il risultato della consultazione”, potrebbe portare ad una deriva sociale di difficile determinazione. Con le basi sociali annientate, una magistratura inesistente ed un sistema economico piallato, le elezioni dubbie sono un golpe. Cerchiamo di svegliarci prima. E siate preoccupati, una volta tanto.

