Le scarpe le allaccio in ascensore
Ci saranno altri posti ed altri momenti nei quali potrò approfondire la questione, lo farò perché me lo devo. Questa storia, concettualizzata così al volo, del nascere in ritardo e poi inseguire... ecco mi sta dando da pensare. Parecchio.
Perché io credo che tutti abbiano un qualche cosa di più o meno scritto, una sorta di canovaccio, ma non il solito Destino, o la Missione o Dio, no.. immagino una roba più semplice, un devo e/o vorrei arrivare là, giro più o meno qui, e poi ancora a sinistra. Perché, nel dubbio, io giro a sinistra.
Ecco, se questo qualche cosa di mal abbozzato ci sia veramente non lo so, ma realmente posso garantirvi di si. Il mio Piccolo Trattatato sulla Verità e la Realtà, ve lo risparmio, per ora, perché non voglio che sia oggetto di disquisizione, ma prima o poi lo rispolvero e ve lo propino, non dubitate.
Comunque, dicevo, quel qualche cosa di gettato su carta come appunto, c'è. E ci imbarazza, alle volte. Ci rende sciocchi e ottusi. Carezza con egoismo ed ipocrisia il protendere allo scopo. Sublima, infine, con mesto supplizio, e si traduce più banalmente in ansia e perfetta coscienza del nostro ritardo. Una vita che non abbiamo. Ecco la nostra rincorsa e la sua morsa.
Ed allora corro, parto dal letto e cerco di tornare in carreggiata, sono in ritardo di una vita emmezza perché mezza l'ho già fatta e l'altra già ce l'avevo in rosso prima ancora di nascere, sono davvero in ritardo. E potrei uscire nudo che tanto non fa differenza, nella corsa alla Rupe Tarpea il primo che arriva è un ottimo atleta idiota.
Comunque mi vesto, perché si deve stare alle regole, e so che in queste regole c'è anche il fatto che il tempo rubato non vale, ma io me ne frego. E almeno le scarpe le allaccio in ascensore.


