Con un bacio
- Papà?
- Dimmi, Micro Ci…
- La mamma quando torna? - e non staccava gli occhi un istante dal suo disegno.
Era un disegno da bimba, quello con i cuori e i palloncini. Con i pastelli che sbavano fuori dalle righe, e in mezzo un grossa scritta rossa: « Ti voglio bene! Bentornata a casa Mamma!!! »; un disegno che ogni maestra ti avrebbe fatto rifare. Ma le maestre non capiscono niente.
- La mamma tornerà presto. Te lo prometto.
- Dorme, ancora?
- Si.
- E perché non si sveglia?
- Perché non sta bene, Ci.
Mia moglie riposa, in bilico da sei mesi. Sta andando via, un giorno alla volta. E più non c’è, più ci manca. Ho pensato di avere un cesto pieno di risposte per mia figlia. Un cesto immenso dal quale attingere per sempre. In nemmeno sei mesi, s’è svuotato. Adesso dipende da me. Rovinerò io la vita della nostra bambina?
Il giorno che ci sposammo pensai di vivere un sogno. Quel giorno capii che stava tutto finendo. Che ogni momento passato con lei era un istante in meno di vita da vivere insieme. Poi ci capitò di lasciare un segno su questa terra. Chiara, la nostra bimba, oramai la mia. La nostra Micro picCina. Mia moglie se ne va, un minuto dopo l’altro, ed io non so cosa fare. Ha sei anni, Chiara. E mi guarda prepararle la cena, la colazione, stirarle il grembiule, accompagnarla a scuola. Quando la sgrido mi urla che la mamma era più buona. La sua mamma, era molto più brava, la sua mamma le voleva bene. E’ vero, mia moglie era più brava di me. Ma adesso ci sono solo io. E devo bastare per tutti e due. Per Chiara, e per me stesso.
Ho amato quella donna quanto tutti voi messi insieme non sapreste nemmeno immaginare. Ho amato il suo profumo, i suoi racconti, il suo ricordo, le sue mani. Il modo aggraziato che aveva di dirmi: « Scemino, smettila ». Sperando, sussurrando, che non la smettessi. Mai. Le promisi che non mi avrebbe perso mai. Ma adesso è lei che se ne va. Scompare sotto i miei occhi, in silenzio. Evapora, quasi. Ed io vorrei solo farmi divorare dal nulla, ma non posso. C’è Chiara che mi chiede « la mamma, dorme? » - il suo pensiero mi uccide ogni giorno. La rivoglio, la rivoglio adesso. La rivoglio a letto, la sera rincasando, la rivoglio ridermi addosso. Dov’è mia moglie? Perché mi ha lasciato da solo, io non sono capace; la mamma è più brava. Io non li so fare i sofficini croccanti a me vengono delle schifezze tutte molli. Io non la so fare la coda alta, io non mi accorgo che l’elastico azzurro fa schifo per come l’ho vestita. Io ho bisogno di amarla per amare il mio mondo. E non sono capace di fare la mamma. Io sono solo il papà. Io non riesco a dirle altro che « sta dormendo ».
- Papa?
- Dimmi, Ci.
- Lo sai cosa farò da grande? - il disegno era già un altro, i bambini hanno un produzione di disegni industriale.
- No, cosa farai da grande?
- Farò il dottore. Quello che sveglia le persone, e sveglierò la mamma.
- Micro Ci, vieni qui. La mamma, non lo sappiamo quando si sveglierà, dovremo avere pazienza, Ci, ma resterà per sempre nel tuo cuore, e nel mio. E ci penserà tanto, tanto che ce ne accorgeremo. Hai capito? Chiara, hai capito?
I suoi occhi, sono quelli di mia moglie, quelli dei quali non ho potuto far senza per tutta una vita e adesso che li perderò per sempre, mi malediranno ogni giorno negli sguardi maldestri di mia figlia.
- Secondo te - disse scostando un po’ di capelli biondi con il mignolo della mano sinistra - secondo te, ha voglia di un Bacio Perugina?
- Non lo so, Ci, non lo so.
- Io, pensavo di svegliarla con questi. Io pensavo solo che si sarebbe svegliata con questi.
Con un passo lento ed in silenzio, uscimmo dall’ospedale, e piangemmo, da soli, fino a casa. Come un papà e la sua bimba persi in un parco, che solo una mamma avrebbe saputo ritrovare.

