Una domanda sulle reazioni al sistematico e prevedibile spolpamento della legge 40, o quel che ne resta

Una coppia, di preciso, cos’altro dovrebbe farci con un ovulo e dello sperma?

Perché magari mi sono perso un pezzo io, eppure mi sembrano due elementi importanti per avere uno o più figli.

Ora: trovo che persone/coppie non fertili, o per qualche altro caso in bilico sulla questione “procreazione”, abbiano il diritto di veder riconosciuto il diritto di avere un figlio. Perché no?

Quale è l’inghippo etico, questa volta? Più pro-life di così non mi viene in mente niente.

A piccolissimi passi

Prosegue, da anni, il dibattito sull’autismo. Non solo sulla malattia in sé quanto più sulla questione autismo/vaccini.

Ne ha scritto piuttosto dettagliatamente Il Post la settimana scorsa. Oggi The New England Journal of Medicine pubblica un articolo per mano di dieci Ph.D che parlano di una scoperta abbastanza interessante, forse importante forse boh.

In this small, explorative study, we found focal disruption of cortical laminar architecture in the cortexes of a majority of young children with autism. Our data support a probable dysregulation of layer formation and layer-specific neuronal differentiation at prenatal developmental stages. (Funded by the Simons Foundation and others.)

Insomma, non un titolo di un giornale, un occhiello a presa rapida, qualcosa che l’opinione pubblica sia capace di metabolizzare con serenità. È una cosa complessa, lunga, in inglese, per nulla affascinante: è scienza.

Che si muove un millimetro alla volta, spesso sbagliando. Io ho un’opinione forte sulla questione che cerco di tenere per me perché preferisco stimolare la conversazione a riguardo ma voglio sottolineare una cosa importante: quando leggiamo “di studi che hanno provato”, dobbiamo sforzarci di ricordare anche gli altri. Questo lo è, “uno studio che ha provato”.

Per farsela davvero un’opinione vanno tenuti a mente, gli studi. Anche se capisco perfettamente che non sia semplice. O almeno non lo è per me che non sono un medico.

 

Altrimenti c’è anche un’altra possibilità

Diciamoci la verità: prendere in giro Matteo Renzi è semplicissimo. Lo è anche contestargli parecchio di quello che dice. Lasciamoci andare: da quando apre bocca a quando la chiude è piuttosto facile scuotere la testa. È la verità.

Ora. Un poco di onestà intellettuale ci porterà a trovarsi d’accordo sul fatto che la nostra nazione non stia vivendo un momento florido sotto molti punti di vista. Sicuramente quello economico, ma sarebbe sciocco non tenere a mente anche quello sociale. È difficile che questa situazione sia arrivata da sola. Spero ci troveremo sulla stessa pagina anche per questo secondo punto.

Sicuramente ha profondamente sbagliato chi si aspettava l’ennesimo salvatore della patria: non ha funzionato Craxi, non Berlusconi, non Monti. Per certo, in questi termini, non funzionerà nemmeno Matteo Renzi. Questa cosa va capita bene. Tra l’altro io di salvatori della patria conosco solo Radamès, e non ha fatto una bella fine. Continua a leggere

Sì, bisogna farsi venire un’idea, ma è solo l’inizio

Nel senso che, non pensiate, le idee vengono a molti: non siete geni incompresi, per dire.

C’è pieno il mondo di persone che hanno molte idee, ma molte molte e poi non riescono a realizzarle. Ne conoscerete qualcuno, no? Magari un po’ vi è capitato pure a voi. Riflettiamoci un secondo.

Magari non erano buone idee. O più in generale possiamo dire che l’errore sta nel pensare che tutto ciò di cui c’è bisogno da parte nostra si riduca ad avere l’idea, se poi non funziona (quando usiamo la frase “non si è realizzata”, già usiamo una forma riflessiva che ci estromette deresponsabilizzandoci), la colpa è di qualcun altro, sicuro. Mmm: no.

La parte difficile del tutto è la realizzazione, perché è molto molto banale. Non prevede genio, sconsideratezza, scapigliatura e via dicendo. È invece il momento in cui entra in scena la dedizione, la costanza. Esserci, sempre. Per il tuo prodotto, la tua idea che prende forma, il tuo progetto. Un giorno dopo l’altro, e poi ancora e poi ancora. Non succederà che una mattina ti svegli e, voilà, successo strepitoso. Se dovesse arrivare il successo strepitoso è perché eravate lì, ogni giorno che dio metteva in terra, a costruirlo. Il culo non c’è e se c’è l’hai inventato tu (vai al paragrafo: mettersi nelle condizioni di).

Ora, il mio mantra è il seguente: «non bisogna arrivare primi, bisogna arrivare bravi», non arrivò primo né Steve Jobs né Bill Gates, non Brin e Page, nemmeno Zuckerberg, per citare i mostri sacri dell’industria digitale, che è quella che conosco. Ma a margine di un mondo che conosco ce ne saranno per certo migliaia che forniscono altrettanti esempi, per dire, non è che prima dei Beatles non ci fossero le chitarre elettriche, e pure dopo qualcuno qualche cosa s’è permesso di incidere. Non è quasi mai il cosa, è sempre il come.

Ecco, se avete un’idea, che è il mio punto, non è finita lì. E non vuol dire che tutto il peso del mondo sarà sulle vostre spalle (ma quasi); ci sono realtà che possono dare un mano. Incubatori di ogni tipo, forma e dimensione. Come ho già scritto qualche mese fa, sono stato coinvolto da Edison per la promozione di Edison Start, che mette in palio un premio da 100mila euro per il progetto più interessante nelle tre categorie energia, sviluppo sociale e culturale e smart community. È un montepremi di 300 mila euro, insomma non due lire (anzi: zero lire, tutti euro). E sta per scadere, c’è tempo fino a fine marzo. Dai, moeves!

Ora, io dico che sarebbe in effetti arrivato il momento di non buttare via quell’idea che vi è venuta un po’ di tempo fa e che non “si è riusciti a realizzare” e di metterci la testa, parecchio, tutti i giorni; dico che è il momento in cui potete dimostrare che siete molto bravi e vi meritate un premio, che vi dia una mano ad essere ancora più bravi. Che non è un punto di arrivo.

Lo dico al mio amico Marco Mazzei. Che penso abbia per le mani un progetto (già in moto) decisamente in ambito “sviluppo sociale / smart community”. Dovrebbe mettersi lì e non pensare ad altro. Perché ha avuto un’idea che fa bene a tutti e la sta facendo nel modo giusto e penso avrebbe bisogno di esprimere ancora di più il suo potenziale, che è enorme.

Potenziale e dell’idea in sé e di Marco, evidentemente capace di arrivare sia primo che bravo, e non che prima non esistessero le scuole, i bambini e le biciclette ma raramente è il cosa, quasi sempre è il come.

Stiamo sempre lì su Facebook (una cosa che @mafedebaggis va in giro dicendo da anni)

Ora ti svelo una mia verità (ma attenzione perché sembra valere per molti altri): se quando mi parli magari guardo il telefono, possono stare accadendo tre cose prima di arrivare a decidere che ho un atteggiamento cafone, che non ti sto dedicando tutto il mio tempo (qualcuno dedica mai tutto il suo tempo, la sua completa attenzione a qualcosa? Io no, non mi sento in difetto)(mi sembra  più un atteggiamento da missionario: mi vedi in sandali?)

1) lavoro, il mio lavoro viene prima di qualunque cosa perché mi piace, ti sembrerà molto assurdo lo so, ma mi piace. E questo è sempre vero a meno che non si tratti della tua salute, di quella dei tuoi figli o un pericolo imminente (tendenzialmente vale anche per gli sconosciuti)(chiaro che se sei mio amico c’è un certo diritto di prelazione, istintivo)

2) quello che mi stai dicendo è meno importante e interessante di quello che sto leggendo. Della risposta che sto dando, dell’immagine che sto guardando. A prescindere, sono parecchi anni che so fare più di una cosa insieme. Sono in grado di concentrarmi su più livelli. I miei occhi possono vedere una cosa, le mie mani scriverne un’altra e le mie orecchie ascoltare te. Che tra l’altro, alcune volte, potresti risultare adatto al caso tre.

3) mi stai annoiando, che non è una colpa ma non posso fare finta di niente. Non credo tu abbia alcun diritto di ammorbarmi con le tue sciocchezze o (molto più spesso, ci si mettono anche gli sconosciuti da qualche tempo a questa parte) con le tue lamentele pietose. Porta pazienza ma nel frattempo faccio altro. E non pensare che sia colpa dell’iPhone, eh?, non hai alcuna garanzia -alcuna- che non capitasse anche prima del 2007. Quando mi vedevi con l’occhio vitreo, pensavi fossi assorto nelle tue sfighe? (Questo è esattamente l’argomento di Mafe)

Qualche mese fa è girata su Facebook una fotografia sciocchina che ha fatto molto sorridere (ricevendo apprezzamenti sotto forma di condivisioni e LIKE): si trattava di un cartello dentro ad un bar (un po’ più di un bar, lo so bene: ho un sito che si occupa di colazioni, oramai li riconosco, so cosa vogliono fare, a chi ammiccano), recitava così «no, qui non abbiamo la connessione wifi, parlate tra di voi», e giù teste che dondolano annuendo compiaciute. La fallacia era grande così e perlomeno fa pari e patta con quell’idea di snob che vi ha pervaso leggendo i miei tre punti qui sopra.

Innanzi tutto a nessuno verrebbe mai in mente di consigliare ad un essere umano sopra i cinque anni di età, di andare e “fare amicizia” con uno sconosciuto. Perché le persone adulte non hanno bisogno di fare amicizia mentre fanno colazione. In secondo luogo è altamente probabile che le persone attorno a me, quelle con le quali vengo esortato a parlare non si sa bene di che, è difficile possano interessarmi più di un articolo dell’Atlantic, o della Homepage della BBC o, per quanto ne sai tu, pure di un ebook (metti che sto leggendo Kant, eh? Mo’ sono cavoli, lo so).

Io, e molti come me -recentemente vorrei aggiungere il nostro comune (ob torto collo) presidente del consiglio- quando ho un device in mano posso fare svariate cose, e nel mentre ascoltarti. Che non fa di te una persona interessante (a) né di me uno che “sta su Facebook” a guardare i gattini (b). Tu?

I’ve just subscribed to @Netflix, from Italy

Netflix

Ok this is a post I would have written a long time ago. Eventually I got around to it: I have finally subscribed to Netflix, and I have this overwhelming catalog and yes my social life is about to end. Oh, and I currently live in Milan, Italy. That is the whole point, isn’t it? I am paying for it, but listen! I always wanted to pay for it.

Now, here’s how this was made possible:

- an Airport Extreme (I could have configured any other kind of device, but  I chose my router to make every device we own ready to go, without any other configuration needed)

- a brand new account on unlocator.com, which is free  (for now), though it wouldn’t be a problem if they wanted to charge me someday down the road (I mean, as long as they stay as good as they are)

- a brand new account on Netflix itself ($7.99/month – 5€, really? C’mon best 60€ spent like EVER)(I am paying SKY Italia about 35€/month, which is the best television offer  that you can get right now, anyways, you’ll do the math)(RAI, the national broadcasting company, that is *THE* stain on Italy’s communications for so many reasons, is billing you 113,50€/year)(again: national PUBLIC broadcasting company)(do you want me to be any louder?)

- one more thing: I set up everything yesterday evening and this very morning I got called by MasterCard Italia. They told me they had suspended my credit card because it had been charged by Netflix and knowing that it’s not available in Italy they panicked. When I said it was me and no harm had been done, they wished me a pleasant  viewing of all the programs for the forthcoming evenings. Yes, they actually did that. I appreciated their kindness, by the way (though I know that really it was envy)(she did sound like she was willing to ask me HOW THE FUCK I managed to undertake such an achievement)(you’ll never know, bitch).

Ok, having said so, I am not the only one, and even if I might, I won’t be for long. That’s because it happens to be very-very-very easy to set the whole thing up and you don’t need to be a nerd to fully understand how to.

But this is not what I was about to say, it’s not why I wanted to write you this post , and “you” is Netflix, HBO, you-name-it.

We want you. And we don’t give a _ about commercial deals and competitors and policies and stuff. If we want you, we’ll get you.

Besides, we always had you. The day before yesterday I was downloading tons of your stuff, just because I couldn’t pay for it. You hear me? I am paying you now. And that is what I always wanted. And what you always wanted me to do (remember? piracy and stealing and bla bla bla?).

I don’t want, and don’t need HBO and Netflix to bargain over rights and content delivery to Italy, and don’t need Italian dubbing and I don’t need “needing”. All you have to do is make me happy and make me pay.

I do know how it works, though. I know productions want to drill down and deal with different markets in different ways. But do you honestly tell yourself that the piracy and the ordinary markets are not unduplicated audiences? Please guys. You know better than that. And productions and distributors know it as well.

You’ll never beat “free”, ever. But you can beat laziness. I am willing to pay you 80 bucks a year and if you won’t allow me to do so I will keep on downloading your stuff for free. Simple as that. Who do you think streamers and torrenters are? All these I-am-fucking-waiting-for-dubbing –LOST-loving- SKY-Italia-subscribers (not to mention that LOST ended more than  3 damn years)?

Make it simple. Simple wins.

O di quella volta che, invece, Syria mi cambiò la vita (perché Sanremo è Sanremo)

Il 1995 fu un anno un po’ così per me. Un bell’anno un po’ così. Nel ’96 ho proprio spaccato culi, non c’è che dire, un bellissimo anno di Blur e Oasis, Neffa e messaggeri della dopa e Articolo 31. Quindi, verrebbe da aggiungere, io ringrazio tutti quanti, specie la mia mamma che mi ha fatto così funky, però parlavamo del ’95, in realtà.

Conosco persone, oggi, di cui ho buona stima, che nel ’95 non sapevano far di conto, e questo scrive nel marmo che ho una certa età, concetto orrendo e che non condivido ma dovrò farmene una ragione.

Nel ’95, però, era ancora tutto possibile per me. Solo l’anno successivo, che è stato fighissimo e spaccavo culi, avrei distrutto tutto. Rovinato molto. Inficiato altrettanto, ma nel febbraio nel ’95 ero ancora nel pieno. Ci credevo un casino.

Era appena tornato Pippo Baudo a Sanremo e io e Saremo ci amiamo da sempre. Io e Pippo Baudo invece non abbiamo mai avuto alcun contatto, tranne uno, veloce e non memorabile, quando una sera lo vidi davanti all’ingresso degli artisti all’Arena di Verona, quella sera la sua allora moglie avrebbe cantato. Dirigeva Daniel Oren, per dovere di cronaca.

Insomma io gli volevo bene a Pippo Baudo e a Sanremo, perché un po’ Saremo era il mio sogno: io volevo andare a Sanremo, a cantare. E sarei diventato un cantante italiano. Forse un cantautore italiano. Avevo composto una valanga di brani e con il mio gruppo dell’epoca non mi pareva di essere troppo lontano dal meritato successo.

Poi quella sera apparve Syria, e io ascoltai il suo brano “Non ci sto”, scritto e arrangiato da Claudio Mattone e capii la differenza. Capii che non ce l’avrei fatta. Ora, io adoro Syria ma non è che mi abbia folgorato Bob Dylan, lo so: mi ha folgorato Syria e vi prego di portare il massimo rispetto. Perché Syria ero io. O almeno lo credevo, un po’. Syria era una ragazza di Roma della mia età (che adesso è anche amica di amici, ma che non ho mai conosciuto di persona) che porca Eva era lì che cantava “Non ci sto”, che non sarà “You never give me your money” ma è comunque un pezzone, per me, che sono un romantico-da-sanremo che si è innamorato del giro armonico di do maggiore di Non Amarmi, e non che non abbia avuto stimoli con la mamma ballerina e il papà direttore e io stesso in conservatorio, in quegli anni, nello specifico o forse qualche anno prima, non ricordo. A me Syria piaceva un casino. Piace un casino.

Quella volta lì, Syria, ero io e mi ha detto, quella volta quella proprio: «Simo, no» Io non lo so perché no, ma mi è arrivato quel no lì, me lo ricordo. Ricordo che il giorno dopo era da Red Ronnie, prima che Red Ronnie diventasse il fratello antipatico di Himmler, e mi ricordo l’intervista. Mi ricordo la sua emozione, mi ricordo -oddio forse non me lo ricordo- che attaccò in ritardo, o si dimenticò una strofa. Cazzo Syria era super vera, ero io. Che uscivo dal liceo e volevo fare quel lavoro lì, e ce l’avevo a un metro ma no. Quel no mi è arrivato forte e chiaro.

In qualche misura sono diventato quello che sono diventato perché Syria mi ha detto no. O perché Cecilia, si chiama Cecilia che è il nome che amo di più in assoluto, mi ha suo malgrado detto: guarda, Simo, io sì, tu no. Ma niente di personale, poteva essere il contrario (ehm.. no, non poteva).

Da quella volta lì, poi, è stato un tracollo sai? Ho mollato completamente. Mi hanno bocciato, poi l’anno successivo mi sono ritirato da scuola: ci ho messo una vita a diplomarmi, uno schifo di ragazzino deluso. Che non può dare la colpa a nessuno. È che ad un certo punto ho capito e fatto altro. Ma nello spegnere quella parte lì, di me, non ho completato il lavoro, salvando la malinconia. Che però fa la magia, ancora.  Questa sera comincia Sanremo, io lo guarderò amandolo come l’ho sempre amato per motivi troppo lunghi per aver voglia spiegarlo davvero.

Potrei stare qui e raccontare in 50 mila battute perché Sanremo è Sanremo e vi garantisco che ho argomenti migliori di questo pezzo di melanconia da adolescente tardivo. Ma non voglio rovinarvi il ricordo che ne avete: se vi fa schifo, che vi faccia schifo. C’è bisogno anche dello schifo.

L’anno scorso sono stato a Sanremo, perché Gianluca mi ha portato con sé, ed è stata una bella esperienza che magari non rifarò mai più. O chi lo sa. Quest’anno proprio non avrei potuto. Ma se avessi potuto, per chiudere un cerchio, per chiuderlo bene, avrei voluto un pianoforte e cantare, con Syria, Non ci sto.

Che poi invece ci sto, nel tempo si impara a farsi addomesticare dalla vita senza fare troppe storie, senza farsi bocciare per ripicca.

Facciamo un’ipotesi

Allora adesso metti che Matteo Renzi (tramite elezioni -che è quello che vorrei- o perché chiamato dal Presidente della Repubblica) va al governo. E mette su un governo vero, che metti funzioni. Allora poi riformano la scuola, e nel farlo la società. E metti che poi -sempre perché è un’ipotesi balzana- riforma il lavoro, e nel farlo la società.

Poi gli prende il giro delle cose che funzionano e allora mette mano a quei pochi altri punti di programma che va in giro dicendo dal settembre 2012. La prima volta per perdere la seconda per vincere (chissà cos’è cambiato nella testa delle persone).

Metti che succede, so che non succede ma trattieni il fiato un secondo e metti che succede. Che dici, in questa nazione qui, quella che chiede alle Iene di chiedere scusa, e loro non lo fanno consapevoli delle sciocchezze che vanno in giro dicendo da un po’, secondo te, poi, succede che qualcuno dica: «Sai cosa? Mi ero sbagliato, Renzi ha funzionato» ?

Ecco, io penso di no. Credo che se Renzi funzionasse, nessuno troverebbe quattro righe per dire di aver preventivamente scritto e detto parecchie sciocchezze sul suo conto e sulle sue politiche. E, secondo me mi perdete adesso, questo è il motivo per cui non sarà possibile che Renzi funzioni molto di più quanto non gli permetteranno di fare.

In un paese che non ha mai la colpa di niente, non c’è alcun merito.

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È spiacevole, tutta questa storia, dell’arte

Il mio modesto ed inutile pensiero è che siamo degli ipocriti, e di per sé non è un problema. Lo diviene quando montiamo il petto.

La nostra nazione ha una storia incredibile ma nessuno si rassegna al fatto che è il presente il grosso problema; i più irresponsabili non vorranno ricordare nemmeno che il prossimo disastro sta nel futuro. Nel modo in cui non ce ne occupiamo, mai.

A me non fate caso, io -altrettanto ipocritamente- convivo con l’Italia sognando di andare via, lontano e non tornare mai più, dimenticandovi tutti, o aspettandovi a braccia aperte per le vostre vacanze purché non mi ammorbiate con i vostri problemi l’avete già fatto per quasi quarant’anni: a voi non succede? Io incontro chiunque e entro due minuti mi riversa addosso cinque chili di palta. Continua a leggere

Il grave problema di Milano

Ieri sera in piazza alla Scala, nella mia città, si è tenuto un breve concerto. Molto emozionante, molto puro. Una cosa che la musica classica sa fare da dio.

Nel teatro vuoto il maestro Barenboim e l’intero organico hanno suonato la marcia funebre di Beethoven, fuori, nella piazza, una folla in loden e silenzio ascoltava piano. Pochi minuti, l’omaggio di una città brusca dal cuore caldo alla persona e la vita e l’arte di Claudio Abbado. C’è stato anche uno streaming, online. Il comune si è occupato di una commemorazione importante, per bene; una cosa breve, intensa: venti minuti di pausa nella nostra vita.

Pochi giorni fa il sindaco Pisapia, tra gli altri canali, ha diramato via Twitter l’appuntamento che vi ho appena descritto. A differenza degli altri canali su Twitter succede questa cosa un po’ tenera che vede le persone rispondere ai comunicati. Il risultato è questo, lo potete leggere qui di seguito.

La risposta alla riposta, la mia, è la seguente: sì, Milano ha anche alcuni altri problemi, effettivamente più gravi. Ad esempio tu, e la tua insaziabile consapevolezza che il mondo giri, o in qualche misura debba girare, attorno alle tue ansie.