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Terza ora - Matematica

« Chiudete per cortesia le finestre e spegnete la luce. Grazie. Silenzio. Lei, mi dia una mano. Attacchi questo, bene. Zitti voialtri. »
« Prof, cos’è quella roba? »

« Secondo lei? Uno stereo, no? »

Ma che cazzo c’hanno i prof oggi ma si sono rincoglioniti tutti insieme lo stesso giorno? Oggi non c’era mate?

« Ieri ho girato per Milano, la lezione è cominciata si sieda, ed ho girato con il naso all’insù. Ho aspettato e guardato la gente infilarsi nelle ombre dei passanti; i fidanzati sulle panchine, le biciclette. Io eri ho passeggiato per Milano e l’ho guardata per voi. Perché voi non la vedete neanche, non è così? »
« … »

Sì, si sono tutti rincoglioniti.

Play, un fruscio da roba vecchia, poi un pianoforte con poche note alte e un mugolio di sottofondo. L’aula che si riempie di musi stupiti ma regge il silenzio. Il pianoforte rimbalza sulle pareti scrostate e le cartine dell’Europa, dribbla il crocifisso, poi sbatte ancora a terra e striscia fra le gambe dei ragazzi, sotto i banchi. Stanchissimo pianoforte. Un tempo strano, ma è solo interpretazione di un uomo che del tempo non è schiavo e lo piega al suo volere. Canta mentre suona perché quel brano ce l’ha dentro. E camminano quelle note una dopo l’altra, senza troppo fragore, si alternano. Quelle alte, quasi tutte uguali, si spostano poco tutte più o meno vicine, senza troppi salti. Quelle basse che arrivano ogni tanto, ogni quattro, ogni sei, ogni otto. Poi un poco di più, sempre più attorno, sempre più complementari sino all’apice, quando l’orecchio lo prega eterno e per sempre, un accordo tutto storto quasi rubato, all’indietro, dall’ultima nota che lo compone sino alla prima, fondamentale. E poi sfugge ancora via. Solo pochi istanti in bilico per capire. Quasi chiudere.

Si arrabbia un poco, e dov’è finita la dolcezza di prima, perché non mi trovo più? Come se cambiasse stagione, di colpo, e poi ancora un’altra volta. Si passa dell’inverno più nero, ad un estate che dura un secondo solo per poi smarrirsi in mezzo alle foglie d’autunno che cadono a terra una alla volta, una processione, con quelle note basse che scendono sempre di più, e ancora, e ancora di più e di più e di più non finiscono mai. Che in realtà scendono e salgono come sulle montagne russe, e lasciano le note alte a fare la stessa cosa per due o tre o quattro volte… non importa. Perché dura poco, come un soffio di vento, e poi è ancora quiete e silenzio. Il vecchietto che suona smette di muggire e ci lascia tutti quanti dispersi e raggianti in un alito d’Aria. Quella di Bach.

« L’avete sentita? Ditemi che avete visto. Ditemi che non è perfetta, che non è un numero primo. E’ eleganza e cuore, è stile e sogno. E’ tutto quanto l’uomo e dio si raccontano da millenni. E’ segreto. E’ svelare. La matematica è musica. Deliziosa e per tutti. »
« Prof, ma non era la musica che era matematica? »

« Quanto hai di fisica? »
« Quattro al cinque. »

« Lo vedi perché non capisci un cazzo?, è una questione di sistemi di riferimento. »

Martedì, 8 Giu. 2004
10:57

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