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Le grandi interviste - Parte 2

- La prego, di qui, faccia in fretta… non abbiamo tempo. L’hanno tradita, sa?
- Mmm..

- Per cortesia, mi segua. Ma faccia presto, che poi deve andare al trucco.
- Si.

- Allora, nome?
- Saddam.

- Cognome?
- Hussein.

- Buona sera.
- Buona sera.

- Bene, sarò breve ma intenso: dove cazzo sono le armi di distruzione di massa? Che mi hanno fatto due palle così per sei mesi.
- Non ne ho idea, quello è marketing statunitense.

- Senta, le vengo in contro, io non ho mai creduto ad una sola parola di quanto propagandato da George Bush (padre e figlio) et similia, ma – abbia pazienza – lei non è uno stinco di santo, anzi che infine il suo regime sia caduto non ne faccio una tragedia.
- La gente mi idolatra ed inneggia a me, in realtà.

- Ma che centra: nelle dittature c’è sempre qualcuno che fa finta… e poi la temono, lei ha mandato una quintalata di missili al gas nervino uccidendo indistintamente uomini, donne, bambini… anziani. Più di 300.000 in un giorno.
- Si, è vero. Quindi mi hanno temuto, le pare che ultimamente io possa aver nuociuto a qualcuno? Da una buca per terra? Ma per cortesia.

- Saddam, fa’ minga il pirla… il suo era un regime. E ora ce ne è uno in meno, certo io condanno definitivamente i metodi e non ho mai trovato ragionevoli le motivazioni. La sua fine diciamo che fosse auspicabile, ma io ne traggo un insegnamento diverso. Lei?
- Sì. Mai dar retta alla CIA. Prima ti danno soldi e potere poi ti mettono nel libro nero.

- Senta ma è vero che lei dava un assegno di 25.000 dollari alle famiglie dei kamikaze palestinesi?
- Sì, e allora?

- Bhè, quantomeno è un incentivo, non le pare?
- Dipende dai punti di vista. Io credo che in palestina con 50 zucconi ci si possa fare una ragione della cosa… voi fi siete fatti tirare giù un DC9 ed una funivia ed ai parenti sono arrivati si e no 2 milioni, veda un po’ lei. Che poi gli americani si allenavano lì per venire da noi… a me risulta che in Iraq si scii un po’ pochino.

- Oh, non sia beffardo. Sento gli elicotteri, è in ritardo mostruoso per il trucco, le faccio l’ultima, poi si sbrighi.
- D’accordo.

- E ora? Che ne sarà di lei, ora?
- Direi processo finto ma glorificatore, poi mi infileranno in Cile o giù di lì, come con tutti gli altri. Al più manderanno al patibolo qualche coglione vestito da arabo, e se si vorra solo dire che avranno bisogno di attaccare qualcun’altro: non sapendo scegliere aspetteranno di vedere quale stato avrà reazione peggiore, io dico la Siria, ma anche l’Iran… vedremo.

- Ma sa che mi ricorda Walter Matthau?
- Io sono Walter Matthau, scemo.

- E Saddam?
- Mai esistito.

- Ma porca eva…
- Mi scusi, il trucco…

- Sì, si vada.. – distratto, io - arrivederci.
- Salve…

Qualche minuto dopo ero dietro le transenne, e lo vidi uscire ammanettato con seicento soldati intorno: il blitz. Ma quale blitz. Tutto ‘sto casino per arrestare Walter Matthau, che è pure morto.

Lunedì, 15 Dic. 2003
10:20

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