Pensare
Con cinismo perpetra chimere inenarrabili per poi dimenticarle nel supplizio e nello strazio. È il destino stupido di chi pensa. Il circolo vizioso del poco ma subito, precario piuttosto ma subito, irripetibile e cristallizzato quale paradosso aberrante e futile, ma subito. Ora e subito. Non si fanno torti. Ma neppure del bene se è questo che vien da rincorre di riflesso. Né arte né parte. Solo la stasi. Una piacevolissima stasi.
Quale insana ed incauta infezione di decorso per nulla fatale s’insinua e riempie le tempie, fa arrossire e sorridere di nulla e dal nulla. È proprio un miracolo senza meta né fine. Intesa come termine. Ci si allena e ci si contorce nel dolore del ratrapito. Infine. Esplode. Ma non che la cosa muova le montagne, non sempre quanto meno, anche questo va capito.

