Ode alla donna
terza. quinta. prima.
la musica è precisa, io un po' meno quindi lo dico meglio: terza maggiore, quinta maggiore settima minore, prima minore. la bibbia delle cadenze. perfetta. john lennon comincia così il suo tributo alla donna, perché è nelle cose semplici che scopri la meraviglia. e ci butta sopra, come fossero pietroni granitici, poche parole di una forza dirompente.
Woman is the niger of the world. e dice proprio niger, è il negro del mondo. della nostra società. ed aggiunge if you don't believe me, take a look at the one you're with, come dire: non chiamatevi fuori. guardate quella che sta accanto a voi, quella che vi aiuta e vi ama e vi vive, Lei ne è l'esempio.
l'ode alla donna di lennon inizia così. con questo scontro fra parole e musica. le prime come una valanga, la seconda, la perfezione armonica.
io questo brano lo sentivo da mesi nelle mani e nelle vene ed in tutto il corpo, io ce l'ho da anni interi, e non sono mai riuscito a buttarlo giù, mai. ora è il momento. e quindi comincio.
descrivere una donna è saper dire e cercare di capire quanto di più incredibile io abbia trovato nella vita; e soprattutto è inutile. perché parlarne è già troppo, perché circoscrivere è imbarazzante e meschino.
cosa dovrei aggiungere che già non sia completamente scolpito negli sguardi, in un sorriso, in un gesto? la domanda è sbagliata… non chi sono le donne ma noi uomini abbiamo gli occhi? cosa guardiamo, dove è volto lo sguardo? perché il punto è tutto lì.
stamane mi sono svegliato, salgo in ascensore, tutto perfetto come al solito. arrivo in metropolitana e si comincia, come tutte le mattine: è uno spettacolo. ve lo giuro non sono un feticista, anche, ma è proprio uno spettacolo. sono fantastiche, tutte. si muovono, si rinfrescano, bevono, leggono, dormono, qualunque cosa facciano la fanno in un modo che ha dello speciale.
sono i gesti che fanno la differenza, c'è delicatezza, c'è tutto un essere che noi non avremo mai. c'è che la cosa più bella che ho visto mi si è infilata sotto il naso questa sera in una tavolata fra amici ed erano dei capelli raccolti, li avrò visti migliaia di volte. ma questa sera ho capito. ci sono delle curve perfette, i capelli seguono dei ritmi dolci e si raccolgono per il bene di chi ha gli occhi, l'animo, di contemplarli. in mezzo a quel monumento c'è, di solito, una pinza. e non potrebbe esserci altro, sta lì perfetta. se la gode la pinza, non come la mia mano che vorrebbe incastrarsi un poco lì in mezzo ma proprio non si può. quello è un lavoro da pinza e lo fa solo lei.
e le mani e gli occhi sanno raccontare tutto il resto, ma parlano sottovoce perché certe cose non si urlano e allora ci tocca ascoltare ed ascoltare ancora e ancora, e ci conviene sentire, eccome ci conviene perché la volta che senti cos'hanno da dirti mani e occhi è la volta che ti innamori. il corpo dannatamente sempre bello della donna non lo discuto, non lo metto neppure in causa. da botero a man rey, klimt ed in generale tutta la secessione viennese ne hanno fatto un'icona sacra ed inviolabile. ma le mani e gli occhi ti dicono cosa c'è dentro.
ti spiegano con pacata delicatezza ed incredibile pazienza che quanto stai ammirando, ora, è un universo, intero. e te lo scrivono con caratteri cubitali su di un muro che più bianco non si troverebbe. ma noi, niente. acqua sul marmo. sbava ogni tanto una penombra nel riflesso, poi scivola e non resta nulla, perché la verità è che siamo ciechi e sordi.
non ce lo sappiamo proprio godere quel sorriso, appena sorto, appena accennato. no, noi vogliamo di più. e neppure quello riusciamo ad intravedere. stare chini sul quaderno a cercare di trascrivere i pensieri di ieri, concentrati, nel ricordare, e non vivere né l'oggi né aver tempo per costruirsi un domani. eccellente.
avete mai discostato un po' di capelli da un viso per guardare, davvero, cosa c'è sotto? io si. ed ho trovato qualcuno che mi sapeva sorridere in un modo che non avrei avuto bisogno d'altro. ho scoperto che c'è modo e modo di camminare, di respirare, di stagliarsi in un quadro continuo che ritrae per sempre e si impressiona nella mia testa all'infinito.
io davvero amo le donne, le amo da quando nascono fino alla fine, perché non è solo il fascino di un qualcuno che sto imparando a conoscere ma è anche, e sopratutto, una presenza costante che mi circonda e che ho capito che continuamente non facciamo altro che sfuggire per poi, ipocriti, lamentarcene.
ho visto delle mamme bellissime dentro i gesti di ragazzine che uscivano da scuola, e bambine stupende nascoste tra le pieghe di vecchiette sedute qua e là. ho sentito voci che hanno del sublime e che solo provare a raccontare fa rabbrividire e non saprebbe rendere grazie, addirittura una bestemmia, sforzo orrendo e coatto. lasciatele all'aria aperta quelle voci, ascoltatele. senza cercare di leggerle altrimenti. sono ogni minuto a qualche centimetro di distanza da voi. può essere un buon esercizio, per cominciare.
ed infine, se vorrete essere felici, contornatevene. siate più che potete in mezzo a loro ed imparate cosa può voler dire essere in quanto tali. io lo sto facendo giorno per giorno, da quando quell'unica che pensavo mi sarebbe stata vicina per sempre non c'è più. pensavo di cercarla dappertutto e dappertutto ritrovarla ed invece no, ho trovato altro. e sto imparando ad adorarlo.
io non so essere così pulito e cristallino, così sarcasticamente ineccepibile, come ha saputo esserlo john lennon. io so di aver fatto e detto meno di quanto avrei dovuto o anche solo potuto, ma se c'è un inizio c'è anche una fine. la mia sarà semplice. nel ricordo, costante, d'aver scoperto, trovato e reso infinito quel desiderio d'avervi accanto.

