Diritto di replica (Razza padrona reloaded)
Qualche settimana fa scrissi un pezzo su Lapo Elkann e Claudio Coccoluto, una decisa presa in giro in tempi non sospetti. Venerdì scorso, il 28 ottobre, lo stesso Coccoluto è passato da queste parti lasciando un commento (lo potete leggere voi stessi). Vi prego di scorrere insieme a me questi estratti che sostanzialmente lo riportano quasi completamente:
«vi ringrazio di aver riservato tante attenzioni a me che nella questione , diciamo, FIAT, sono finito assolutamente per caso, ma non rinnego nulla poichè ero lì a fare il mio "lavoro" che piaccia o no al redattore»«a COSTUI lascio i conati per le definizioni che mi appiccicano e lo inviterei, visto che si arroga il diritto del censore, di:»
«leggere meglio quello che scrive, scrivere meglio quello che pensa, pensare meglio quello che vede.»
(io continuerò a) «"suonare" quello che mi piace e a incontrare chi capita nelle possibilità che mi offre la mia vita, senza dietrologie nichiliste, LIBERO da condizioni e pregiudizi come mi auguro possa diventare lui che scrive di altri.»
Cominciamo con il dire che in questo blog non c'è redattore poiché non è una testata registrata e di conseguenza non ci sono Direttori, redattori e via dicendo. Ma non è un problema solo un misunderstanding. Al contrario quel che mi intristisce è non solo la scarsissima autoironia del personaggio sulla quale potrei ulteriorimente soprassedere ma soprattutto l'ennesimo atteggiamento da "oddio l'appestato, 'spetta che mi scanso". L'ho già visto fare. Faccio un paio di esempi che poi non mi si dica d'essere criptico. Stella Mccartney, figlia di chi è figlia, potendo contare sul solo suo talento, ebbe la grandiosa opportunità di poter studiare per divenire stilista. E chi non potrebbe altrettanto. Stranamente amica di Kate Moss (la quale - capite? - le fece il piacere di indossare i suoi capi per il saggio di fine anno), ci mise poco meno di un secondo a dimenticarla quando scoppiò il caso Moss-cocaina.
Secondo esempio: Lapo Elkann era ancora in coma che Martina Stella s'era già premurata di far sapere a tutti che in realtà lei stessa era la prima a considerarsi una ex. Martina Stella è davvero una ragazza da farsi amica quanto prima, perché infonde proprio quel senso di fiducia. Io le confiderei i miei più reconditi pensieri se li volessi sentir raccontare al mercato del pesce.
Terzo esempio: Silvio Berlusconi non lascia passare una sola ora per disfarsi dell'amico George Bush. Vuoi che c'è maretta ma tutti conveniamo che se ne sarebbe potuta inventare una migliore. Ché proprio lui a convincere il Presidente degli Stati Uniti a non fare la guerra all'Iraq è la migliore delle battute. Insomma si stringe il laccio intorno all'affaire Plame e siccome c'è terremoto a Washington allora Berlusconi si chiama fuori. Che brutta scena.
Viviamo in un mondo di irresponsabili, signor Coccoluto. Lei capirà che alla luce di questi recenti esempi che riporto quel suo "sono finito per caso" suona solo un po' paraculo. Stante il fatto che nessuno vuol mettere in dubbio la sua buona fede, e che qui altro non s'era fatto che prenderla in giro. Excusatio non petita. Diceva poi che mi "lascia i conati". La ringrazio. Vede: a me vengono i conati anche per il torroncino, ma nessun gelataio s'è mai offeso o sentito in diritto di puntualizzare. Il fatto che io non consideri mettere dei dischi su un piatto qualche cosa di artistico, oltre ad essere avvalorato da decine di libri che - studiati - le potrei citare a memoria, è soprattutto mia opinione, in quanto tale soggettiva. Cosa sono i Writers? Artisti o imbrattatori di muri? Boh. Non importa. Per me lei non è artista, per altri si. Ha valore, oltre al suo esplicito risentimento per non ho capito quale mancato riconoscimento?
Poi mi consiglia di «leggere meglio quello che scrive, scrivere meglio quello che pensa, pensare meglio quello che vede». Le spiego, parto dal fondo. Non è obbligatorio vedere per pensare. Altrimenti nessuno avrebbe a che dire sulla guerra di Troia. Mi rendo conto che possa non essere uno dei suoi primi crucci la mattina, ma se ne faccia una ragione. Ha detto una sciocchezza. Io leggo quello scrivo; infatti non ho scritto nulla di offensivo sul suo conto, al più ironizzavo su di lei come su migliaia di altri. Mi creda, se la voglio offendere se ne accorge. Che poi uno che scrive "lo inviterei [...] di:" sia quello che mi intimi di scrivere meglio ciò che penso, lo trovo imbarazzante e fuori luogo. Magari sarò criptico ma dalla mia ho la grammatica. Lei pare non poter dire altrettanto. Quest'ultima motivazione immagino valga anche per il "leggere meglio quello scrive", che dice Coccoluto?
Sorvolo sulla "dietrologia nichilista" sulla quale ancora mi arrovello, e le chiedo: tutto ciò non le sembra dannatamente triste? Guardi che io scherzavo, sa? Perché per fare pace non viene a mettere i dischi alla Blogfest?

