Non credo di aver capito

Da stamane è d’obbligo per i liberi professionisti disporre di un POS per accettare pagamenti con le carte bancomat e di credito per spese superiori ai 30 euro.

Banalmente: un idraulico, un elettricista, eccetera. Perché? Ovviamente per cercare di combattere il lavoro in nero, cioè quello che non essendo tracciabile non costituisce imponibile e quindi non può essere tassato.

Sono d’accordo sì e no ma non è questo il punto. Ho letto un po’ in giro e ho riscontrato sempre la stessa cosa: c’è l’obbligo ma non c’è alcuna sanzione per i trasgressori.

Se il legislatore me la spiegasse gliene sarei grato. Perché imporre un obbligo senza sanzioni mi pare una contraddizione mica male.

È però molto più probabile che non abbia capito o letto a sufficienza io.

La questione di «Yara e “clicca qui”» è un problema etico o economico?

Mettiamola così, lo scorso mese di aprile il sito Nielsen net-view (che conteggia, semplificando, il traffico dei siti web), dice che liberoquotidiano.it è stato visto da 800 mila visitatori, che l’hanno visitato 4 milioni di volte, leggendone/guardandone 14 milioni e mezzo di pagine. Facilmente possiamo dire che in media ciascun visitatore ha sviluppato 18 pagine. Perché sono importanti le pagine? Perché sulle pagine erogate c’è la pubblicità, voi la pagate la visita su liberoquotidiano.it? No, quindi il modello economico del prodotto si basa sulla raccolta pubblicitaria.

Sempre ultra semplificando, le pagine viste (le 18 per utente di cui sopra) sono sostanzialmente equivalenti alle impressions dei banner presenti in pagina. Se vogliamo complicare un filo (non tenendo conto della pressione attribuibile alla creatività di un certo cliente da erogare in una data posizione, bensì facendo finta che in quella data posizione possa stare un solo cliente in una certa finestra temporale), se guardate anche voi sul sito di Libero Quotidiano, accedendo alle gallery, potrete contare 6 box: un leaderboard in testa, un 300×250 in sidebar dx, un’altra rettangolare a pie’ di pagina, uno sky in sidebar sx, un secondo e un terzo 300×250 in second scroll e in chiusura.

Se avete voglia di controllare per bene (facendo magari un paio di refresh) noterete che sia il leaderboard che il 300×250 in primo scroll nella sidebar di dx 4 volte su 5 erogano banner che hanno una qualche attinenza con Libero stesso, la quinta volta (un po’ a spanne eh) esce qualche cosa che non è chiarissimo che cliente sia ma diamo per buono che un cliente lo sia. La morale è che per quattro volte parliamo di auto-promo, cioè invenduto, il restante 20% ci si infila un cliente (in realtà è più gusto dire il contrario: dato un bacino del 100% di erogato, riescono a venderne il 20%); e nelle altre posizioni? Ne avevamo contate sei, no? Ecco nelle altre, in alto a dx vedrete comparire un piccolo triangolino, quel triangolino vuol dire AdSense, ovvero il circuito pubblicitario per editori di Google. Sostanzialmente la concessionaria non riesce a vendere granché dell’edizione digitale di Libero Quotidiano, potremmo desumere, ma il nostro non è un esercizio puntuale, non siamo in grado di fare i conti in tasca a nessuno, ci mancano i dati: ne parliamo da un punto di vista che possiamo definire accademico.

Ora, 800 mila lettori al mese fanno 26 mila al giorno. Sapendo che ciascuno sviluppa una media di 18 pagine stiamo parlando di 460 mila pagine viste. In impressions quante sono? Be’ facendo sempre un po’ i conti della serva possiamo moltiplicare il tutto per 6 (il numero delle posizioni); insomma possiamo parlare di circa 2,8 milioni di impressions al giorno.

Ok, mi state per chiedere, ma quanto valgono (le pagine, e un po’ per estensione le impressions)? Poco. Valgono molto, molto, molto, molto poco. E ci sono anche modi distinti per calcolarlo. Ma questo è un discorso che è troppo difficile da spiegare, servono molte ore e un’aula. D’altra parte una domanda molto semplice come questa, nasconde una risposta che, se ce l’avessimo pronta, chiarirebbe due cose all’istante: il modello di business dell’editoria digitale che traballa e quindi come far sì che traballi meno, e dare nuovo impulso ad un mercato (l’editoria più in generale) che sta affrontando una crisi da anni senza venirne a capo; non so come dirlo: noi non li paghiamo più i giornali, non che si siano sempre sostenuti con le vendite ma chiaramente già vendi meno (e una delle voci di ricavo crolla) e se vendi meno ti abbandonano gli inserzionisti (e due).

Ma per chiudere la questione un valore glielo daremo, ne daremo uno di mercato; devo per forza introdurre il concetto di RPM. La sigla sta per Revenue per Mille. Cioè quanti soldi fai, ogni mille pagine viste (sempre tagliando un po’ le cose con l’accetta: è da prendere come quel numero che fa un po’ da media del valore delle singole posizioni pubblicitarie presenti in pagina). Noi non lo conosciamo il vero valore RPM (medio) delle pagine che contengono le gallery di Libero Quotidiano e va anche saputo che questo valore è dinamico, cambia nel tempo. Non negli anni, nei secondi. Ma possiamo per amore di aritmetica fissarne uno, che è quello che un po’ dappertutto potete leggere se vi viene in mente una domanda da fare a quelli come me (e se sì, fatela a Google non a me): quanto deve essere un RPM per guadagnarci un minimo? Be’ alcuni sui forum di Google che parlando di advertising online tirano fuori il numero 3. Tre euro ogni mille pagine. Se no, dicono alcuni, non vale la pena, è un hobby (super legittimo eh, ma sai quando dici “il lavoro delle persone va pagato? Ecco, non riesci a pagare le persone).

Noi possiamo immaginare che, viste le difficoltà di tutti gli editori del mondo, forse con 3€ ogni mille pagine non si va comunque lontanissimi e questo accade anche perché, nel frattempo, produrle quelle mille pagine ha un costo. Un costo in risorse umane, la corrente elettrica, bla bla bla (questa la dovete capire senza ulteriori dettagli, dovete scalare da soli, inteso). Quindi?

Quindi considerando che ogni lettore genera 18 pagine viste in media, per arrivare a 1.000 ne occorrono 55 di lettori (55 diversi? sempre lo stesso? Chi se ne frega: comunque facciamo finta che siano “lettori diversi”, cioè gli “utenti unici”).

Insomma facciamo due conti: se RPM = (Revenues / pagine viste)x1000 girando l’equazione avremo che le Revenues = (pagine viste/1000)xRPM

Cioè (460.000/1000)x3€ = 460×3 = 1.400€ (lordi)

Finisce qui? No, purtroppo andiamo avanti con i calcoli. Prima dobbiamo parlare dei due modelli: CPC e eCPM; gli acronimi stanno per Cost Per Click ed Effective Cost Per Mille (se vi sembra molto MOLTO simile all’RPM avete ragione, solo che questo è un costo, l’altro un ricavo, o comuqnue dipende da che parte della barricata ci troviamo: in questo nostro esempio siamo editori quindi il nostro guadagno sono le spese sostenute dagli inserzionisti).

Potremmo in effetti tagliare la testa al toro e decidere che quei 3€ RPM derivano dal fatto che il 100% dei nostri banner viene cliccato dal 100% dei nostri visitatori, il 100% delle visite che fanno sul nostro sito. Chiaramente siamo fuori statistica, il che dà l’idea che quei 1.400€ siano circa 10 volte tanto il dato reale (di questa mia stima fidatevi e basta, chiaramente potrei giustificarla ma non senza introdurre il CTR, ne facciamo a meno?).

Oppure possiamo decidere che il nostro cliente ci paga eCPM e quindi che i 3€ RPM delle nostre pagine siano frutto di un costo per l’inserzionista molto/troppo alto, quantomeno stando ai valori medi reali (si parla in realtà di centesimi di euro per banner erogato, cioè le impressions. Nel nostro esempio sarebbero circa 2,8 milioni al giorno, se tenessimo valida queste metriche guadagneremmo 8 mila 400 euro al giorno, circa 250 mila al mese, 3 milioni all’anno di soli banner! E vi assicuro che liberoquotidiano.it non li fa). Tutto ciò per dire che il nostro 3RPM è un dato molto molto molto largo, se usassimo i numeri giusti, forse, staremmo parlando di qualche centinaio di euro. Lordi.

Che vuol dire che a questa cifra giornaliera andrebbero tolte le spese, magari quelle di promozione, nonché i costi fissi (come dicevo prima in una specie di enorme riassunto decisamente deficiente di un sacco di importanti informazioni, la cosa più scema ma più simile a “Business Models 101” che mi sia venuta in mente).

In conclusione, io non lo so se la scelta etica o anche solo di buon gusto possa frenarti dallo scrivere “Yara è morta clicca qui” oppure (peggio), come ha scritto Il Giornale “E il colpevole è…” (considerare che ilGiornale e Libero hanno metriche sostanzialmente identiche: giusto una milionata di pagine in più al mese e 100 mila lettori unici in più, rifatevi i conti sapendo che nelle loro gallery hanno solo 3 posizioni pubblicitarie anziché 6).

Quello che sembra però abbastanza evidente è che in un giorno medio il massimo che riesci a guadagnare, grazie a queste politiche di lancio scandalistico senza alcun ritegno, sono 1.400 euro lordi, cui cioè ancora vanno tolte tutte le spese possibili ed immaginabili, oltre alla tassazione. Secondo me non sono sufficienti, pur volendo essere cinici, nemmeno per prezzare la dignità di una bambina trucidata e di un adulto che (seppure non ci si aspettino più grossi colpi di scena) resta un sospettato. Solo un sospettato. Tra l’altro, visto anche solo come è andata a finire con gli Orchi di Rignano Flaminio, potresti farti venire qualche dubbio deontologico in più.

Siete matti

Anni fa abitavo in un condominio in cui c’era una faida che durava da undici anni (in quale no?), poi abbiamo comprato casa e siamo finiti in un condominio in cui ce ne era un’altra che dura da circa cinquanta, con due cause chiuse.

Un giorno ci raccontarono cosa stava succedendo: la questione è che i signori che possedevano tutto il piano interrato che affacciava sul cortile interno cercavano di convincere gli altri a rimetterlo a posto, il cortile interno. Eravamo al momento di stallo in cui nonostante si offrissero di pagare tutto loro, il condominio comunque non voleva fare quel lavoro preoccupato che, a farla breve, potessero un giorno rivendicare che il cortile fosse più loro che comune.

Ogni assemblea, il signore anziano e burbero del secondo piano prendeva le deleghe e dava battaglia a quelli che volevano il cortile. Da undici anni. Tranne una volta. Quella volta, invece, prese le deleghe, e votò a favore. Apriti cielo.

I condomini andavano avanti e indietro sulle scale urlando/gli di tutto. Ricordo distintamente: “Lei è una merda! Ecco cos’è: una merda”. Il bello della Milano benestante è che si insulta dandosi del lei, a settantasei anni. Questo ha preso le deleghe e poi ha votato al contrario in nome e per conto di tutti.

Insomma, mi ricorda un po’ quello che si cerca di raccontare in queste ore riguardo ai “dissidenti del PD”.

Si chiama in causa l’articolo 67 della costituzione che recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Stesso articolo che (tutti quelli che conosco che non votano M5S) sbandierano a Grillo e Casaleggio quando lasciano non troppo pacatamente intuire che le redini di come vogliono che i propri parlamentari si muovano le hanno in mano loro, o peggio, il popolo elettore. 

È che nel caso del M5S è in effetti così: hanno più di una volta messo per iscritto che la pretesa è quella di controllare l’operato del senatore o del deputato di turno: ecco, questo non si può fare, di fatto è una tirannia al contrario. Ciascun Parlamentare rappresenta la Nazione e alla nazione risponde, nel momento in cui opera una scelta.

Nel PD sta accadendo una cosa un po’ diversa che mi fa davvero pensare che siate tutti matti, o voi che citate la costituzione come se aveste sempre lo Yahtzee nelle mani (notare la rarissima forma vocativa): una commissione parlamentare è una rappresentanza, capite? I partiti politici, i gruppi parlamentari, creano una commissione con suo interno un loro rappresentante. Cosa fa un rappresentante? Porta innanzi le istanze della maggioranza.

Quindi, nessuno sta chiedendo che non ci siano voci contrarie nel PD, ma se la maggioranza dice A e tu pensi B, e sei il rappresentate in una commissione, fai il piacere di dire A oppure declini l’incarico perché incompatibile. Poi, quando sarai chiamato a votare non solo sei libero ma hai il dovere morale e costituzionale di prenderti la responsabilità di non essere d’accordo con il tuo schieramento politico, che incidentalmente esprime un governo.

Ma non prendi la delega e poi fai di testa tua. Per mettere le cose in prospettiva questa situazione è esattamente ciò di cui vi indignate quanto un po’ a macchinetta ripetete che i politici prendono i voti e poi non fanno quello che vogliono gli elettori; un scatoletta più dentro, è la stessa cosa.

Poi ho letto invece una similitudine ridicola: qualcuno nel PD (credo proprio gli autospesi) ha definito la pratica della sostituzione del dissidente in commissione “pratica militare”. Ehm: i militari, ai dissidenti, sparano al tempia sul campo di battaglia. Fate voi due conti e poi mi dite se è la stessa cosa.

Keyword: matti.

Dario Franceschini, Eric Schmidt e Brittany Wenger

Qualche giorno fa il presidente di Google, (società la cui capitalizzazione ammonta a 385 miliardi di dollari, Mediaset ad esempio, per mettere il tutto nella giusta prospettiva, raggiunge quota 4,47 miliardi di euro: circa 86 volte di meno, senza il cambio) ha rilasciato un’intervista in cui dell’Italia, tra le altre cose, dice:

«Il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo, pari al 46%. Per risolvere questo problema il governo dovrebbe cercare di formare e far lavorare i giovani nel mondo del web».

Chi ha scrive l’articolo aggiunge

Come a dire, a voi ci pensiamo noi (magari in cambio della rinuncia alla web tax, suggerisce qualcuno)”.

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Non mi è chiara una cosa del metodo “opinione pubblica”

Ma spiegatemi un secondo, per piacere.

Non vogliamo gli indagati in Parlamento, ok. Non vogliamo i condannati, ok. Invece se un uomo indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa”, decide se ad un bambino di tre anni vada o meno infusa una cura che è oggetto di un feroce dibattito politico-giudiziario-scientifico, ci va bene?

Ci va anche bene se l’infusione la fa direttamente lui? Perché dice questo:  «Se non trovo medici disponibili interverrò io, ho fatto migliaia di lombari anche in capanne in Africa. Domani farò l’infusione, anche se dovrò farlo con un carabiniere alle spalle».

Il padre del bambino invece, più comprensibilmente, afferma: «Non mi importa se Andolina e Vannoni sono indagati, voglio che lui sia curato».

Insomma, ci facciamo una morale a capocchia che applichiamo a discrezione, va bene: basta saperlo.

Le tesi degli altri

Qualche settimana ho scritto un appunto su Facebook che diceva questa cosa qui:

«Ho fatto un test, mi sono fermato presso ogni attraversamento pedonale da casa al lavoro e ci ho messo solo 8 minuti di più, che non sono tanti e se facciamo finta che il problema sia il tempo che ci mettiamo stiamo raccontando una balla: in realtà non stiamo rispettando il codice della strada e basta»

Mi hanno risposto, sul serio, anche così:

Non è una questione di tempo, è una questione di consumi di benzina. In città (a meno di non disporre di un’auto ibrida ma anche in quel caso ci sono degli effetti perché l’efficienza del sistema è lontana dal 100%) la cosa che influisce di più sul consumo è proprio il continuo fermarsi e ripartire. Ovviamente sulla massa di un motorino l’effetto è ridotto ma sulla massa di un’auto (per non parlare dei suv o dei furgoncini) il risultato netto negativo in termini di consumi (quindi costo, inquinamento conseguente per tutti, pedoni compresi, per non dire delle polveri sottili se il mezzo coinvolto nel rallentamento/fermata/ripartenza fosse un diesel) è rilevante. Per questa ragione non credo che fermarsi sempre sia positivo globalmente per l’ecosistema e la società. Il pedone può aspettare qualche secondo a costo energetico prossimo allo zero, l’automobile no. La cosa corretta sarebbe valutare caso per caso e lo stesso andrebbe fatto da parte del pedone.

Del restyling del sito del Corriere della Sera

Ne parlano in molti, e in molti leggono i numeri di Audiweb e decidono che il calo delle pagine viste sia dovuto al restyling in questione.

Io credo sia un’analisi sbagliata, per quello che vale ovviamente. Al di là del fatto che il “nuovo sito” piaccia o meno, un danno tecnico come quello del calo delle pagine viste è dal mio punto di vista imputabile ad un cambiamento radicale dell’erogazione delle gallerie di immagini. Continua a leggere

Oggi, il lupo, el va no

Hanno passato tre generazioni a combattere un demone solo loro, e scovare fascismi e fascisti in persone e situazioni perfettamente normali (ok, ok: borghesi finché vuoi).

Non vorrei apparire più arido e frettoloso, o anche solo disincantato, di quel che serve ma trovo sofisticato il giusto, quanto altrettanto più semplice, sparare ai giuslavoristi, ché fa un sacco impegnato e intellettuale. Poi, un giorno, arrivano i fascismi e i fascisti, e delle BR manco l’ombra.

Non che se ne senta la mancanza, ma valeva la pena almeno constatare che fine hanno fatto i supposti salvatori della patria.

E ho deciso che compro la PlayStation 4: me la merito.