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Leit motiv di un'identità ritrovata

Sono stato bambino, difficile da credersi ma è vero. ed ho passato splendidi pomeriggi, io che potevo permettermelo, in spiaggia. in giardino ed anche al televisore. ricordo bene quanto solo ora capisco fino in fondo. e cioè perché le pubblicità hanno un orario. a sei anni di targettizzazione dell'utenza ne sai un po' pochino, in egual misura del posizionamento del brand et similia.

lo stesso schema per i lego e gli omogeneizzati, a sette ore di differenza: perché il target degli omogeneizzati è la mamma. ma non la mamma e basta, quella stanca che si riesce, per qualche istante, a sedere chiedendo il cambio al proprio partner nell'accudimento del pargolo insonne. a quella mamma, in quell'istante, con inspiegabile altruismo, va fatto vedere che esiste un omogeneizzato migliore di quello che gia non stia comprando. magari si distraesse un secondo pensando, che so, ad un libro...

ma le mamme sanno il ruolo che ricoprono, difficilmente lo scordano. ed un adulto, più in generale, non è così completamente dipendente - in qualità di ricettore del messaggio - dall'orpello che, per quanto comunque necessario, identifichiamo nel gilgle. un bambino si. colore, azione, suono. nell'adulto cerchiamo la domanda latente, nel fanciullo quella imminente.

l'adulto usa l'ironia, percepisce il sarcasmo, sprezzante ed incauto s'infarcisce di metafore. ai bambini d'una certa età non puoi spiegare l'algebra perché non sanno astrarre, non possiedono il concetto d'incognita; non sublima un bambino, non teorizza, deduce ma s'incastra nel sillogismo. è solo una questione culturale, molto poco chimica (nel senso di sinapsi, intendo). si sono decisi degli step. dei gradi di apprendimento. generalizzo, converrete.

ecco che allora lo spot, lo slogan, che un mondo intero vuole e sa circoscrivere in poco e subito, deve necessariamente declinarsi sull'indole - brutte notizie, o miei copywriter - tendenzialmente pragmatica del nostro ricevente. un bambino. cos'è? ma gira? esplode? profuma. la versione parlante, la major release, di pappa, cacca, nanna.

pensate bambino.

e tutto lo staf si prepara, al lavoro, brain storming a manetta. un galoppo forsennato, un'orda barbara, fermateli cazzo. piano. pensate bambino, non siate bambino. e qui anche la più acuta delle coppie creative (copy-art), colta, folgorata e sfracellata dal paradosso grammaticale, va in paranoia. non capisce più niente e commette l'errore della vita. ci prova.

ed escono cose tipo: lunga, resistente e morbida, oh yeah.

perché diceva oh yeah; voi magari soprassedevate, all'epoca, ma io che ero un cagadubbi anche a sei anni, invece me lo ricordo. non lo diceva lo si cantava. Quando un decennio dopo mi sono trovato più o meno professionalmente, per qualche tempo di lì a venire, in uno studio d'incisione, me lo sono riletto dal tatuaggio a fuoco che mi ero fatto sull'avambraccio quell'oh, yeah! e mi ricordavo anche lo sforzo (messagio subliminale decisamente fuori luogo in quanto a gusto estetico) con il quale veniva ostentato. come a voler ricordare un gospel, un di più, un orpello. al contrario era solo una malcelata cagata, in tutti i sensi.

e pensavo: ma tu renditi conto questi poveri cristi con le cuffie davanti ai microfoni in studio (sapete no? quelli tutti un po' squadrati con davanti la pezza rotonda molto cool e l'elastico a formare una sorta gioco della fetuccina - si chiamano Neumann è la marca, costano un sacco di soldi). pensateli, concentrati, aspettando il tempo banalmente staccato direttamente in cuffia con un click MIDI, tutti insieme a cantare: Lunga, resistente e morbida, oh yeah! per poi magari essere interrotti dalla regia, come spesso accade scusate rifacciamo, e tenere buona magari la take1 e la take3, si ma rifacciamo "oh, yeah" ok? - ma cazzo proprio l'oh, yeah! - per poi finire, infine, cordiali. Grazie ragazzi abbiamo fatto uno splendido lavoro oggi, grazie davvero a tutti.

ma no, abbiamo fatto un lavoro di merda.

con lo stesso principio di professionalità, perché vi garantisco che ci deve essere, necessariamente (altrimenti le cose non vengono), con quello stesso principio esiste un qualcuno che io non ho ancora scoperto chi sia, perché si vergona secondo me ecco perché, che compone i gigles della Brabie. quell'uomo va rintracciato.

la coppia creativa prima o poi partorisce e quando lo fa lo fa; un po' come il natale, quando arriva, arriva (zac! ci siamo cascati... questa, per esempio è opera loro).

e per la Barbie, in Italia, non si è riusciti a trovare compromessi. ci si chiede di pensare bambino ma di non essere bambino? e che cazzo facciamo? sta puttana fa 300 cose al minuto, talmente tante che neanche i bambini ci capiscono una sega. mi dici cosa c'inventiamo? e che ne so, scriviamo tutto, poi ci pensa lui a fare le note.

ecco il collasso, il dramma, il Vajont dello slogan, del breve ma intenso, del picinin ma calcà, della milano da bere, del brrrr brancamenta, del kinderbueno, bontà a cuor leggero. Poi ci pensa lui a fare le note... sospendo in conteplazione, se potessi vi indicherei la pausa che spetta prima di proseguire, ma non si può.

***

a parte che le note non si fanno, buondìo, al più le si scrive. ma voi, incapaci, non mi potete minare in questa maniera, da più di quindicianni, l'autostima di quel pover'uomo. io lo penso in trepidante e spasmodica attesa (proprio con gli spasmi, gioia della mamma) e tac! un giorno arriva il plico da musicare per il Nuovo Gingle della Barbie. che cazzo farà la barbie questa volta di nuovo? niente, come al solito, ma su quelle cartelle c'è il testo da musicare.

ora un conto è prendere un bel metro tipo l'endecasillabo, il settenario, ma infiliamoci dentro anche il tetrametro trocaico se proprio vogliamo fare gli stronzi, un conto è il regurgito orrendo della coppia creativa in paranoia d'istanza sul progetto barbie. come puoi musicare roba tipo: Barbie si lava e poi si veste, scende le scale e si accorge che, oh Molly! ci sei anche tu, ma che bella giornata con tante primule e la nuova casa tutta rosa, scendi il vialetto, diventa una crocerossina, poi di corsa dal lattaio e di nuovo in deltaplano enonmivengonopiùideevelogiuroma: Bàrbie vorrèi essère anchìo come te!

quindi, il nostro pover'uomo - giustamente - se ne fotte. sfida qualunque tipo di anarmonia. sul rasoio del paradossale sfiora un Berio di lontana memoria per inabissarsi poi, depresso, dentro al più sfrangiato Stockhausen che s'immagini. Ed all'urlo di a me Arnold Schönber mi fa una pippa si arrabatta sino in fondo con gruppetti, mordenti, sestine tutto pur di mettere quel puttanaio in partitura, le prova tutte, tutte. Un pianto, uno straziato, sfinito, stordito con tutti i tempi dispari e chissà se proprio seguono qualcosa o sono davvero a caso... chissà.

con il problema ulteriore del leit motiv. perché la Mattell lo vuole. poche note, perfettamente quadrate su di un tempo talmente semplice che si annoierebbe una banda di paese, nell'unico verso in endecasillabi che la coppia creativa non ha... creato (copia ed incolla, sempre uguale, almeno questo, ogni volta). Bàrbie vorrèi essère anchìo come te! il pay-off che ristruttura il tutto e marchia a mo' di mucche ogni bambina e bambino sino ad allora restato, tra l'imbarazzato e l'inebetito, di fronte al televisore.

perché nessuno, né la Mattell, né la coppia creativa, né il nostro compositore represso, né i bambini, né la barbie (porca troia neanche lei!) ha ancora capito che cazzo stia succedendo, poi, all'improvviso, che siano quelle quattro note della melodia, che sia quella cadenza perfetta - dominante, tonica - che sia quel Bàrabie perentorio, non si sa... MA abbiamo una, una sola certezza. che tutti vorremo essere come lei. se stai mangiando, pisciando, i compiti, pregando, pensando alle mezze stagioni... non importa il Leit Motiv, se ti introduce Amneris e Musetta quarti d'ora interi prima che calchino effettivamente le scene, ti sa anche fottere in questo caso e ti vuol far essere come lei, barbie. eccoci. pausa. pensate, respirare.

Io credo, che la bambolina in questione sia una puttanata come molti altri giocattoli, ma non è questo il messaggio, non mi tradite proprio quando arrivati alla fine. vi chiedo solo di pensare un po' a quest'omino, distrutto dalla sfiga d'essere il compositore dei gingles della barbie, tra una pausa e l'altra della vostra vista, magari fra le tre emmezza e le cinque se poteste. quella è sfiga, ragazzi. quella è proprio sfiga.

e non mi soffermo sul Bàrbie vorrèi essère anchìo come te! perché il giorno che vorrò essère anch'ìo còme lèi, o peggio allietarmi con le sue stesse anarmonie, vi prego - vi prego - sopprimetemi.

Martedì, 9 Set. 2003
15:46

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