Black sites - showdown
L’esportazione della legalità e della democrazia ha un costo. In soldi, per essere più terra terra possibile, ma anche in immagine. I paesi che negli anni hanno guadagnato lo status di “democratici” faticano a restare aderenti a quanto si proponessero. Stante il fatto che s’è completamente perduta la componente etimologica della cosa – la sovranità del popolo – restano i compromessi: non necessariamente accettabili. E’ il caso della tortura. Dato il riconoscimento inalienabile del diritto e della dignità dell’uomo sovra ogni cosa, dunque, si può torturare o no?
Ebbene, come già ho scritto, e ne resto convinto, in democrazia la bomba ha da scoppiare. Il che implica che la tortura in quanto pratica scientifica, perpetrata, ragionata e pianificata, non solo è inammissibile ma neppure utile. La stessa CIA ne dichiara l’inutilità: il torturato tende a dire qualunque cosa, purché la si smetta. Meno male che ce lo ha confermato la CIA poiché noi tutti s’era ancora convinti che le donne fossero streghe e Torquemada un grand’uomo. Ma la storia non è poi questa infallibile professoressa. Al contrario, stante il credere a tempistiche oltremodo imperative, l’esempio è sempre lo stesso: se il mio vicino di casa conoscesse l’esatta ubicazione della bomba pronta ad esplodere entro dieci minuti e non la volesse dire, neppure in quel caso dovrebbe (in democrazia) essere torturato. E la bomba esplode, uccidendo. E sia. La Democrazia è perfettibile. Nei fatti, il mio vicino di casa sarebbe torturato eccome ché la sua vita vale meno di quella altrui, quantomeno in termini quantitativi. Io non approvo, ma comprendo.
Poiché, però, la tortura è pratica assai diffusa un po’ in tutto il mondo occidentale soprattutto quando in guerra (ma anche no), verrebbe da chiedere com’è che fanno. E la risposta è semplice: prima di esportare la democrazia, esportano la tortura. Come ci spiega questa lunga inchiesta del Washington Post, che vi invito a leggere. Prendete un paio di quadri dell’agenzia d’intelligence più famosa del mondo, spediteli nelle Filippine, in Ucraina o qualunque altro paese dell’Europa dell’est, in Egitto, in Asia. Adopratevi perché vengano costruiti “black sites” a norma di legge altrui, e cioè senza alcuna legge. Fate sì che a tutti quanti sia chiaro che nel momento in cui qualche giornalista ficcanaso scoprisse la cosa il Governo dirà che non ha idea di chi siate e del perché lo siate (un po’ come accade alla Plame o a Pollari – e perché no al buon vecchio Jack Bauer). Il risultato della ricetta è presto detto: un locus amoenus nel quale nessuno vi dirà “non si può”. Così tutti quanti si fecero i propri affari, felici e contenti, lasciando agli altri la colpa, e la vergona.

