Alla finestra
Guardo fuori e vedo un po’ tutto quello che serve. Un piccino che nasceva quasi per sbaglio e una mamma con i jeans a zampa e gli zoccoli neri, gli occhiali grandi e fumé, i capelli lunghi. Giovane e bella come è rimasta. Rivedo un papà scapigliato e tante, tante, pallonate in faccia. Al caldo nei giardini più chick di Verona. Osservo le mie scuole e l’insinuarsi della musica, tra un sospiro e l’altro, tra un pensiero e l’atro. Tra un boccone e l’altro. Vedo due nonne agli opposti e perfette. Ed un nonno pacato ed amoroso, tutti troppo giovani per il ruolo che ricoprono. Tutti assoluti nel ricoprirlo.
Vedo nascere un bimba clamorosa, buona e dolce. Che mi ama, ma proprio tanto. Vedo le felpe che ho adorato a dismisura e senza un perché, un gatto rosso e pazzo e balbuziente, ed il giorno che muore, per telefono aspettando un autobus e chi vi era dentro.
Vedo una ragazzina dai capelli rossi sotto un ombrello in riva al mare bagnata dalla pioggia. E rivedo quel giorno ogni giorno. Poi vedo un uomo stanco che cammina lontano e il suo fuoco dentro, e so che non pensa a quel che serve né a quanto valga, né se.
E’ proprio una finestra strana, che non racconta nulla; lascia il tempo per assaporare quanto contiene ma non giudica, mostra. Ho sperato fosse un film, ed andare avanti veloci facendo finta nessuno lo sappia, veder come va a finire e poi decidere. Perché alle volte non è detto che si stia meglio in silenzio. Alle volte, sarebbe meglio urlare.
Che le cose le si fa quando le si vuole e non quando ce le si può permettere.
E’ una differenza che cambia la vita, e sa rendere felici. Stanchi magari ma felici. O più di così, quantomeno.

