L'omicidio
« Stai zitta. Amore, stai zitta. Che tanto dei tuoi perché e percome mi fotte meno di zero. Sei morta, piccolina. Non ti salvi. Capisci? Sei morta, solo che di norma sono cose queste che non si anticipano via telegramma; mi riterrei fortunata. Ma morta, fortunata e morta. Morta. Sei morta, amore? Morta, prova insieme a me… morta, capisci? Il labiale è importante… morta, uccisa.. capisci? Uccisa, e sei anche la prima ».
Ma non taceva mica la puttana. Era un continuo divincolarsi e cercare di biascicare qualche cosa affogato nel fiotto di sangue che tanto la lingua gliela avevo già strappata. Con le tenaglie. Perché sulle dita scivola e allora avevo dovuto industriarmi nel cercare qualche cosa di più utile e concretamente efficace. Non avrebbe voluto, va da sé. Ci ho messo parecchio a convincerla. Poi con calma aprì la bocca piangendo che sembrava una fontana, ancora non ci credeva che sarebbe andata proprio così. E invece.
Che la lingua va presa alla base ed ho imparato che è meglio usare la tenaglia e non la pinza, con la pinza tiri e basta e di seguito fai un casino stupido che potevi evitare, con la tenaglia invece già un po’ recidi, così il più è fatto poi, con un po’ di pressione, ti resta fra le mani questa robina rossa immobile… insomma la lingua non c’era già più quindi con tutta la buona volontà non avrebbe potuto obiettare gran che. Ma continuava a mugolare e piangere, uno strazio.
Che poi, di buon cuore, avrebbe anche potuto smetterla, legata ed appesa come un salame… proprio non capivo dove volesse arrivare. L’avevo conosciuta qualche giorno prima per sbaglio. Aspettavo un tram che mi portasse a casa, serata post analisi – ce ne sono di migliori, quelle che aspetti che ti piombi addosso chissà quale miracolo. Ecco avevo detto così. Matteo mi aveva chiamato ed io gli risposi « ci vorrebbe un miracolo, una cosa che mi piova addosso, così anche se non ne ho voglia ». Arrivò il miracolo tempo di spegnere il telefono e c’era lei che mi chiedeva informazioni.
- Scusa per via Stendhal va bene il 14, da questo lato intendo?
- Si certo, ma potresti anche andare a piedi, che poi..
- No, facciamo quella che aspetto.
- Si ok, tanto io vado oltre e poi ti indico quando scendere.
- Grazie.
- Figurati.
Rimetto le cuffiette nelle orecchie e aspetto che arrivi il mezzo, che il 14 a Milano non esiste. Cioè, ci dev’essere una telecamera che controlla continuamente quanta gente si stia affollando sulla banchina all’angolo con Viale Coni Zugna e quando il numero supera i dieci elementi, ecco allora cominciano ad ordinare i pezzi, contattano i saldatori e via dicendo… insomma te lo fanno apposta, è per questo che devi aspettare un po'.
- Ma c’è da aspettare sempre così tanto tempo?
- No, santo cielo, ciao Simone.
- Clara.
- Piacere.
- Ciao.
Ma era un ciao con il sorriso.
- È che qui di solito aspettano che ci sia un sacco di gente, quando comiciamo a litigare fra di noi allora si, lo iniziano a costruire e poi con calma lo infilano sui binari e poi arriva.. forse, traffico permettendo. Ovvio.
- Ma cosa dici?
- Niente è così per ridere.. ma sono in serata se le racconta il Papa sono più divertenti.
- A me ha fatto ridere.
- Affatto?
- Ha fatto.
- Affatto, che ho detto?
- Non hai aggiunto la Acca e c’è una Effe di troppo.
- Ci siamo trovati eh?
- Due cretini.
- Così pare…
- Che ci vai a fare in via Stendhal?
- Un giro.
- Alle 8.20 di sera? C’abbiamo proprio un cazzo da fare?
- Mm. No è che…
- Ma figurati, scusa è che era così per dire qualche cosa.
- Si, però hai ragione. Non c’ho un cazzo da fare.
- Pizza?
- In che senso?
- In quello che ti trovi seduta con una roba rotonda di pane, pomodoro e formaggio davanti, di solito si mangia ma se la lasci a riposo un paio d’anni magari ci fai anche i campionati di fresbee.. tutte le cose sono così, tu pensa al brodo primordiale.. una roba urenda: batteri e merda, o più o meno. Tutta gentaglia senz’arte né parte, poi un giorno nasce un pesce che si trasforma in coccodrillo e poi in scimmia che alla fine si trasforma in uno che ha scritto il De Bello Gallico che in qualche modo sarà pure antenato di due tipi che aspettano il 14 in Viale Coni Zugna di venerdì diciassette. Ecco tutte le cose che sembrano inutili e ferme, dagli una miliardata d’anni e qualche cosa magari succede. No?
- Pizza. Mi hai convinto.
- Dove, hai preferenze?
- Questa qui davanti?
- ‘Fanculo il 14?
- ‘Fanculo.
Il mio miracolo si chiamava Clara. Quella sera. Altre volte ha avuto nomi diversi. Ma quella sera era Clara. Una tipa buffa e carina che le conosci e ti chiedi perché. Non ti si posano addosso, le devi stanare. Ma stanno al sociale come il falso magro alla bilancia. Una volta che le tiri fuori dal guscio mandano a cagare l’ostentata timidezza e di subissano di parole. Non ho trovato il tasto per spegnerla.
La mattina mi sono svegliato e mi chiedevo che cazzo ci facesse una tipa dai capelli ricci e castani vagamente sonnecchiante nel mio letto, ma non è che accada sempre così giusto per capirci. Non è che ci sia stato tutto questo trasporto. Non che mi importasse qualche cosa, una scopata. Per entrambi. Dato che era sabato non ho badato molto alla cosa. Ricevo un paio di telefonate e aspetto. Che la sera mi plachi. Per ora ho voglia di dormire e togliermi dalle palle questa roba sudata e riccia dallo sterno. Niente numeri di telefono né indirizzi, cancellata, reset. Niente serve a niente. Fino a ieri che l’ho rivista e siamo usciti a fare un giretto. Siamo stati fuori milano e lì rimasti per un po’. Due chiacchiere ed un pugno, forte, sullo zigomo destro.
« Santo cielo Clara, ma la smetti? Ma secondo te sto giocando? Ti ho strappato la lingua, pensi che poi te la metto a posto e giochiamo a Twister.. ma no! Ma dài che lo sai che ti ammazzo, quindi smettila ».
Una roba orrenda, con quel livido sulla guancia ed i capelli arruffati, tutto quel sangue che usciva dalla gola. Che se poi mi avesse sporcato in qualche modo mi avrebbe fatto ancora più schifo, giuro.
La cosa mi indispettiva, non capiva. Proprio si opponeva; ma io dico come fai? Me ne rendo conto io che ti sto ammazzando, perché riufiutare l’idea? Stai al gioco no? tanto ti sei iscritta. Se compri il biglietto per le montagne russe, se sei sù sei sù, e non è che ti facciano scendere perché non ne hai più voglia.
« Taci, basta cosa piangi? Ma ti piaceva così tanto via Stendhal? E che cosa dovevi farci? Niente.. smettila, SMETTILA! ».
E perché proprio non taceva, gli ho dovuto cucire la bocca, che fra parentesi è una roba straziante, e non che avessi usato poca cura nel farlo ma mi mancavano gli arnesi capite? E allora è stata la preparazione che mi ha complicato l’istinto. Ho cercato un chiodo in quel cazzo di posto e quando lo trovai ci misi quasi mezz’ora a piegarlo e capire se andava bene. Un pelo troppo grosso a rigor di cronaca, ma ero persuaso, senza cadere in errore, che non me ne avrebbe fatto una colpa. E poi il filo giusto: un disastro, mi sono dovuto accontentare di una roba di plastica o plasticata che fosse. Quelle per fare i braccialetti, per capirci. Insomma nodo qui e là e comiciamo l’opra. Ed avrei anche voluto Clara potesse assistere alla cosa, ma proprio non voleva e stavolta non c’era modo di convincerla, che ci ho anche provato e le dicevo che in fondo in fondo non le stavo mica aprendo il cranio, o non ancora almeno, solo le evitavo di poter muovere le labbra e lo facevo per lei ché più l’avesse fatto più mi innervosiva, il che non avrebbe giocato affatto a suo vantaggio.
Ma niente, cocciuta. Ed allora ho dovuto farla svenire, ma neanche questa è una cosa semplice sapete? Non funziona il colpo sulla nuca. Che in tutti i film c’è sempre qualcuno che ti aspetta dietro l’angolo e senza la minima fatica ti fa dormire per due ore, gli basta un colpetto sul collo. No, no le palle non funziona per niente. E allora, siccome era capitato anche a me dal dentista ho provato con la storia del dolore. Avevo un po’ paura che mi lasciasse sotto i ferri, se m’intuite, ma invece andò bene. Non sapendo da che parte cominciare le tolsi i due incisivi superiori – santa tenaglia, mai più senza – e già lì dava segni di cedimento poi, non ancora lasciatasi andare, capii che era meglio intervenire in un modo un po’ più drastico. Le segai via un piede; il destro. Perché tanto come tutte le donne che sono state a letto con me ce li aveva guarda caso anche lei gelidi e in me cercava qualcuno che glieli potesse scaldare. Di due, un problema in meno. Per le volte a venire, voglio dire.. Fatto salvo che la visione, a cose fatte, non m’impressionava più di tanto, ecco la prossima ho capito che mi sta bene anche focomelica. Non ho problemi io, sono di vedute aperte. Basta non mi facciate scaldare piedi. Oppure vi ammazzo come cagne.
Mi era capitato di segare dei pezzi di legno una volta e mi ero aperto un culo così ma una cosa l’avevo imparata, evidentemente. La lama dev’essere grossa altro che robine da traforo, non se ne viente più a capo. Che poi ho chiuso il tutto con il classico colpo dell’intanto lo spezzo poi tolgo le ultime parti. Lei svenne al secondo andirivieni. Appoggiai la caviglia su un ceppo e con un colpo secco il malleolo si stacca che è un piacere. Ripensai ancora alla storia delle rifiniture e decisi che erano inutili. Non ci dovevo fare una credenza. Mi bastava farla svenire. E c’ero riuscito. Tolta la lingua un piede e due incisivi, potevo finalmente dedicarmi alla bocca. E che erano pure belle e capaci le sue labbra. Se mi seguite. Parecchio capaci. Un lavoro fatto bene, da dio in principio, da lei su di me secondariamente. E per l’ultima volta su di un uomo, o così sarebbe parso data la circostanza che di proseguo ammetteva un po’ pochino.
- Ma tu davvero scrivi un blog?
- Si. Ma è una roba un po’ strana.. ci sono una marea di tipologie di bloggers.
- Di?
- Bloggers, quelli che hanno un blog.
- Ah.
- Ecco, comunque è una storia a sé.. io lo scrivo, non ho alla fine idea di quanti mi leggano perché non sono cose così concrete; non è come un libro capisci? Devi fare tutto da solo e poi non puoi mica obbligare la gente a dirti « Oh, l’ho letto.. bello! » piuttosto che « si ci sono passata, mi ha fatto schifo ». No, che poi non è vero che qualcuno commenta pure.. ma sai alle volte lascia il tempo che trova.
- Perché passata? E non passato?
- Perché non ammetto che esista un sesso maschile. E se si, lo trovo un po’ banale ed inutile.
- Banale..
- ..ed inutile.
- Omosessuale?
- No, etero non praticante.
- Questa è bella me la segno. Ma è una scelta?
- Decisamente no, o se sì coatta. Facciamo che mi sto trasformando in una nazi femminista con la baraba che farà pure un po’ schifo, però mi sa molto di neologismo. E poi è un po’ la verità. Ma etero non praticante mi piace di più al momento e poi si capisce subito, al più sembri un po’ sfigato.
- Perché?
- Non sei di Milano, Clara, vero?
- No.
- Ecco, lascia stare.. sfigato, punto.
- Ascolta, io non è che mi faccio i cazzi tuoi..
- Ah no?
Sorriso, stupidino di entrambi.
- No, è che prima della cosa del 14 per via Stendhal ero a fianco a te e tu telefonavi e dicevi quella storia del miracolo e poi dell’analista e..
- Mm.
- No, così.. io non dovrei ma, com’è che sei in analisi?
- Perché non mi ero fatto alcune domande da un ventisette anni a questa parte.
- Ed ora va meglio?
- No.
- Intendo, meglio del pre telefonata?
- Perché me lo chiedi?
- Perché, sono sfacciata?
- Non saprei… la pizza l’ho proposta io.
- Si ma io…
- Cosa proponi.
- Casa. Mia.
- Ore?
- Mezzanotte.
- Ma vuoi scherzare? Ma come cazzo abbiamo fatto a stare in una pizzeria takeaway per due ore emmezza, seduti sui trespolini che fra l’altro sono di una scomodità imbarazzante?
- Non lo so. Mia?
Che perché poi debba aver interloquito con un No, mia è ancora tutto da spiegarsi, ma dato che le labbra le avevo finite allora mi sono distratto dalla cosa e la ripsosta a quel No, mia non me la sono mica ancora data.. È andata così. La prossima o dico No o dico d’accordo tua. Almeno porto via le palle quando lo decido io. Perché poi non sono capace a dire Scusa, mi spieghi perché non te ne stai andando? Ed allora restano a dormire, dio sa perché, e poi mi tocca ammazzarle come delle puttane qualunque. E magari Clara non se lo meritava neppure. Però è andata così e da qualche parte si doveva pur cominciare. Io ho cominciato da lei. Un Sogno.
Quel che sogno non era affatto è che Clara la lasciai a decantare per qualche ora convinto che al mio rientro sarebbe stata più o meno contenta di vedermi. E così fu da un lato. Bastò solo qualche ora e quando tornai la trovai riversa sul pavimento, faccia in giù ed un polso slegato, sa dio come. Chissà fra l’altro cosa volesse fare. Ma mi diede un’idea.
Tanto non ero neppure il primo ad averla avuta né ad applicarla. Anzi all’ultimo che accadde hanno fatto una pubblicità lunga 1970 anni, esatti. Ad oggi. La slegai completamente ed approntai una specie di croce, grafica s’intende io non so mettere insieme neppure due assi ortogonali. Comunque, individuati i punti la fissai con il trapano al muro, braccia aperte e gambe divaricate fissandole, quest’ultime, una per un piede e l’altra, ovviamente, per un altro punto che però ancora non immaginavo fosse evidentemente così doloroso: il ginocchio.
Si mise a mumgolare così forte che uno strillo vero sarebbe andato molto, ma molto meglio. E poi c’erano quegli occhi che erano una meraviglia un tempo che mi guardavo con una pena che sapeva di Ape Maia con la mamma che svolta a destra e lei, piccola idiota che va sempre a sinsitra, mi sarà pur vicina politicamente però resta un’idiota.
- Hai degli occhi che sono una meraviglia.
- Clara, ma cosa fai esci da un romanzo Harmony e vai a rilassarti in Papiniano quando non hai altro di meglio da fare?
- Guarda che era un complimento.
- Sì, ma a me 'sta storia degli occhi mi sta un po’ addosso ultimanente..
- Perché?
- Perché i miei occhi non me li sono mai cagati abbastanza, evidentemente e poi non trovo davvero nulla di bello in me ultimamente. Sai vengono meno certe cose ogni tanto; ora sono nel periodo ogni tanto, più tanto che ogni, comunque.
- No, comunque lo dico io: hai degli occhi da favola.
- Grazie. Tanto sono un narcisista del cazzo e la cosa non mi muove di una virgola, ci mancherebbe altro che non avessi detto una roba del genere prima o poi. Sono un po’ un melograno.
- Ma che cazzo dici?
- Il melograno è un frutto egocentrico; o mangi il melograno o mangi il melograno non è che ti permetta di fare altro… sennò si offende e si infila tutto per terra e poi lo schiacci e fai casino in tutta la casa. Insomma richiede impegno e per recuperare tutti i pezzettini e per dribblare le pellicine che a confronto la cicoria sa di Sacher Torte.
- Secondo me sei matto..
- Non solo secondo te, purtroppo.
- Sei un matto con gli occhi belli.
- Sì ma a me quella pizza mi sta cantando tutto il terzo atto dell’Aida nella pancia, ma che cazzo ci hanno messo dentro?
- Non ne ho idea.. io sto bene.
- E te pareva, dormi Clara va là, che è meglio.
Due occhi belli anche i suoi, non una roba da togliere il fiato, ma belli. Però ora mi assillavano e fatte le prove con le labbra sarebbe stato un attimo replicare anche con le palpebre. Non ci fu neppure bisogno di farla svenire ancora; fece tutto da sola. Che poi la cosa mi dava un po’ sui nervi. Io volevo che stesse sveglia sennò non mi serviva a niente.
Vabbé con la storia bulbi e palbebre ho fatto un po’ di casino ma il lavoro alla fine faceva la sua porca figura, certo il chiodo era un poco sproporzionato però… fine della pietà implorata via sguardo.
Ed avevo deciso di ricoprirla ancora una volta di un qualche cosa a lei alieno, me lo chiese pochi giorni prima, immaginavo le sarebbe piaciuta una reiterazione della cosa. Nuda era già nuda quindi niente intoppi. Avevo a portata di mano solamente calce. Che poi uno deve stare attento perché si fa del male, ma a saperla usare è una sorta di esprimento da piccolo chimico.
Diciamo pure che Clara ci aveva messo del suo, non credo proprio per l’eccitazione provocata dalla cosa, ma in un qualche modo cominciava da un paio d’ore a spurgare chissà quali liquami dal sesso. Ed applicarvi la calce viva, così subito, fu uno spettacolo, davvero.. come mettere l’acqua ossigenata su un taglietto… tutta la schiuma, una robina carina. Ecco con la calce ed i liquidi vaginali la cosa vi garantisco è particolarmente analoga.. non che poi volessi sfregiare, io non sono un orrido feticista.
L’avevo uccisa, infine, con quell’ultimo atto. Un peccato che anche lei non se la sia goduta particolarmente.. o non come me, quantomeno. Sono stato un assassino ma non di quelli che si bevono il succo di cuore dal frullatore. Una cosa con stile, per un giorno. Questo sì, e l’ho fatto perché bisogna prima o poi provarle tutte… ho posticipato la cocaina e l’eroina.. non me ne vogliate. Ero più affascinato dall’omicidio. Non sono uno stronzo, e non sono matto. Sono un metodico, paranoico ossessivo. E non è un’ipotesi, è una diagnosi. Se capite cosa voglio dire.
- È questa, devi scendere qui. Poi subito lì a destra, vedi?
- Sì, grazie.
- Figurati.
Capite, quant’è banale la realtà?

