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Perno, mobile, di un mondo che non cambia

Giornata di telelavoro oggi, mai fatto in vita mia. Avendone pur sempre avuto la possibilità. Per chi fa il mio mestiere essere ad Instambul o Tokio o a Intra (sul lago maggiore) non gli cambia molto. Basta che ci sia la banda un po' larghina, il resto è poesia.

Quindi sono stato a casa, e sto lavorando. Di più e meglio che dall'ufficio. A rigor di cronaca, questa è la prima pausa da stamane alle nove. E la faccio perché ho chiuso quel che dovevo. Bella questa cosa. Piacevole, garantisco. Tanto casa mia è talmente brutta che preferisco concentrarmi sul lavoro, ma sempre intendo; anche in bagno - che voglio dire, ecco, magari uno lì si rilassa, no io no - cerco sempre di pensare a questo o quell'altro piuttosto che notare l'arredo preesistente. I miei interventi sono stati minimali. Per una sequela infinita di fattori.

Ed ecco che dovendo già divincolarmi dallo stereotipo del single milanese con le uova che ruggiscono in frigorifero (una volta ho aperto e giuro d'aver nettamente sentito l'unica bottiglia d'acqua restata sola nel nulla dirmi: HO FREDDO!), non provo imbarazzo nello stare pasciatamente di fronte alla mia Lucie in orario d'ufficio anzicché, al solito, notturno.

È una roba veramente bella ma mi fa pensare a quando non ci sarà più bisogno di avere degli uffici, a quando prima o poi tutti quanti lavoreranno in casa. E soprattutto al perché dovremmo. Intendo che la verità che sin'ora ci hanno propinato è che finalmente si potrà lavorare da casa.

Ma finalmente che? Ma chi lo dice che finalmente? E poi potranno mica tutti no? un tecnico elettricista se lavorasse a casa sua avrebbe per sé un impianto della madonna ma il resto di milano non farebbe andare la lavatrice. Quindi il finalmente già ve lo casso. Eppoi c'è gente che in casa è meglio che non ci stia prorio. Sono sulla bocca e negli occhi di tutti quelle scene di ordinaria follia che spesso, troppo ultimamente, fanno da contorno alla mie piadine da pausa pranzo entro i 5 euro e 20 di ticket. Non più tardi di stamattina il convivente ha ucciso una donna coltellate in una palazzina. Così, a gradire.

No, no niente casa, che si masturbino - a svuotarsi infine, con il fragore della città, certe persone. Come quando non ricordo quale ministro di quale governo ebbe il buon gusto di dire che il guidatore italiano in rientro dall'esodo non si deve ansieggiare, così come non dovrebbe quello cittadino, colti entrambi dall'ingorgo del secolo. Disse, il ministro: in fondo la coda è anche un momento in cui si può stare con la propria famiglia. Aspettate che rileggo... ecco, sì disse così. Ma cosa dici, ministro, ma se c'è gente che la stermina la propria famiglia in coda, cosa blateri. Ma taci.

Resto a casa e lavoro dunque, più e meglio che dall'ufficio, non mi distraggo e chiudo i progetti: Qualità, costante nel tempo recitava un vecchio slogan di Telefunken. Sembrerebbe di si. Ma l'ho deciso io, senza voler credere d'essere un qualcuno che finalmente si unisce alla massa di coloro i quali hanno capito. Lo sapete chi sono i veri telelavoratori? Sono queli dei telefoni hot e i cartomanti. Ti installano una centralina a casa tua, non di un amico - la tua, e quando ti chiamano su quel determinato numero li fai passare per Tokio e le Glapagos, alla fine a te.

Non facciamoci prendere troppo in giro, questo è il messagio: nel passaggio tra lampade ad olio ed elettricità il cambiamento era evidente ed evidentemente vantaggioso. Non sono mica andati a raccontargliela ai lampionari. E loro non se la sarebbero fatta raccontare su troppo. Il giorno prima si accendevano i lampioni a mano, quello dopo si accendevano da soli. E basta, fine del discorso. Ma non c'è stato questo bieco tentativo di incanalare una massa di professionisti decerebrati nell'altrui idea del come si svolge o sia da svolgersi il proprio compito.

A me sentirmi dare queste previsioni di futuri futuribili da un poco addosso. Sono un retrogrado, dannato, cagadubbi? Minimale nel contenuto ma non nella forma, l'ammetto, prenderò le mie facciate il giorno che il lattaio mi manderà un fax avvisandomi che il mio litro di intero è pronto, d'andarlo a ritirare! Ed allora penserò che loro stanno a casa e le aziende risparmiano un po' su tutto, mentre a me ed agli altri ci toccherà girare come degli idioti per tutta la città e l'italia ed il mondo per recuperare, semplicemente, la nostra dignità di consumatori/lavoratori. Investirò in questo mio futuro da Blade Runner, magari comprerò un motorino. ma allora lo voglio che voli, quantomeno

Non diciamo idiozie: il telelavoro non esiste, m'è capitato di lavorare da casa e da casa spedire una email. Il resto, l'ho detto, è poesia.




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