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Da che parte stiamo? (Nigergate #2)

Io sono un iracheno. Sono arrivato in Italia e nemmeno ci sto troppo bene, che devo sempre e continuamente dimostrare di essere un uomo. Ma da me salti per aria a brandelli un giorno sì e l'altro pure, capite che alla fine la Bossi-Fini sembra una picnic primaverile. Ma scopro che il paese che mi ospita suo malgrado produce documentazione fasulla e la consegna alla Cia, la quale la gira a Colin Powell che la butta sotto il naso di mezza Europa facendo il giro delle sette chiese in cerca di alleati. Ritengo, d'un tratto, che tale pesca miracolosa fosse quantomeno illegittima. Poi rifletto, io che sono iracheno, che a seguito di tale documentazione falsa, sganciano in testa a mio fratello e relativo parentado, cinquecento tonnelate di bombe ogni tre ore per venti giorni. Infine, non posso che apprendere che mio fratello è morto. Ad esempio. Io sono iracheno e, per dio, sto in Italia e la democrazia la vivo ogni giorno che spunta il sole, ma mio fratello - che è iracheno pure lui - beh, lui no; lui di democrazia ne vedeva un po' meno, però era vivo. E, si badi bene, entrambi ritenevamo che Saddam Hussein fosse uno che a capo di uno Stato - proprio no - non ci dovesse stare; ma vai tu a dirlo alla Cia, mica ti ascoltano quelli. Salvo poi, vent'anni dopo, farsi riempire le mani di documentazione inventata in toto che tratti di come e del perché e del quando l'Iraq abbia acquistato uranio e sa dio cos'altro. A questo punto poco importa, converrete, ché mio fratello è morto. E non è che pretenda che le guerre debbano chissà come stare attente alle singole esigenze, però porco giuda, era mio fratello. E la colpa è della guerra, questo sì, lo posso dire? Poi rifletto, perché sarò iracheno ma non sono stupido, e allora penso che senza quella documentazione creata ah hoc dal Sismi (che anche se sono iracheno lo so che è il servizio di sicurezza militare italiano), magari la guerra ci sarebbe stata lo stesso, ma chi può dirlo? Allora mi convico che, sì, sarò iracheno, ma vi giuro che proprio idiota idiota non lo sono. E ne avrei anche le prove, vere. Io. Eppure perdo la logica e magari anche la calma e un sacco di altre cose che, pur iracheno e mai così lontano dal patrio suolo, avevo imparato ad essere. E penso a mio fratello, a mia madre. Le mie nipoti. I miei amici. Morti per una balla italiana. E no, sono iracheno ma non sono un terrorista che si infila le tasche di tritolo e si mette davanti al Duomo di Milano e te lo riduce in pezzetti grossi come ghiaia, ma sono incazzato come un toro. E mi piacerebbe proprio tanto.

ps. Qui c'è il link alla seconda puntata dell'inchiesta di Bonini e D'Avanzo su Repubblica. E qui il link alla prima.

Martedì, 25 Ott. 2005
02:54

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