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Mezza sala, buio. Luce al maestro.

E fu così che corse voce che gli etiopi ardissero sfidarli ancora. Chi? Gli egiziani, ragazzi, pare osassero sfidare gli egiziani… e c’è di più, non solo la valle del Nilo, si diceva stessero mincacciando anche Tebe; di lì a breve un messaggero avrebbe fatto più chiarezza… ma fino a quel momento, nessuno ci stava capendo un cazzo.

Radamès (totalmente agli antipodi dell’erore, un burinotto da quattro soldi, uno che c’ha il fisique du role per vendere il pesce al mercato rionale) a quel punto si rivolge a Ramfis (sacerdote integerrimo e un po’ fascio) e gli chiede: Hai, per caso, consultato la sacra Iside (perché quando non si capisce più niente, meglio interpellare una con la faccia da gatto, certo) e lui Ramfis il sacerdote risponde testuale: Ella ha nomato delle egizie falangi il condottier supremo.

A quel punto Radamès, anzicche giustamente interloquire con un ovvio Ramfis che cazzo hai detto? Risponde un laconico: Ah, lui felice!

Ora, io credo che il verbo Nomare nella sua forma al participio passato l’abbiano usata tipo due volte e la seconda è stato Ghislanzoni per Aida… chiaro al nostro Giuseppone Verdi non è che gli fregasse molto della cosa, se si capiva bene altrimenti amen, la musica avrebbe fatto il resto e difatti Radamès dà prova di non aver capito assolutamente nulla perché è ovvio che Ramfis parlasse di lui, infatti aggiunge: Giovane e prode è esso – poi, non riuscendo altrimenti a chiudere la scarsa comunicazione con il giovane pescivendolo, lo strazia ancora con la cripticità tipica degli uomini di chiesa: ora del Nume, reco i decreti al re.

Sì, so tutta l’Aida a memoria e ve ne sto facendo una parafrasi, l’intento è di avvicinarvi all’opera lirica, sappiate che è molto divertente oltre che estremamente bella e formativa. Per il cuore e l’animo, s’intende.

Radamès non si cura del non aver capito un mazza ancora una volta e comincia a sognare chissà quali avventure ed ipotizzando se davvero quel guerrier lui fosse e se il suo sogno s’avverasse già si vedeva tornare vincitore ed ergere un trono vicino al sol per la sua bella amata Aida. Costei è una schiava etiope, evidentemente retaggio d’altre manovre passate (infatti gli etiopi pareva ardissero ancora sfidarli e non per la prima volta, tutto torna…), MA attenzione non solo è la prima ancella di Amneris, che vuole il caso sia pure lei innamorata di Radamès ma che dalla sua c’ha il non piccolo valore aggiunto d’essere la figlia del faraone (che non ha un nome, è solo il faraone), ma è pure la figlia di Amonasro (re guerriero degli etiopi di conclamata verve, vis polemica – lo vedermo poi – ed altrettanto carisma).

Ecco tutto il primo atto più o meno ‘ste robe ce le dice, in un modo o nell’altro, nel terzetto Radamès-Amneris-Aida tutti sgamano tutti, gli amori intrecciati sono proprio dei segreti di pulcinella, ma arriva il consiglio che interrompe tutto. Si decide che guarda caso Radamès è l’eletto, partirà per combattere gli etiopi e vaffanculo il resto, sgombro il campo, ovviamente, Amneris farà a fettine la sua ancella inutilmente innamorata. È bello fare il re, o quantomeno esserne figlia.

Nel secondo quadro del primo atto c’è la consacrazione del guerriero e delle sue armi al tempio ed al grido di Ritorna Vincitor tutti contenti lo aspetteremo nel secondo atto secondo quadro con il trionfo… Il famoso trionfo dell’Aida che tanto mi piacerebbe sapere penalizzato con l’ergastolo se ancora una volta lo sentissi Lallato dagli ultras di chissà quale squadra, ma lasciamo perdere.

Trionfo perché? Perché Radamès, bontà sua, torna indrè che ha vinto e stravinto contro ‘sti poveri etiopi e ne porta pure indietro un paio. Tra i quali c’è pure Amonasro, padre d’Aida che lo vede e gli dice in mezzo a 500 persone: Tu prigionier? E lui che non è l’ultimo degli etiopi, anzi ad onor del vero è proprio il primo, gli palleggia subito uno sferzante Non mi tradir! A dircela con parole nostre: stai zitta che non c’ho mica scirtto IO SONO AMONASRO sulla fornte quindi taci che li gabbiamo tutti quanti, chiaro?

È che le figlie nel 2600 ac le trattavi un po’ come ti preva, tutto qui, capito il codice non ci fai più caso; e Aida idem, capita l’antifona si rifugia dietro le altre ancelle e per volere del padre sta zitta.

Ora io qualcosina da obbiettare alla scena ce l’avrei pure, di Aide penso d’averne viste alcune centinaia in diciotto anni e non mi sono mai spiegato come fosse che tutti in scena (e sono tanti eh?) non si accorgessero che l’unico etiope che prende la parola è pure quello vestito meglio, con il fisico della madonna, un figo di razza ma di quella razza da Capitan Harlok se mi capite, una cosa che ha dell’hippie ed il fascino tipicamente rurale dell’inciviltà che schiaffata così al volo contro la poderosa civilizzazione faraonica egiziana ce lo fa stare subito più simpatico, ma soprattutto ci fa comparire un neon a caratteri cubitali sopra la sua testa con su scritto OH? È LUI AMONASRO IL PADRE DI AIDA E RE DEGLI ETIOPI, CAPITO? Ma infatti, la cosa buffa è che quando Aida lo vede ed urla Mio padre! La sentono gli altri e restano stupiti che lui sia il padre ma evidentemente non sanno che Aida è figlia del Re. Anche se è l’unica ancella che è vestita benissimo e, sostanzialmente, a capo delle altre a corte o comunque la più ben voluta sino a quel momento da Amneris che però in meno di un atto ha già tramato abbastanza per farle rimpiangere d’essere nata.

Ecco dicevo, Amonasro prende la parola e comincia, la sua filippica; lui perdente fa il culo al faraone… ma ti pare? Però lo fa. Anch’io pugnai, vinti noi fummo, morte invan cercai. PAM! Chi non conosce l’opera non può saperlo ma io ve lo giuro che sarei disposto a pagare qualunque cifra per poter essere il timpanista in quel momento, solo quello in tutta la partitura, ma darei tutto quello che ho. Una mazzata fortissima, senz’arte ne parte, niente accordatura delle pelli, proprio una roba che devi essere incazzato come una bestia sennò così bene non ti viene… Quel PAM – fortissimo vi giuro – è proprio una chicca che spezza il cuore, una fucilata.

Ora consideriamo che questa fu l’unica opera scritta da Verdi sotto commissione, nello specifico per l’apertura del canale di Suez. Al nostro Giuseppone ‘sta cosa non dev’essere andata giù molto, quindi, potendo e poteva, lo schiavo sconfitto che fa il culo all’eroe era una roba che proprio gli piaceva da infilare lì in mezzo ad un Trionfo. E lo fece, e per richiamare l’attenzione ti infila fra le notine basse basse basse (di volume) una martellata tipo cannone atomico come a dire: Ragazzi ora parlo io. Cagatemi, please.

Questa assisa, ch’io vesto, vi dica che il mio re e la mia patria ho difeso (altra mazzata)
Fu la sorte a nostr’armi nemica, tornò vano dei forti l’ardir (e ancora un’altra)
Dal mio piè nella polve disteso giacque il re da più colpi trafitto
Se l’amor della patria è delitto, siam rei tutti. Siamo pronti a morir.

Ecco, quindi non so se vi è chiaro il concetto, Amonasro che ha perso, va dal faraone e cerca di commuoverlo con la storia della patria che se difenderla è un delitto allora la colpa è di entrambi e quindi sì in quel caso sarebbero pure disposti a morire, ma…

Tu re, tu signore possente (è solo captatio) a costoro (gli altri schiavi dietro di lui) ti volgi clemente, oggi Noi siam percossi dal fato MA doman Voi potria il fato colpir!

Sonorosissima grattata di palle da parte di tutti gli egiziani pensanti fuorché Radamès che, al solito, non capisce una mazza e si lascia convincere. Chiede quindi al faraone di liberare tutti che sì in fondo aveva vinto ma perché ostentare la vottoria ammazzando i prigionieri, lasciamoli andare… Allorché Ramfis, ve lo avevo detto che era un po’ fascio, salta fuori con l’idea del secolo; forse è l’unico che si è chiesto com’è che quello lì fosse vestito tutto bene… e consiglia: Ascolta o re, tu pure giovine eroe, saggio consiglio ascolta (il bello è che se la canta e se la suona, è proprio il caso di dirlo). Son nemici e prodi sono, la vendetta hanno nel cor, fatti audaci dal perdono correranno all’armi ancor!

E tutto ‘sto torto al Ramfis mica glielo do… infatti, prosegue nel consiglio dopo essere stato interrotto dall’imbecille (che gli dice: Spento Amonasro… non resta speranza ai vinti! ), Almeno arra di pace e securtà, fra noi resti col padre Aida. Ecco, giusto perché Amonasro doveva essere spento. E ci vede lungo il sacerdotino.

Il re acconsente e vuole fare lo sborone e pesta subito una merda grossa come una casa. Come miglior pegno infatti concede la mano di Amneris, raggiante (Venga la schiava, venga a rapirmi l’amor mio se l’osa! ), al nostro povero beota che in realtà non l’aveva mai chiesta. Aida meno tre milioni di punti, Radamès in emergenza espressione e Gloria Gloria, tutti al terzo atto.

Qui ve la faccio veloce, più che altro perché mia madre smetteva di ballare alla fine del secondo e quindi per anni interi mi hanno sempre detto che Aida finisse al secondo atto e non al quarto, quindi da qui in poi ne so un po’ di meno ma il plot perde decisamente d’interesse.

Allora la questione è semplice Amonasro si vuole rifare, ovvio che convince la figlia a tradire il suo amore, comunque perduto, per farsi rivelare dove marceranno i suoi soldati. Prima lei non vuole, poi rinnegata (Non sei mia figlia, dei faraoni tu sei la schiava! ), accetta di mal grado e ci prova. E ci riesce ovviamente, con quel bambascione lì bastava un coccodrillo del nilo con un velo di grigio sulle palpebre ed un po’ di rossetto, che avrebbe anche detto dove teneva il suo diario segreto di PollyPocket. Ecco nel mentre che Radamés svela, io la faccio breve ma evidentemente anche il Ghislanzoni e Verdi se l’erano bello che sfrangiato, succede un delirio imbarazzante e poco verosimile in relatà… Allora L’eroe sino ad allora senza macchia si sputtana e neppure si rende conto di tradire, arriva Amonasro che gli intima che Lì vi saranno anche i suoi. Allora Radamès non ci capisce più niente, vorrebbe dare della stronza alla negretta ma in quel mentre gli sovvine il dubbio che forse sia figlia del Re? (ecco bravo ciccio ci sei arrivato, noi lo sapevamo da un atto intero) e pensate la sfiga, da quelle parti stava giusto giusto passando anche il nostro piccolo baffetto Ramfis che sente tutto e ordina ai soldati di arrestarlo per tradimento. Che ci faceva lì Ramfis? Portava Amneris al tempio a purificarsi per le nozze… ora Tebe è grande, cazzo Radamès sei un pirla ma ti devi mettere davanti al tempio? E ti sta bene.

Scena finale il processo, Amneris piange come una fontana ed un po’ lo odia ed un po’ lo ama, un Catullo post litteram e per nulla glissato, l’archetipo della passione. Aida perloppiù è scomparsa e c’è il momento di gioia di baffetto Ramfis che può finalmente condannare a morte per sepoltura da vivo del nostro antieroe preferito. Eccofatto il becco all’oca. Alla fine quel pirla vorrebbe alzare tre tonnellate di granito con le braccia per smovere la fatal pietra che sovra lui si chiuse… si come no, a da passa’ a nuttata. Ovvio che Aida si fosse intrufolata sa dio come per morire felice ed imbecille insieme a lui.

Tutti a casa, anche i poveri tedesconi che erano partiti alle quattro del mattino da chissà dove e si sono cotti prima la testa in Piazza Bra, poi il culo sulle gradinate dell’Arena di Verona, laddove mi piace precisare, quest’opera viene fatta tutti gli anni che dio mette in terra per una ventina di repliche dal 1913.

Se vi capita andate a vederla che è un capolavoro. A parte tutto. E poi nessuno ve la potrà mai più rendere seria dopo che uno scemo ve l’ha distrutta così. Sarà divertente. Vedrete. E scusatemi, poi, quando l’avrete vista.

Martedì, 11 Nov. 2003
02:39

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