Mi chiedi che ne penso?
Ricevo una email oggi pomeriggio che mi chiede di occuparmi della questione Dario Mattiello; mi danno dei link di riferimento, vado a leggere e resto basito. E penso, « adesso o decidiamo che essere gay è un crimine, oppure smettiamola di rompere i coglioni. »
Ora, a farla breve quest’uomo è andato al GayVillage, Panorama pubblica una fotografia che lo ritrae - si badi bene - passeggiare tra la folla (un po’ con l’aria spaesata, a volerla dire tutta), e viene licenziato dal suo capo che risponde al nome di Domenico Fisichella, senatore della Repubblica italiana.
Nessuna colpa, la questione - si difende Fisichella - è che non si trovava in un luogo consono. A parte il fatto che queste cose di principio io proprio non le sopporto, vorrei chiedere al signor Fisichella secondo quali parametri un luogo, una situazione, un pensiero, siano consoni e soprattutto a che?
Alla sua morale da bigotto, neoCon, del cazzo? E chi se ne frega non ce lo mettiamo? No, che non ce lo mettiamo perché nei fatti Dario Mattiello è stato licenziato, quindi, purtroppo ci tocca prenderci cura delle pochezze del vergognoso Fisichella. Al quale, sono persuaso, sarebbe meno spiaciuto sapere che il suo sottoposto avesse fatto una gara di scorregge in piazza Navona con relativo stupro di qualche zingarella minorenne del cazzo. Ci gioco le palle, anzi no: il culo, che tanto siamo in tema.
Io, a questa gente che ha il cervello da vecchio bastardo del Wyoming, con la collezione di Winchester in salotto e che quando non da due colpi alla figlia lancia i tappi nelle botti aspettando che il whiskey invecchi (per poi pentirsene ogni buona domenica con il suo pastore di fiducia, sia ben inteso), ecco dicevo, a costoro, io non so rivolgermi se non con sdegno e malcelata speranza di prematura morte per nulla accidentale.
Non si torna più indetro però, e su questo mi riprometto di tornare, ma non con due righe. Di tornare bene. Quando si conquista qualche cosa non si torna più indietro. Credetemi. Il signor Mattiello purtroppo è un bruttissimo scarto di un motore che comunque la pensino i sovracitati minus habens, prima o poi si fermerà.
Quel giorno grideremo al mondo tutti quanti insime - etero ed omossessuali, uomini e donne - che Socrate era frocio e si scopava i ragazzetti di 14 anni. Il che, d’altra parte, non gli impediva di essere un ottimo pensatore. Pensate che fine avrebbe fatto oggi, in un mondo nel quale i filosofi si chiamano Rocco Buttiglione. Che secondo me è un nome da ciclista, niente di più.

