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Pane e coraggio

« Proprio sul filo della frontiera il commissario ci fa fermare,
ma su quella barca troppo piena non ci potrà più rimandare,
su quella barca troppo piena non ci possiamo ritornare. »

E poi buio, botte e la morte - la morte - appoggiata su un fianco, che bascula nello sciabordio, ti sfiora una spalla. Ti sussura l’amicizia che vola via, e l’amore che si perde nei flutti. Nel silenzio del sale e del vento. Dell’umido che inzuppa le vesti e le ossa, per urlare la nostra disgrazia e disperazione. Al tramonto, dimenticarla un poco. Addormentarsi e sperare di non spegnersi, lasciarsi andare.

« E si che l’Italia sembrava un sogno, steso per lungo asciugare.
Sembrava una donna fin troppo bella che stesse li per farsi amare,
sembrava a tutti fin troppo bello che stesse lì a farsi toccare.

E noi cambiavamo molto in fretta il nostro sogno in illusione
incoraggiati dalla bellezza vista per televisione,
disorientati dalla miseria e da un po’ di televisione. »

Ognuno con i propri incubi chiusi nel cuore. Le bocche silenti e l’animo inutile. Inseguiti dalla gloria regalata come menzogna su ogni mercato del buon affare. Aizzati come carne da macello di un mondo che non ci appartiene. Affamato cibo di affamati di noia.

« Pane e coraggio ci vogliono ancora, che questo mondo non è cambiato,
pane e coraggio ci vogliono ancora… sembra che il tempo non sia passato.
Pane e coraggio commissario che c’hai il cappello per comandare,
pane e fortuna moglie mia che reggi l’ombrello per riparare.

Per ripare questi figli dalle ondate del buio mare
e le figlie dagli sguardi che dovranno sopporate.
E le figlie dagli oltraggi che dovranno sopportare. »

Perché è della gente come noi che atteriremo il giudizio. E’ dei nostri occhi che s’indigneranno. E della nostra pelle che avranno schifo e su quella pelle sputeranno. E i nostri corpi si scoperanno. La notte, come fosse uno scherzo. Nella disperazione di mia figlia che muore fra le mie braccia vedo le loro bave e le confondo fra le schiume del mare. Bianche. Che nulla di più sporco ho mai udito abbattersi sulla chiglia di una nave.

« Nina ci vogliono scarpe buone e gambe belle, Lucia.
Nina ci vogliono scapre buone pane e fortuna e così sia
Ma soprattutto ci vuole coraggio a trascinare le nostre suole
da una terra che ci odia ad un’altra che non ci vuole. »

Mercoledì, 28 Lug. 2004
01:27

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