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A me di Samuele non frega niente

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Brontolo - su Macchianera

Signora Franzoni, buongiorno. Le scrivo per complimentarmi del risultato ottenuto nel controverso processo che la vede protagonista, quello per l'omicidio di suo figlio, Samuele. Vede, a me di Samuele non importa affatto, Samuele è morto e come tutti i morti non conta più nulla se non per i propri cari e relativi, a me importa di lei. Io non sono la Palombelli che le dedica un accorata lettera sul Corsera nella quale la invita a dire tutte le sue verità. Ribadisco, non ho sentimenti paolotti che mi spingano a rivogerle la parola solo un paio di curiosità, e spero che lei possa darmi qualche risposta.

Innanzi tutto mi chiedevo come stesse? Trent'anni sono trent'anni, ovvero la terza peggior pena prevista dal nostro codice penale (prima l'ergastolo e poi i trentacinque anni). Lo so che lei non è pericolosa, o non più quantomeno, quindi va da sé il cavillo per tenerla fuori dal carcere c'è tutto, ma mi spiega perché? Cosa ha mosso nei pubblici ministeri perché non chiedessero come da protocollo il suo arresto immediato al termine della sentenza? Che sia suo figlio, quello nuovo intendo. Quello 'messo in cantiere' perché non potesse proseguire la sua detenzione cautelativa preprocessuale come ogni altro cristiano. Vede, signora Franzoni, Callisto Tanzi (provi lei a paragonare anche solo l'età) pur giustamente indagato e per certo colpevole, s'è fatto i suoi due mesetti dietro le sbarre e nessuno ha neppure mai ipotizzato che avesse ucciso chicchessia. Lei non può dire altrettanto.

Poi, conoscendo voi - e intendo la sua famiglia ed il suo avvocato - quello che indichereste (e pedinereste) quale probabile assassino di Samuele, perché non lo denunciate? Siate delatori, nessun biasimo per chi consegnerà nelle mani della giustizia il responsabile. Mi faccio garante della comunità. Anche perché lei, suo marito ottuso, e il vostro azzeccagarbuglidisilvio sareste passibili di una bella denuncia per copertura, connivenza e quant'altro la mia poca memoria delle leggi mi porti ora in soccorso.

Mi chiedevo anche dei suoi due figli. Quelli di adesso. Con quali occhi li guarda? Con quelli che fa vedere a noi? Poverini. Con gli stessi occhi con i quali annunciava in diretta dal programma di Maurizio Costanzo - fra le lacrime - che era nuovamente incinta? Ma lei, signora Franzoni, dorme la notte? Perché se sì, la prego, mi dica come si fa. Ed alla stessa stregua, con quali occhi i suoi figli guardano lei? Perché che le piaccia o meno, il suo primo genito - le va se lo chiamiamo 'il sopravvissuto'? - non avendo un anno come l'altro, qualche domanda magari se la pone anche, fosse anche: "perché la mia mamma è sempre in tribunale?". Perché dei signori cattivi la accusano d'aver ucciso Samuele, spiegherebbe magari un nonno, suo padre - quello dei servizi segreti, ricorda? Ecco, lei capirà che il sopravvissuto potrà avere tutta la fiducia del mondo in lei e nel nonno 007 ma le parole 'mamma' e 'ucciso' così vicine fanno male, fanno fare gli incubi, fanno piangere. E non è giusto, signora Franzoni, non è giusto per niente. Non dia la colpa ai mass-media. Fanno il loro mestiere, ma sei lei sa il nome dell'assassino, fughi questo dolore quanto prima da suo figlio e lo porti in analisi, senza stare a ponderare il giusto momento per rilasicare l'intervista a Costanzo, ne va della salute mentale di un bambino presto uomo che la vita rovinata l'ha già, salviamo il salvabile, se ancora ci fosse.

Infine, e chiudo, io credo che lei sia colpevole. Colpevole d'aver ucciso suo figlio prendendolo a mazzate in testa nel sonno. Colpevole d'aver provocato schizzi di sangue che toccarono il soffitto, colpevole di tutto insomma. E la invidio. Invidio la sua tempra. Il suo essere riuscita a non crollare, il suo sguardo gelido, e la follia recondita. Il suo essere 'mostro della porta accanto'. E lei lo è signora Franzoni, lo so che si percepisce identica a prima, anche io mi percepisco come uno splendido diciannovenne, ma non lo sono più da quasi dieci anni e ho un sacco di capelli bianchi. Lei è quanto di più orribile io abbia mai immaginato, e proprio il suo non crollare mai mi convince sempre più. Un innocente sarebbe preda di isterismi e crisi nervose al di là dell'immaginabile, lei no. Un colpevole sarebbe crollato in tre anni, lei no. Lei regge. E regge perché sa, e noi 'solo' non sappiamo ancora come, ma lei lo sa, che non possono incastrarla con le prove perché di prove provate che conducano a lei non ce ne sono, giusto? Sì lo so che è giusto.

Ma mi dica: com'è stato spogliarsi, pulire il sangue di suo figlio dall'arma del delitto e rimboccargli le coperte? Che odore c'era? Che cosa pensava? Magari canticchiava? Vede è questo che mi schifa: per ragioni ben più futili ci sono figli, madri e padri disperati perché vicendevolmente allontanati per un atto del tribunale dei minori. Stiamo parlando di botte, alcool, lavoro minorile, roba brutta insomma ma vogliamo paragonare? Beh per queste ragioni, o per la supposizione di queste ragioni, le dicevo, interi nuclei familiari vengono smembrati. Non vede affinità? Io sì, e dopo tutto il lavoro che ha fatto perché accadesse mi rincresce non le baleni anche a lei: è la supposizione, signora Franzoni. Perché nonostante la sentenza che la condanna a trent'anni di carcere ancora ci tocca 'supporre' che sia stata lei. Non ne abbiamo la certezza, se non per una questione tipicamente istintiva. Come sia che sulla base di questa 'supposizione' lei non abbia ancora perso la patria potestà, per me, resta un mistero.

Stia bene e mi creda, ammesso e non concesso che dio abbia mai esortato l'uomo ad 'andare e prolificare', non si riferiva a lei.

Mercoledì, 21 Lug. 2004
tag: Franzoni [2]
09:04

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